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domenica 9 aprile 2017

Arjanas: la tradizione come ricerca di sé

Buona domenica amici!
L'instancabile e attenta Ilaria Fioranti (un vero uragano di energie) mi ha fatto una bellissima sorpresa e ha pubblicato un articolo sul suo blog che parla del mio tessere. Sono felice che anche lei abbia colto il mio filo...
"Le janas sono creature della tradizione feerica sarda, saggi esseri fatati difensori di tesori e di saperi. Allo stesso modo delle janas questa giovane donna mantiene vivi con il suo amore per la tradizione e per il sacro legame del femminile alla terra, antichi gesti e saperi che la portano a creare un filo che l'unisce a tutte le donne che sono vissute prima di lei. Seguendo questo filo si è inoltrata nel cammino della riscoperta delle sue origini, che l'ha portata ad espandere ulteriormente il suo amore per la terra, su cui si muove con sommo rispetto." 
L'articolo continua qui:

Il blog di Ilaria Fioranti https://www.fatasaggina.com/2017/04/07/la-tradizione-come-ricerca-di-sé/

L'invitato speciale http://linvitatospeciale.it/2017/04/territorio/arjanas-la-tradizione-ricerca/

Buona lettura!

arianna pintus al telaio tratalias tessitura lino

giovedì 11 dicembre 2014

"La casa delle trame luminose" - Le Erbe di Janas e altri racconti


Finalmente posso mostrarvi i primi due sacchetti realizzati in esclusiva per Le Erbe di Janas! Dato il mio interesse per i rimedi naturali e per le erbe, sono davvero felice di questa piacevole collaborazione.
I sacchetti sono tessuti a mano sul telaio tradizionale, usando fili di lino naturale e candida lana sarda. La preparazione dell'ordito per il telaio è anch'essa completamente manuale, proprio come facevano un tempo le nostre nonne: le Janas non amano le scorciatoie!
Infine, dopo la tessitura, le tele sono state cucite con ago e filo insieme alla fodera di cotone, per dar vita ai magici sacchetti...
Come tutte le creazioni ArJànas, i sacchetti verranno realizzati in edizione limitata: ne esisteranno soltanto dieci.
Ovviamente non poteva mancare una dolce storia ad accompagnarli. 
Spero possa riscaldarvi il cuore. :) 


- La casa delle trame luminose - 

In una piccola casa adagiata sul limitare di un verde bosco viveva una giovane tessitrice. In un piovoso pomeriggio d'autunno, seduta al suo telaio, era intenta a tessere una bella tela di lino e di lana. Le sue ore stavano scorrendo così, tra una trama e l'altra, ed ella ne era assai felice e grata. Se non che, quando l'ennesima trama venne battuta, la fanciulla ebbe un leggero capogiro. Qualcuno potrebbe pensare che ciò fosse dovuto alla fatica, ma non sempre la soluzione che appare più sensata è quella corretta. Fatto sta che decise di fermarsi. Prese ad ammirare il lavoro che si estendeva dinanzi ai suoi occhi, posò le mani davanti a sé, sul tessuto, e vi fece scorrere lievemente i polpastrelli. Assaporò la piacevole sensazione data da quel contatto familiare e al tempo stesso mutevole, come il volto della luna. Mentre era assorta nella contemplazione, inaspettatamente un delicato nastro di luce decise di farle visita; filtrava da una piccola finestra andando a posarsi sulla tela, e qui giocava con i bianchi fili intessuti dalle mani gentili. La polvere del lino sollevatasi durante la tessitura galleggiava ancora nell'aria e risplendeva deliziosamente, conferendo a quello scorcio un non so che di fatato. La fanciulla sapeva bene che tutto ciò sarebbe durato non più di pochi istanti, così fece il possibile per far propria ogni molecola di quella bellezza impalpabile e delicata. 
Quando si trovava racchiusa tra i confini del suo telaio, aveva la certezza di varcare la soglia di un mondo che in pochi avevano il privilegio di poter ammirare. Chiuse gli occhi, percorrendo con le dita i sentieri tracciati dalle trame, e si ritrovò sulla stradina di un antico borgo, lastricata ordinatamente con piccole maioliche dai riflessi vagamente argentei. Intorno a lei, dopo le tante ore trascorse al telaio, ancora riecheggiava il dolce suono del pettine di canna. Toc toc. Toc toc. Toc toc. Il ricordo del suono ovattato pareva bussare ad una porta nascosta chissà dove, in profondità; e la fanciulla intorno a sé di porte ne vedeva tante, ma non sapeva dove si trovasse quella che chiedeva con insistenza di essere aperta, né cosa celasse. Toc toc. Toc toc. Toc toc. Il suono, che durante la tessitura era ingentilito dalle morbide trame di lana, mostrava ora un sentiero che sapeva condurre altrove, al di là dei pensieri e del ricordo.
Ella vagava incuriosita per le stradine dell'antico borgo e sovente si soffermava a sbirciare all'interno delle case di pietra. Una in particolare catturò la sua attenzione, poiché non aveva alcuna porta. Toc toc. Toc toc. Toc toc. Ora il suono pareva aver guadagnato una nota di insistenza. La fanciulla si sollevò in punta di piedi per provare a scorgere, attraverso la finestra, cosa vi fosse all'interno della misteriosa casa. Purtroppo però la finestra era posta più in alto rispetto a quelle delle altre case, e la poverina dovette scivolare svariate volte prima di riuscire nel suo intento. Finalmente la punta del suo piede fece presa in una fenditura del muro e la fanciulla riuscì a sollevarsi quanto bastava per riuscire a saziare la sua curiosità. Ecco che, all'interno della stanza, vide se stessa. Era seduta al telaio, intenta nella tessitura. Toc toc. Toc toc. Toc toc. D'improvviso la fanciulla dentro la stanza smise di tessere e sorrise, illuminata dalla calda luce che ella stessa aveva nel cuore. Oltrepassò i confini del suo telaio e si diresse verso la porta d'ingresso. Quando la aprì, un volo di candide garzette si librò nell'aria, portando con sé qualche scintilla di quella preziosa luce che volò in alto, tra le nuvole grigie e le gocce di pioggia che cadevano fitte.

Infine, ecco alcune immagini che mostrano la lavorazione interamente manuale dei sacchetti.

Tessuto in lino sardo tessuto a mano da Arianna Pintus
Un momento della tessitura manuale della tela

Tessuto in lino sardo tessuto a mano da Arianna Pintus
La tela tessuta a mano sul telaio

Tessuto in lino sardo tessuto a mano da Arianna Pintus
La rifinitura dei bordi eseguita con l'ago e il filo di lino

Tessuto in lino sardo tessuto a mano da Arianna Pintus
Interno del sacchetto: particolare delle
 cuciture realizzate a mano
Per vedere tutte le altre mie creazioni clicca qui


martedì 23 settembre 2014

"Jana della Luna": Tessere di luna e di donne

Ogni creazione ha la sua storia e il suo momento per "prendere vita" dalle mie mani.
Dedicare i miei pensieri alla luna, fonte incorruttibile di ispirazione e gioia, è per me un gesto di rigenerazione, a prescindere dal volto che questa sta svelando o celando in quel dato momento.
La finestra aperta è sempre pronta ad accogliere i suoi raggi che, come dita impalpabili e materne, si posano sui fili di lino e sulle mie mani, guidandole durante la tessitura, imprimendovi idissolubili scie d'argento...
Tessere con la luna è attingere serenità dal luminoso pozzo del cielo e, con amore e fiducia, lasciarsi guidare. 

Ieri notte ho tessuto un nuovo gioiello ArJànas "Jana della Luna" e la tessitura ha dato origine a questi versi, probabilmente non perfetti, ma che rappresentano per me uno degli aspetti del legame indissolubile tra l'animo femminile e la luna.
Accompagnano il gioiello della foto qui a lato, spero tu possa trovarti in sintonia con essi...




- La Prima Donna -


© Terri Foss
La Prima Donna dimora sulla luna, 
Fin da quando la terra era bambina.
Nelle silenziose
notti del tempo passato,
Una donna ne udì il soave canto.
Volse lo sguardo all'infinito candore
E scorse la Prima Donna che
In gioiosa solitudine 
Le tendeva la mano,
Cantava, rideva.
Dalle sue dita un filo sgorgò, 
raggio di luna, grazia del cuore.
La donna balzò
In punta di piedi,
Protese le mani.
Volle abbracciare la luna
Afferrare il filo,
Sconfiggere l'altezza
Annullare il distacco.
Così, un'altra donna arrivò
e un'altra ancora.
Unirono le mani,
Filarono gli intenti
Tessendo l'ardore, 
Rammendarono il dolore
E un immenso manto si librò nel cielo.
Quando le donne anelarono alla luna,
la raggiunsero.
Insieme.

domenica 13 luglio 2014

"Armonia": di mani amorevoli e note dimenticate

Ognuno di noi dentro sè ha una gemma, un prezioso cristallo da proteggere che può avere innumerevoli nomi. Qualche volta viene chiamato cuore, luce interiore, spirito, anima; altre volte può chiamarsi amore, passione, volontà, intento... o semplicemente vita.
Non sempre il cristallo è visibile, potrebbe essere nascosto sotto numerosi strati di polvere, e solo dopo un attenta e lunga ricerca se ne scorgerà il fioco bagliore, incupito dall'incuria nei confronti degli universi celati nel proprio essere.
Tutte le "Donne danzanti" ArJànas hanno un piccolo cristallo proprio per rappresentare questo delicato dono da ricercare, proteggere e far risplendere.

"Armonia", la "Donna danzante" racchiusa in questo bracciale di lino tessuto a mano, cinge il suo cristallo dolcemente, le mani giunte sul ventre, come a voler custodire il tesoro più prezioso che in lei risiede. Mentre veglia pazientemente e amorevolmente il dono, le mani delicate ricercano tutte le altre qualità al di sotto delle trame. Tali qualità vengono sfiorate una dopo l'altra, ripulite dalla polvere, rese lucenti e chiare: così, come note di uno strumento, vibreranno insieme al cristallo dando voce a un'antica Armonia.
Forse, tenendo a mente queste poche righe, con la piccola Donna a guidare la tua mano potrai provare a scostare lievemente le trame del tuo essere, a prestare ascolto all'Armonia che giunge dal profondo lasciandoti trasportare dalle sue note sublimi. Riuscire nell'intento non è certo cosa semplice, probabilmente non avrai la pazienza e la costanza per portarlo a termine, ma provarci è importante...
Le note avranno bisogno di Tempo per ritrovare la purezza del suono e ricomporre la stessa melodia che in tempi remoti risuonava libera e gioiosa, il cui ricordo ora risiede inudito, nell'altrove. 
Non avere fretta, resta in ascolto. È così che, senza accorgertene, comincerai a cercare.

Tesserò il bracciale "Armonia" usando esclusivamente fili di lino naturale, aggiungendo alla tessitura il cristallo più vicino al tuo sentire:

Avventurina (forma a goccia)
Adularia;
Lepidolite viola (nella foto);
Ossidiana nera;
Rodocrosite;
Apatite rutilata;
Granato;
Diaspro picasso;
Avventurina;
Malachite.

Trattandosi di creazioni fatte a mano, ciascun gioiello avrà delle particolarità che lo contraddistingueranno nella forma, nella gradazione del colore e nelle dimensioni.
Ogni mia creazione sarà unica, proprio come chi la indosserà...

Il bracciale "Armonia" fa parte delle "Donne danzanti ArJànas": un po' donne, un po' fate.
Ogni Donna danzante ondeggia sul tuo cuore per ricordarti di vivere con gioia. Se il cuore, stanco e confuso, si smarrisce lungo il cammino, la piccola Donna lo aiuta a ritrovare la Via. Danzando, gli indica la strada che conduce a casa.

Come darle "Vita"?


Immergi la donna nell'acqua per qualche istante, posala sul petto, all'altezza del cuore, e poni le mani su di lei. Dovrai darle un nome... sarà lei a rivelartelo. Quando lo sentirai, soffia sulla piccola pietra. Ecco, ora la donna è tua alleata.


Puoi trovare il bracciale "Armonia" nel negozio Etsy, cliccando QUI

sabato 5 luglio 2014

"Acqua" - canto d'onde e sogni di sirene

"Underwater Dance" - Bill Bate
Dedicato a chi vive l'Acqua.
A chi sogna d'Acqua.

Danze di incantevoli Fanciulle si sciolgono nell'azzurra immensità del mare.
Giungono agli occhi come frammenti di sogno, goccia a goccia.
L'oro che collega la sabbia al sole attraverso il mare, in una scia abbacinante mostra la via.
Là, in un punto imprecisato, i frammenti ritrovano interezza.
Trattieni il respiro, lasciati andare: il blu si aprirà davanti ai tuoi occhi.
Ti avvolgerà totalmente, senza esitare, con fiducia.
E forse potrai vedere oltre il sogno.

Da bambina immaginavo che le sirene indossassero delle bellissime collane intrecciate con le loro mani e, se fossero venute a prendermi per portarmi nel loro meraviglioso regno, ne avrebbero donato una anche a me.
 



Aggiungi didascalia
La collana "Acqua" è nata da questo dolce ricordo e dai sogni d'infanzia legati alle Fanciulle del mare che da sempre conservo nel cuore... e continuo a nutrire.
Ho tessuto a mano la donna danzante utilizzando fili di lino naturale. Il cristallo di apatite azzurra che ho cucito sul suo pancino ricorda una goccia d'acqua, un frammento di sogno.
L'azzurro delle perle di vetro è quello delle acque di Sardegna.
È impossibile non immaginare di tramutarsi in sirena, mentre ci si immerge nel cristallo fuso delle calette isolate e più nascoste. Nella calma del tramonto, tra l'oro e l'azzurro, forse i sogni potrebbero diventare realtà... :)

Per il gioiello mostrato nella foto a destra, clicca QUI

*Insieme alla collana ritratta nella foto ho confezionato un piccolo sacchetto in tela di lino tessuta a mano, che contiene una dolce sorpresa: un delicato bracciale creato con i fili di lino e tre cristalli di apatite. Se vuoi una collana simile, contattami! :)





La collana "Acqua" fa parte delle "Donne danzanti ArJànas": un po' donne, un po' fate.
Ogni Donna danzante ondeggia sul tuo cuore per ricordarti di vivere con gioia. Se il cuore, stanco e confuso, si smarrisce lungo il cammino, la piccola Donna lo aiuta a ritrovare la Via. Danzando, gli indica la strada che conduce a casa.

 
Come darle "Vita"?

Immergi la donna nell'acqua per qualche istante, dopodiché legala al tuo collo all'altezza del cuore e poni le mani su di lei. Dovrai darle un nome... sarà lei a rivelartelo. Quando lo sentirai, soffia sulla piccola pietra. Ecco, ora la donna è tua alleata.



Ogni mia creazione è unica, proprio come chi la indosserà...

Puoi trovare le collane "Acqua" nel negozio Etsy "ArJànas", cliccando QUI

Oppure contattami per avere un gioiello
creato appositamente per te!


   





sabato 28 giugno 2014

"Tramonto d'Estate": intrecciando fili di lino a mutevoli istanti


L'idea di tessere la collana "Tramonto d'Estate" è nata mentre osservavo il sole andare per la sua strada, dopo il lungo tragitto percorso nella volta del cielo di Sardegna. Dopo una giornata calda e luminosa non c'è niente di più appagante che ammirare il cobalto del cielo che, nel momento in cui il disco rovente sparisce al di là dell'orizzonte, sperimenta tutte le gradazioni del rosso. Colori che nemmeno il più fantasioso dei pittori avrebbe potuto immaginare, senza aver prima ricevuto il disinteressato suggerimento di Madre Natura.
"Tramonto d'Estate" è un gioiello dedicato a questo momento del giorno che ormai in pochi osservano, nonostante lo Spettacolo si ripeta ogni sera mai uguale a quello precedente, e non si paghi un biglietto d'ingresso.
È stata tessuta a mano utilizzando fili di puro lino e impreziosita da un cristallo di granato insieme a delle graziose perle di vetro che richiamano i colori di un cielo tinto di rosso, in un bellissimo tramonto estivo.

"Tramonto d'Estate" fa parte delle mie "Donne danzanti": un po' donne, un po' fate.
Ogni Donna danzante ondeggia sul tuo cuore per ricordarti di vivere con gioia. Se il cuore, stanco e confuso, si smarrisce lungo il cammino, la piccola Donna lo aiuta a ritrovare la Via. Danzando, gli indica la strada che conduce a casa.



Come darle "Vita"?

Immergi la donna nell'acqua per qualche istante, dopodiché legala al tuo collo all'altezza del cuore e poni le mani su di lei. Dovrai darle un nome... sarà lei a rivelartelo. Quando lo sentirai, soffia sulla piccola pietra. Ecco, ora la donna è tua alleata.

La collana mostrata nelle foto ha lo scopo di rappresentare indicativamente il prodotto. Trattandosi di creazioni fatte a mano, ciascun gioiello avrà delle particolarità che lo contraddistingueranno nella forma, nella gradazione del colore e nelle dimensioni.
Ogni mia creazione sarà unica, proprio come chi la indosserà! :)

Insieme alla tua collana confezionerò un piccolo sacchetto in tela di lino tessuto a mano che contiene un delicato bracciale della linea "Ammentos" creato con i fili di lino, un cristallo di granato e perle di vetro. Ma non solo... riceverai anche una dolce sorpresa!





Puoi trovare la collana "Tramonto d'Estate" nel mio negozio Etsy, cliccando QUI

mercoledì 25 giugno 2014

"Elicriso": dei profumi e dei colori d'Estate

Collana in lino tessuta manualmente nel laboratorio ArJànasHo tessuto la collana "Elicriso" durante il Solstizio d'Estate immergendomi tra le piante della macchia mediterranea, assaporando la gioia che queste ci donano quando il sole, nel suo momento di massimo splendore, ne riscalda i rami e le foglie, diffondendo ovunque i loro aromi.
Quei momenti, quei profumi e le loro energie rimarranno per sempre racchiusi tra i fili di lino, anche quando non si sentiranno più...
"Elicriso" è un gioiello che racconta le danze, i profumi e i colori che accompagnano il giorno più lungo dell'anno. È stata tessuta a mano utilizzando fili di puro lino e impreziosita da un'aragonite insieme a delle graziose perle di vetro che richiamano i colori del sole, dell'estate... del profumatissimo Elicriso!
 
Insieme alla collana ho confezionato un piccolo sacchetto in tela di lino tessuto a mano, che contiene i fiori e le foglie di questa magica pianta. Quando i giorni saranno ormai grigi e brevi, e il sole cederà il suo posto alla luna sempre più presto, con l'aiuto del sacchettino profumato potrai ricordare il suo calore e la sua energia.



"Elicriso" fa parte delle mie "Donne danzanti": un po' donne, un po' fate. 
Ogni Donna danzante ondeggia sul tuo cuore per ricordarti di vivere con gioia. Se il cuore, stanco e confuso, si smarrisce lungo il cammino, la piccola Donna lo aiuta a ritrovare la Via. Danzando, gli indica la strada che conduce a casa.

Come darle "Vita"?

Immergi la donna nell'acqua per qualche istante, dopodiché legala al tuo collo all'altezza del cuore e poni le mani su di lei. Dovrai darle un nome... sarà lei a rivelartelo. Quando lo sentirai, soffia sulla piccola pietra. Ecco, ora la donna è tua alleata.

collana Elicriso in lino fatta a mano con perle in vetrola collana elicriso è stata tessuta manualmente in lino e perle di vetro



Puoi trovarla nel mio Negozio Etsy, cliccando qui!

A presto... :)

lunedì 10 marzo 2014

I fiori del mare

Il racconto che leggerete tra poco accompagna il premio che ho uncinettato in occasione del concorso creativo "I fiori del mare e la magia dell'acqua: fai scorrere la tua creatività!", che si è svolto a dicembre sulla pagina Facebook ArJànas.
Il nome che ho scelto per la sciarpa è "I fiori del mare" proprio perché per crearla mi sono ispirata al mare della Sardegna e alle acque della mia meravigliosa terra. È stata realizzata a mano all'uncinetto in morbida lana merino 100%, impreziosita da una piccola donna danzante "ArJànas" e da una campanella dorata.
Giveaway della sciarpa "I Fiori del mare" Laboratorio ArJànas

Ora vi lascio al racconto, spero possa emozionarvi!

"In una strana serata di fine autunno, il blu del cielo che si lasciava intravedere appena tra i lembi dischiusi di una lacera coltre di nubi, il vento incessante che sospingeva ogni cosa in direzione del suo destino, una ragazza vagava in lungo e in largo per la spiaggia deserta. Pareva cercare qualcosa tra la sabbia e le onde spumose; lo sguardo cristallino vagava senza posa, tanta era la meraviglia che provava ogni volta che si trovava dinanzi al mare.
Quel giorno la sabbia era particolarmente umida e fredda, anche nei punti della spiaggia più lontani dall'acqua; la ragazza la percepiva insinuarsi tra le dita dei piedi che attentamente carpivano i segreti racchiusi all'interno di ogni suo granello.
Brigida voleva sentirla, la sabbia, anche se al momento di indossare di nuovo le scarpe, di ritorno a casa, probabilmente non sarebbe riuscita a scacciarla dai piedi. Soprattutto per quest'ultimo motivo amava camminare scalza anche in inverno, perché – pensava – così facendo avrebbe conservato un po' di mare dentro le scarpe e gli avrebbe dato modo di guidare i suoi passi. Sentire la sabbia le permetteva di non andare troppo lontano senza pensare ai bellissimi momenti vissuti insieme; grattando contro le piante dei suoi piedi l'essenza dell'acqua reclamava tutte quelle attenzioni che le spettavano di diritto.
– Preferisco avere la sabbia dentro le scarpe, invece che futili pensieri per la testa, – sostenne con aria solenne una volta, quando la proprietaria della bottega presso cui era solita servirsi sua madre le fece notare che ne stava spargendo una gran quantità sui pavimenti altrui. La donna rimase sbigottita: non immaginava che una risposta tanto pungente potesse arrivare dalla bocca di una ragazza a malapena dodicenne.
Gli anni trascorsero e il suo temperamento non mutò eccessivamente; solo di tanto in tanto, quando le capitava di sentirsi malinconica, triste o arrabbiata, invece di scagliare le sue emozioni come un'onda addosso a chi la provocava, Brigida si avvolgeva in un velo che la proteggeva, permettendo al suo mondo interiore di sanare le ferite inflitte da persone e fatti che appartenevano all'altro mondo, quello che si estendeva intorno a lei. Allora arrivava al mare, aspirava profondamente il respiro delle onde e ne ascoltava la voce, e in questi pochi preziosi gesti trovava tutto il conforto di cui aveva bisogno.
Brigida, intanto, aveva trovato ciò che cercava: un cantuccio che poteva offrirle riparo dal vento di maestrale, scavato negli alti banchi di posidonia che la forza delle maree aveva condotto a riva. Euforica, si arrampicò sulla parete in cui si trovava questo nido speciale, e vi si rintanò alla svelta, traendo a sé le ginocchia in un gridolino di piacere per la sensazione di calore offerta da quel rifugio improvvisato. Sembrava fatto apposta per ospitarla: era come se qualcuno, senza farsi accorgere, avesse misurato il suo corpo per offrirle con cura questo dono inaspettato.
Un forte odore salmastro emanava dagli strati di foglie che la circondavano; eppure, a differenza di tante persone che disprezzavano tale pianta marina, come se la sua presenza sulla spiaggia denotasse sporcizia, Brigida sapeva bene che in realtà tra le sue foglie veniva custodita la vita. Quando qualcuno dimostrava avversione nei confronti della posidonia adagiata sulla battigia sentiva montare la rabbia dentro di sé. Certe volte le sembrava di avere qualcosa che non andasse, come se i sensi le giocassero degli scherzi.
– Com'è possibile che ciò che per alcuni puzza, per me abbia un odore tanto caro e familiare? – si poneva spesso domande simili, ma non riusciva proprio a trovare una risposta, tanto le sembravano assurde certe questioni.
Mentre rifletteva sul quesito con un'espressione grave dipinta sul volto, uno spruzzo d'acqua salata arrivò a distoglierla dai suoi pensieri, come una risposta saggia e schietta. La ragazza sorrise, godendosi quella sensazione di inattesa freschezza, di leggerezza.
Sentì, in lontananza, uno scampanellio. Lieve ma deciso, pareva venire nella sua direzione.
– Cosa sarà questo suono? – domandò in un sussurro, la curiosità che le accendeva gli occhi grandi e limpidi, e le guance. Abbassò dolcemente le palpebre, provando a immaginare cosa potesse essere quel suono misterioso; la sua fantasia si librò alta nel cielo screziato di ricordi e di vita.
Chiuse gli occhi per assaporare più a fondo quel momento e in un attimo si sentì trasportare altrove, lontano, lontano; al contempo, inspiegabilmente, il suono del campanello si fece sempre più vicino. Mentre Brigida si allontanava, vagando in una dimensione simile al sogno, ma ben più dolce e definita, provava la sensazione sempre più netta di avvicinarsi a una realtà differente, eppure non per questo meno reale di quella in cui aveva vissuto fino ad allora.
Senza che il suo corpo ne avesse il vago sentore, la posidonia sulla quale era posato delicatamente si schiuse per permettergli di passare. La discesa avvenne a un ritmo lento e impercettibile; ogni volta che il campanello suonava, le foglie parevano rispondergli scostandosi una dopo l'altra, dando vita a un'armoniosa danza di discesa.
Anche se in quel momento la ragazza non era cosciente di tutto ciò, nella sua mente e nel cuore vivevano ancora i pensieri luminosi che ella aveva sempre rivolto al mare e ai suoi abitanti; ora questi si muovevano verso l'esterno raggiungendo la pelle sfiorata dalle gentili foglioline, esortandole ad aver cura di lei.
Brigida si risvegliò senza un sussulto e, ancor prima di aprire gli occhi, istintivamente sorrise, quasi intuisse la meraviglia cui sarebbe stata testimone di lì a poco. E fu davvero immenso lo stupore quando, dopo il primo sguardo dato al luogo in cui si trovava, fu certa di non stare sognando: tutt'intorno a lei era un danzare di luce che ovunque si infrangeva e rimandava bagliori di mille vividi colori. Ai suoi piedi, posati sulla sabbia bianchissima, si estendeva uno specchio d'acqua che pareva risplendere di per se stesso, tanto che Brigida si voltò in tutte le direzioni per capire se, in qualche luogo, si trovasse un passaggio che permettesse alla luce di raggiungere quell'angolo d'incanto.
Non trovò alcuna fessura nelle lisce pareti di candida roccia ma, sollevando lo sguardo, le fu chiaro il modo in cui era arrivata nella grotta: in cima alla volta si trovava un'apertura che di tanto in tanto si lasciava sfuggire qualcosa che a Brigida risultava molto familiare: qualche foglia di posidonia calava dall'alto volteggiando come una bruna piuma d'uccello. La ragazza si rese ben presto conto di esserne ricoperta, e capì di essere giunta nella grotta attraverso quello scuro passaggio dopo aver chiuso gli occhi, al suono del campanello.
– Il campanello! – esclamò – Il suo tintinnio sembra essersi dissolto nel nulla. Sarà stato forse lui a condurmi qui? – Le sue parole non ebbero quasi il tempo di prendere forma nell'aria circostante, che già la ragazza sorrideva di se stessa per essersi posta quell'interrogativo del tutto superfluo. Per lei, in quel momento, la cosa importante era trovarsi là dentro; al come vi fosse approdata avrebbe pensato successivamente.
Non mi interessa sapere come sono giunta fin qui, – pensò – e sorridendo si sollevò sulle gambe, dirigendosi verso lo specchio d'acqua. Quando fu abbastanza vicina posò la punta del piede sulla superficie cristallina, quasi volesse saggiarne la consistenza, tanto pareva ferma e compatta allo sguardo. Quando il piede andò a fondo sentì la gioia crescerle dentro il petto, tanto era bella e semplice la sensazione che stava provando: nonostante l'acqua fosse limpida e talmente immobile da sembrare cristallo, era piacevolmente calda al tocco.
Brigida si liberò frettolosamente dei pesanti abiti invernali per concedersi un bagno in quelle acque misteriose. Quando vi si immerse ogni quesito residuo abbandonò la sua mente.
Stette immobile per un tempo indefinito, le palpebre socchiuse e le braccia aperte, ad accogliere quella realtà che l'aveva accolta senza porle alcuna domanda. Quando li riaprì la sua attenzione venne catturata dai piccoli segni incisi sulle pareti della grotta, perfino sul soffitto. Nuotò lentamente fino a raggiungere una delle pareti in parte sommerse, e la sfiorò con la mano: era calda e morbida, somigliava a un ventre materno. Le incisioni raffiguravano minuscoli fiori, tanto vicini tra loro da sovrapporsi, in certi punti; non vi era un solo angolo della grotta che non ne fosse ricoperto, ed erano tutti differenti. Brigida li percorreva con la punta delle dita, a ritroso, dall'esterno della corolla fino al loro centro, come se si trattasse di piccole spirali. Pensò che la mano che li aveva incisi dovesse essere mossa da una meravigliosa e fervida fantasia, tanto erano belli.
– I fiori del mare! – sussurrò, – Siete proprio voi!
Allora uno scenario meraviglioso si aprì davanti ai suoi occhi: uno dei fiori incisi si staccò dalla parete e scivolò sotto la superficie dell'acqua per poi tornare a galla con le sembianze di un'oliva. Brigida lo riconobbe subito ed ebbe un sussulto: era un seme di posidonia.
Le mani della ragazza, come una coppa, circondarono il seme per sorreggerlo; osservandolo da vicino Brigida notò una piccola crepa che ne percorreva la superficie mostrando timidamente l'interno. Il seme germogliò e crebbe tra le mani della ragazza a una velocità sorprendente, divenendo una piantina verde e rigogliosa che si allungava sempre più; quando fu abbastanza grande un piccolo fiore si schiuse tra le sue foglie. Le mani si aprirono lasciando andare la pianticella, che si posò sul fondo dove prosperò felice e serena.
Brigida, commossa, non capiva cosa avesse fatto per meritare un simile dono. Si tuffò, e in un istante capì di essere parte del dono stesso, perché da sempre ne aveva percepito l'importanza. Nuotò nelle calde acque della grotta incantata per chissà quanto tempo, giacché non si preoccupò di calcolarlo, ma solo di godere appieno di quel dono finché fosse durato.
Aprì gli occhi. Il vento di maestrale sfiorandole incessantemente il viso le diede il benvenuto in una nuova realtà. La sua mente le suggerì che tutto ciò che aveva vissuto era stato solo un sogno, ma il suo cuore rispose che, in fondo, questo particolare era privo di importanza.
Brigida rivolse un saluto silenzioso al mare e si allontanò per far ritorno a casa; nonostante ciò, dal giorno in cui entrò nella grotta in molti sostennero di non averla incontrata mai più."

mercoledì 5 marzo 2014

Orizzonti: una sciarpa tra il cielo e il mare

Creazione ArJànas sciarpa grigia e verde "Orizzonti""Sai, dall'incontro tra il sole e il mare, al tramonto, qualche rara volta nasce un bel fiore che non appartiene al mare, alla spiaggia o al cielo, né tantomeno al sole. Sboccia nel cuore di chi è così fortunato da riuscire a scorgerlo, a coglierlo al momento opportuno; e nel cuore rimarrà, finché il calore del ricordo che l'ha visto nascere sarà vivo. Il fiore terrà compagnia al cuore nelle ore più buie e schiudendo leggermente i suoi petali insinuerà, tra un battito e l'altro, un lieve raggio di sole, un granello di sabbia, una goccia d'acqua. Per farsi ascoltare incurverà leggermente la sua corolla, protenderà i petali colorati, con il loro tocco solleticherà dolcemente il cuore. Un giorno potrebbe capitare che questo bel fiore, non udito, appassisca, ma senza sparire mai del tutto. Una polverina impalpabile, testimonianza della sua esistenza, svolazzerà ovunque impregnando di sé ogni tessuto; si infiltrerà pure nel cuore per scuoterlo ancora un'ultima volta.
- Non dimenticarmi! - dirà senza parole, mutando nella forma, ma non nell'essenza. La bellezza vissuta non svanisce mai nel nulla, anche se non se non si ha la premura di conservarne intatto il ricordo. Oltre l'orizzonte ci sarà sempre nuova bellezza pronta a richiamare i nomi di ogni bellezza conosciuta e dimenticata.."

particolare del finale della sciarpa "Orizzonti" del laboratorio ArJànas
Da questa immagine è nata "Orizzonti", una meravigliosa sciarpa tessuta e rifinita a mano, arricchita da una piccola donna danzante ArJànas tessuta e da un fiore realizzato all'uncinetto, impreziosito da un bottone opalescente. È stata tessuta insieme alla sua storia che arriverà a casa tua insieme alla sciarpa, stampata su carta FSC (Fonti gestite in maniera responsabile), racchiusa in un piccolo libro rilegato a mano.
Spero vi piaccia!
Potete trovarla nel mio negozio Etsy cliccando qui: Orizzonti








Al prossimo intreccio! :)


venerdì 3 gennaio 2014

L'abbraccio del mare

Collana in lino creazioni ArJànas "L'abbraccio del mare"
C'era una volta una piccola donna di lino intrecciato che desiderava incontrare il mare. Ne aveva sentito parlare tante volte, eppure la giovane amica che la teneva sul petto, proprio vicino al cuore, quando si trattava di far visita al mare era decisamente categorica:
  - Tu, amica mia, rimani qui a casa, - diceva con uno sguardo assai preoccupato negli occhi, - non vorrei che ti sciupassi o ti perdessi.
E dopo poco se ne andava via saltellando con una grossa borsa in spalla. Questa borsa era piena di oggetti che, diceva, al mare le erano indispensabili.
Quando faceva ritorno la ragazza raccontava alla donnina di lino tutte le meraviglie vissute in compagnia del mare; ma per la donnina non sarebbe stato necessario sentire ogni piccolo particolare narrato, perché la pelle dorata della sua amica, ricoperta da piccoli cristalli brillanti, gli occhi verdi luminosi e languidi per il tanto ridere rivolti al sole, dicevano già tutto.
   - In questo luogo meraviglioso ci dev'essere anche dell'altro, qualcosa che non si può raccontare perché tutte le parole del mondo non basterebbero a descriverlo! - rifletté tra sé, mentre osservava la vista che si schiudeva davanti ai suoi occhietti al di là della finestra, un giorno in cui rimase a casa. Dal suo posto d'onore, in alto sulla mensola, riuscì a vedere l'ultimo spicchio di sole che andava a nascondersi dietro le case.
  - Anche lui starà per incontrare il mare? - chiese con lo sguardo, rivolgendosi alla cornice che racchiudeva un'immagine ripescata dall'infanzia della giovane amica. Poi, come se avesse improvvisamente ricordato qualcosa di importante, aggiunse:
   - Spero che non si sciupi o non si perda nell'acqua!
Prese a fantasticare, immaginando di poter arrivare fino al mare aggrappandosi all'ultimo raggio di sole, che pareva proprio tenderle la mano per accompagnarla. In quel momento accadde qualcosa di davvero insolito. 
Un gabbiano baldanzoso che veleggiava nell'aria, sorretto dalle sue ali esuberanti, intravedendo saettare un bagliore all'interno di una camera tra le tante, virò repentinamente per raggiungerlo e capire cosa fosse, perché era assai curioso. Sapeva bene di dover prestare molta attenzione quando si trattava di avvicinarsi ai luoghi frequentati dagli umani, ma in quel caso non si preoccupò troppo e si diresse spedito in direzione della finestra aperta; sembrava quasi un invito a entrare e a ficcanasare.
  - Quando trova una finestra spalancata questo gabbiano non si fa pregare, no no! - esclamò, gonfiando il petto, mentre posava le zampe sul davanzale e ripiegava le grandi ali. Dalla finestra saltò sul letto con fare buffo, e rendendosi conto che il suo incedere a piedi non era regale e distinto quanto il suo volo, ne spiccò uno piccolissimo andando ad appollaiarsi sull'armadio.
   - Vediamo un po' cosa abbiamo qui, - aggiunse con fare teatrale, come se si trovasse di fronte a un pubblico, e nel frattempo scrutò la stanza dall'alto. Dopo aver osservato tutto intorno a sé, infine guardò in basso e di nuovo vide il bagliore che poco prima saettava nei raggi del tramonto. La piccola donna di lino portava una pietra sul petto e questa rifulgeva di luce di quando in quando, anche se, in verità, non sempre lo faceva grazie ai raggi del sole.
  - Oh, ma tu brilli! Sembri quasi viva, anche se a vederti non si direbbe proprio! - gracchiò il gabbiano con voce nasale.
   La donnina non rispose perché non aveva il dono della parola, ma ripensò al modo in cui i minuscoli cristalli splendevano sul corpo della sua giovane amica e si emozionò, brillando ancora una volta. In verità non era il sole a farla brillare, ma il ricordo del mare mai visto. Che amore singolare, il suo!
Il gabbiano, vedendola brillare così vivacemente, non seppe trattenersi. Pensava che la pietra che la donnina portava sul petto fosse davvero prodigiosa, giacché brillava tanto pur risultando del tutto opaca alla vista. Preso dall'impeto della cupidigia si fiondò sulla mensola facendo un gran baccano e mettendo a soqquadro tutti gli oggetti che vi erano stati accuratamente riposti; afferrò la piccola donna con il becco e volò oltre la finestra aperta. Era deciso a mostrare a chiunque il prodigioso tesoro trafugato con il suo stesso becco da una autentica casa degli umani. Al mondo non poteva esistere un pennuto più impavido di lui, e il mondo intero doveva saperlo!
  - Ti porterò in un luogo sicuro, nascosto tra le scogliere, e tutti si contenderanno l'onore, che dico l'onore, il privilegio! di poter ascoltare la vicenda della tua cattura narrata dal becco di questo gabbiano. Oh, sì che lo faranno! E questo gabbiano sarà felice di raccontare le sue prodezze, non prima di aver ricevuto un bel pesce, che sia proprio grasso e succulento!
   La piccola donna non parlava ma sentiva tutto. Non poteva sopportare l'idea di vivere una vita simile, relegata in una prigione che non aveva scelto, sfruttata da uno sconosciuto che voleva perseguire un ideale di mera vanità; se abbinato alla sua evidente avidità lo scenario si tingeva di tinte assai sconfortanti.
   Inoltre, seppur vicino al mare, un posto simile non poteva certo dirsi adatto a lei, che era nata per vivere accanto  a un cuore sincero, ricolmo d'amore. La sua amica le voleva bene, e anche se non condivideva con lei ogni momento della sua vita, non era avara o priva di scrupoli come quel gabbiano. La donnina ebbe quasi la tentazione di rimpiangere la camera che tante volte aveva sognato di lasciare, eppure non si perse d'animo, non proprio ora che il mare era vicino; in realtà non sapeva che aspetto avesse, ma sentiva che l'avrebbe riconosciuto all'istante, così come lui avrebbe riconosciuto lei.
   D'un tratto, oltre un palazzo, la donnina scorse qualcosa che era tutto un luminoso danzare di blu e d'oro, come una coperta vellutata animata da preziosi ricami e pizzi bianchi. Se osservato nell'insieme questo manto sconfinato sembrava immobile e pesante, eppure i suoi dettagli si rivelavano vivaci e mutevoli. Non volevano fermarsi in un sol luogo perché la loro vera essenza era racchiusa nel movimento.
   - Sono queste le onde del mare? - domandò a se stessa la donnina, felice e commossa, - Siete voi, non è così? Portatemi nel luogo cui appartengo, ve ne prego!
   E così fu che la donnina brillò ancora, e ancor più forte di quanto avesse mai fatto, perché il mare era così vicino da poterne udire il canto spumeggiante e sentire i suoi mille profumi sovrapporsi, vivificando i sensi.
   Alla donnina parve di essere giunta finalmente a casa, non avrebbe voluto far altro se non tuffarsi tra le onde e vivere in quell'immenso regno azzurro.
   - Non posso lasciarmi sfuggire questa occasione, - pensò. - Devo assolutamente trovare il modo di raggiungere l'acqua e dire addio al destino che mi attende se rimarrò nel becco di questo odioso pennuto! - aggiunse tra sé, con determinazione.
   Nel frattempo il gabbiano pregustava i lauti banchetti che avrebbe potuto organizzare con tutto il pesce raccolto grazie alla prodigiosa donnina, ed ebbro di tali fantasie non si accorse di ciò che stava avvenendo all'interno del suo becco: la decisione e la fermezza che animavano la donnina accesero di luce la pietra, e questa volta l'intensità che raggiunse fu così potente da renderla incandescente. Immaginate dunque quanto fu lesto il gabbiano nel mollare la presa, lasciando cadere nel vuoto la nostra beniamina.
   Dopo un volo che le parve interminabile, questa si tuffò nell'acqua, credendo di vivere un sogno; ma non era affatto un sogno, era reale! Il suo più grande desiderio, seguendo vie contorte, era divenuto finalmente realtà. Quante piccole bolle aveva intorno, e come era fresca e gioiosa la sensazione che provava stando immersa nell'acqua!
   Prese ad agitare la sua gonna e si rese conto che riusciva perfino a nuotare come un pesce, e così si portò in superficie e scivolò sulle onde spumose, una cresta dopo l'altra, danzando. Lasciandosi trasportare vivacemente, giocando con i pesci che le solleticavano i piedi sfiorandoli con le loro pinne, sostenendo la danza che li animava con dei dolcissimi baci, avanzava felice come non era mai stata prima. La donnina non ebbe paura di ciò che poteva accaderle da quel momento in avanti, non pensò che i curiosi abitanti del mare potessero nuocerle, o almeno non più di tanto.
    - Sono piedi forti, i miei. - diceva tra sé - Non smetterò di danzare per via dei pericoli che potrei incontrare. Ora che ho conosciuto il mare non potrà   succedermi niente di brutto.
   E così, passo dopo passo, affidò la gioia e la spensieratezza che scaturiva dalla sua danza alle bollicine che frizzavano tra i flutti, disperdendosi all'inseguimento di questa o quella corrente.
   - Vorrei sapere dove andranno, e se un giorno torneranno qui, - rifletté. D'un tratto, notando che le bolle apparivano di continuo, instancabili, a ogni più delicato moto ondoso capì da sola che sì, sarebbero tornate, ma non sarebbero state più le stesse. Del resto anche lei era sempre la stessa donnina di mezzora prima; eppure, rispetto a quando se ne stava seduta sulla mensola, quante cose erano cambiate, nel suo cuore e nella sua vita!
   A quel punto il mare si animò delle sue emozioni e dei suoi pensieri, e tutti coloro che, ovunque al mondo, ebbero la fortuna di bagnarsi nell'acqua poterono in qualche modo sperimentare la stessa gioia che provò la donnina di lino.
  Non troppo lontana, la sua amica attendeva il tramonto seduta sul bagnasciuga; osservava le conchiglie e i sassolini disposti in file ondulate, il cui ordine veniva rimescolato di volta in volta dalla paziente risacca. Improvvisamente la ragazza avvertì al centro del petto una sensazione che la indusse a rivolgere i suoi pensieri alla donnina di lino; avvertiva la sua mancanza e desiderò tanto averla lì con sé. Pensò qualcosa che non aveva mai pensato prima di allora.
 - Non avrei dovuto lasciarla sulla mensola per paura di perderla o rovinarla. In fondo non si può rovinare ciò che si ama davvero.
   Volse per l'ultima volta il suo sguardo al tramonto, decisa a tornare a casa dopo un ultimo tuffo. Avrebbe raggiunto la sua amica e il giorno seguente avrebbero fatto visita al mare, insieme. Con questi propositi nella mente e nel cuore, mentre si allontanava a passi lenti dalla riva, le parve di scorgere un leggero bagliore che si muoveva tra le onde. Rimase ferma, in attesa, perché dentro di sé sapeva che questo era ciò che andava fatto.
   La piccola donnina di lino intrecciato si avvicinava e sembrava che lo facesse danzando! La ragazza non se ne capacitava, eppure era proprio ciò che stava accadendo: non era necessario correre a casa, né attendere il domani, perché la donnina di lino stava arrivando da lei, ed era scortata da una nuvola di piccoli pesci di un blu che saettava d'argento; da un velo di microscopiche creature marine iridescenti che si dischiudeva leggermente e ondeggiava al suo passaggio; c'erano anche dei pesci appena più grandi, dal colorito diafano, con una vistosa macchia nera sui fianchi e sulla coda, che si davano un gran daffare per allontanare gli ospiti indesiderati dal pacifico corteo danzante. E poi ancora le lievi increspature del mare, i raggi del sole che si rispecchiavano su di esse in una scia infuocata che si protendeva da lì all'infinito, contribuirono a rendere quell'istante il più magico di sempre, per la ragazza incredula, ma soprattutto per la donnina.
   La giovane, impaziente, si tuffò; le due amiche si incontrarono nell'abbraccio del mare, che unisce ciò che deve essere unito e ciò che non ha ragione di esserlo, separa.
   Da quel giorno niente e nessuno poté dividerle.

sabato 9 novembre 2013

"La via delle rosse foglie" - una sciarpa per danzare

Creare questa calda sciarpa lavorata ai ferri e all'uncinetto è stata un'esperienza magica. L'ho realizzata in un filato color ruggine con degli spruzzi d'oro, proprio perché, indossandola, desse l'idea di una romantica via autunnale ricoperta dalle foglie di quei colori.
Un punto tira l'altro, nel vedere le foglie formarsi la mia fantasia ha danzato dando vita alla storia de "La via delle rosse foglie", spero vi faccia sognare come ha fatto con me!

"Nel pomeriggio del 4 novembre 1963 le lacrime bagnarono a lungo il viso di Rosa. Il cielo, notando quella strana ragazza che singhiozzava davanti alla finestra, si rattristò e pianse con lei; non sapeva perché stesse piangendo, eppure assistendo al suo struggimento fece precipitare sulla terra tutte le emozioni represse. Nei mesi precedenti, infatti, non poté azzardare la minima ipotesi di temporale, dato che il sole aveva imperato a lungo sul mondo.
Pochi minuti prima che la pioggia cominciasse a cadere, Rosa si avvicinò piano alla finestra. I piedi, coperti solo dalle calze leggere, avvertirono il pavimento in tutta la sua freddezza, e le lacrime, cadendo, disegnarono aloni misteriosi sulla superficie rossastra e porosa delle piastrelle. Là, proprio vicino al letto, ve ne era una particolare: questa presentava un'impercettibile incrinatura che, di volta in volta, assumeva connotati assai mutevoli. In base alla prima immagine che sarebbe apparsa sulla piastrella non appena apriva gli occhi al mattino, Rosa decideva quale impronta dare alla sua giornata, poiché la piastrella le mostrava ciò di cui aveva più bisogno. Quel giorno però vide un simbolo che non riuscì proprio a decifrare. Lo guardò a lungo, ma non seppe dargli una forma concreta. Improvvisamente e senza alcun perché, scoppiò in un pianto irrefrenabile. Pianse e pianse, trovandosi presto ad annegare in una terribile malinconia. Nelle lacrime avvertì assenza e abbandono, sconforto e lontananza.
- Cosa mi manca? - domandò a se stessa, ma non seppe rispondere, poiché apparentemente possedeva tutto. Pianse ancora.
Il cielo, vedendola , mandò giù tutta l'acqua in suo possesso, e ne aveva proprio tanta, dato che l'aveva conservata per mesi, seppur forzatamente. Mentre le gocce si scagliavano sulla terra, un tuono potentissimo fece traballare il vetro della finestra; ne arrivarono due, poi tre, e la ragazza si allontanò intimorita andandosi a sedere nuovamente sul letto. Le coperte conservavano ancora il calore del suo corpo, tanto a lungo aveva indugiato in quella postazione.
Osservò ancora la piastrella con un vago sentore di amarezza nella gola. Pensandoci bene, il disegno le sembrava proprio una lacrima: in tal caso piangere avrebbe avuto un significato diverso. Eppure no, decisamente, non era una lacrima. Per lo meno questa effimera certezza bastò a interrompere il pianto di Rosa, tanto più che non aveva voglia di continuare oltre. Si guardò intorno, spaesata e straniera nella sua stessa casa.
Il cielo, non riuscendo più a scorgerla dalla finestra, si allarmò; pose fine alle lacrime e decise di intervenire nel suo solito modo un po' precipitoso, temendo che la ragazza, presa dalla disperazione, fosse intenzionata a compiere un gesto irreparabile. In un soffio, un vortice di foglie prese a vorticare davanti alla finestra della camera; non erano tantissime, eppure diedero vita a uno spettacolo atto a catturare l'attenzione di Rosa che, sollevando gli occhi dalla piastrella, si illuminò in un'intuizione fulminea.
- Ma certo! Come ho fatto a non pensarci? - trillò, cercando di infilarsi maldestramente le scarpe per correre fuori casa e compiere ciò che andava fatto.
Le foglie, roteando, davano vita a bellissime forme che si muovevano elegantemente nell'aria, in un tripudio di simboli da leggere e interpretare. Osservandone la danza, Rosa dimenticò tutte le sue lacrime piante senza un perché, e capì che doveva assolutamente unirsi a loro.
- Non era una lacrima, ma una foglia! - esclamò decisa, piroettando verso la danza delle foglie che ad ogni suo passo si scostava, allontanandosi, quasi volesse attirare la ragazza in un luogo ben preciso. Oltrepassati i confini del cortile, superata la lunga strada che conduceva fuori città, Rosa giunse danzando insieme alle foglie in un bellissimo bosco.
Laggiù, alberi altissimi coloravano gli occhi e il cuore senza dar modo alla volubilità umana di prendere il sopravvento. Immersa tra le foglie arrugginite e nel fruscio musicale prodotto dai rami che agitati dal vento si accarezzavano, incitandolo a soffiare, Rosa poteva solo danzare. Le foglie vorticanti del suo giardino invitarono le sorelle del bosco a unirsi a loro, così la danza cambiò ritmo e divenne sempre più concitata. Il fiato della ragazza si spezzò più volte, ancora e ancora; tuttavia non volle fermarsi, trovandosi coinvolta inaspettatamente in quella festa di elementi naturali.
- Vorrei continuare a danzare per l'eternità, se solo potessi! - Rosa urlò con tutto il fiato rimastole in petto e le parole, sospinte dal vento, si librarono alte nell'aria; giunte che furono oltre le chiome degli alberi, si spansero ovunque, fino al limitare del bosco. La ragazza, persa nell'estasi della danza, d'un tratto vide una figura femminile che avanzava imperturbabile nel vorticare delle foglie. Quando le fu vicino, protese la mano e afferrò saldamente quella di Rosa, traendola a sé.
- Lei chi è? Dove vuol portarmi? - domandò Rosa con un filo di voce. Non vi fu risposta, ma la presa della mano della donna si fece ancora più salda. In quella presa, la misteriosa donna condusse la giovane in un punto del bosco ove si trovava una via di alte betulle dalle rosse foglie; le piante, allineate, parevano vegliare sulla via, di modo che solo chi ne avesse il diritto potesse giungere al termine della stessa.
Con un gesto della mano la donna danzante mostrò a Rosa la via: "ecco," sembrò voler dire il gesto, "questa strada ti porterà nel luogo in cui la danza non ha fine."
Rosa cercò di scrutare tra le foglie, oltre il vortice, per scoprire il reale volto della donna, ma non vi riuscì. Guardò davanti a sé, indecisa sui passi da intraprendere. Accompagnandola con fare gentile, la donna si mosse per prima. Danzò tra le foglie e gioiosamente giocò insieme a loro, divenendo parte di esse, del bosco stesso.
- Com'è bella! - pensò Rosa, nonostante potesse scorgere soltanto pochi dettagli dell'aspetto della donna.
- Quanto mi piacerebbe starle sempre accanto, scordandomi di tutto!
A quel pensiero, la Signora danzante accelerò il passo e la fine della via delle rosse foglie si fece più vicina. A Rosa non importava più di nulla, voleva solo continuare a danzare senza esitazioni né ripensamenti, per l'eternità.
Quando le due ebbero danzato sino alla fine della via, approdarono a un'incantevole radura soffusa di nebbia e imperlata di brina, ove ogni cosa era del colore del sole che declina all'orizzonte.
Il vento cessò, ma non la danza. Le mille foglie dapprima parvero rimanere sospese nell'aria per qualche istante, perfettamente immobili, quasi fossero attaccate a dei rami non visibili all'occhio; poi ripresero a fluttuare gentili, raggiungendo il suolo.
I piedi di rosa si fermarono, eppure in cuor suo la ragazza continuava a danzare, tanta fu la gioia che provò in quei momenti.
Vide la donna, finalmente, e il sole tornò a risplendere nella sua vita, e nella radura, dalla quale Rosa non fece più ritorno."
La sciarpa è impreziosita da una donna danzante "ArJànas" in lana tessuta a mano, che rappresenta proprio la signora del bosco che avete conosciuto grazie al racconto.

Sciarpa creata da ArJànas color ruggine fatta a mano

Arriverà a casa tua insieme alla sua storia, scritta a mano su carta FSC (Fonti gestite in maniera responsabile).
 Potete trovare la sciarpa nel mio negozio Etsy, cliccando sul link sottostante:


A presto!

mercoledì 6 novembre 2013

"Altea e l'olivastro" - una collana di fili di luce tra le fronde

"In una bella giornata di sole, ancor più splendente, dopo la pioggia durata diversi giorni, la maestra della classe 5A decise di organizzare una gita improvvisata all'aria aperta.
- Sarebbe davvero un peccato rimanere chiusi in classe, quando un sole così bello galleggia nel cielo! - disse radunando uno per uno i suoi alunni - andremo a visitare un posto speciale non lontano da qui. Avete mai sentito parlare delle Domus de Janas, le case delle fate? Quando arriveremo vi racconterò la loro storia!
L'allegra scolaresca si diresse verso le colline che distavano diverse centinaia di metri dalla scuola elementare. In breve tempo i bambini si ritrovarono immersi nella natura senza che nemmeno se ne accorgessero, tanto graduale fu il passaggio. Dopo aver lasciato l'edificio imboccarono una strada che scivolava verso il basso poi, sulla sinistra, svoltarono in un viottolo che si interrompeva dopo qualche metro e proseguiva con un ponte, posto all' attraversamento di un piccolo fiume.
Ogni rumore della cittadina, seppur non eccessivo, nell'attraversare il ponte si diradò ulteriormente per dar spazio a quei suoni che solitamente facevano da sottofondo ai clacson, al rombo dei motori delle automobili e al vociare prodotto dalle troppe televisioni accese. Lì, sul ponte, tutto ciò si allontanò: i cardellini dettero il LA, come prima cosa; poi venne il turno delle api, dei bombi e dei calabroni, che con il loro ronzio colorirono i virtuosismi canori dei variopinti amici pennuti; al coro si unirono ben presto i passerotti che, dopo una certa titubanza, presero a cinguettare mentre facevano dei bei bagni nelle pozze d'acqua in riva al fiume. Le farfalle, pur non dandosi vanto di poter sfoggiare chissà quale voce, una giravolta dopo l'altra allietarono gli occhi grazie alle loro impeccabili coreografie.
Tra i bambini, tutti allegri e giocosi, solo una si accorse in tempo reale del cambiamento che stava avvenendo. Altea - questo era il nome della graziosa e attenta bambina - prestò attenzione a ogni dettaglio che le si presentava agli occhi e alle orecchie.
- Che bello! - pensò - staremo forse andando a scoprire un nuovo mondo?
Non le era mai capitato prima di attraversare quel piccolo ponte, non ne conosceva nemmeno l'esistenza, tanto meno sapeva cosa vi fosse oltre. Per questo si soffermava a lungo su ciò che vedeva e sentiva, interrompendo spesso la marcia e rimanendo distaccata dal gruppo.
- Altea! - la richiamò svariate volte la maestra - sta' attenta a non rimanere indietro, non devi perderti!
La bimba, udendo la voce familiare, subito si destava, trotterellando dietro i suoi compagni di classe.
- Quanto verde! - Pensò, mentre per ultima si infilava in una strada stretta stretta, che costeggiava alcune case costruite chissà quanto tempo prima.
A dividere due tra le antiche dimore vi era un orticello ben curato, che pareva esser stato studiato appositamente per incantare gli occhi. Le file di ortaggi si alternavano con regolarità, colore dopo colore. Altea li contò: erano quindici in totale, ma non avrebbe saputo dire di quali ortaggi si trattasse, dato che nessun adulto si era mai preso la briga di illustrarle le varietà orticole.
Cammina cammina, il gruppetto si inerpicò su una ripida stradina e quando tutti giunsero alla sua sommità si accorsero di trovarsi ai piedi del monte cui erano diretti. Lì, scoprirono di dover camminare ancora un poco, dato che il luogo speciale si trovava proprio sul monte. Ogni bambino sbuffò, giacché non aveva intenzione di faticare ancora. Tutti meno una: Altea. La bimba si era attardata ad abbracciare un agnellino che, vedendola, si era allontanato dalla sua mamma e le era corso incontro. Era talmente felice da dimenticare perfino di far parte di una scolaresca, perciò inizialmente non si preoccupò di seguire gli altri, ma quando si rese conto di essere sola si agitò un poco, affrettandosi a raggiungere i compagni.
Dopo aver camminato per qualche minuto si accorse di non riuscire a scorgere più nessuno, né riuscì a udire voci che le risultassero familiari. Era sola, in compagnia di un angolo di natura a lei sconosciuto. A questo pensiero le venne una bella paura, eppure in cuor suo qualcosa le diceva di stare tranquilla, perché non sarebbe accaduto niente di brutto. Altea ascoltò quella voce gentile e si rasserenò.
- Dato che son qui da sola, tanto vale che mi dia da fare per scoprire qualcosa di interessante! - disse tra sé. E così fu.
Prese a gironzolare nei dintorni tenendo sempre a mente di non smarrire la strada, fino a trovarsi di fronte ad un albero davvero maestoso. Era grande come una casa, forse ancor di più, con le folte fronde che si allungavano in tutte le direzioni: a sinistra, a destra, poi in alto, verso il cielo, e ancora giù, fino alla terra.
La piccola Altea lo ammirò per bene e corse ad infilarsi tra le sue fronde. Era proprio una casa! Tra gli alti rami gli uccellini avevano costruito sapientemente il loro nido, sulla corteccia rugosa le formiche procedevano in file, tutte prese da inderogabili mansioni. Brillanti ragnatele erano stese al sole, e intanto i ragni parlottavano del pranzo così difficile da catturare.
Era un mondo ancora diverso da quello del ponte, Altea lo capì chiaramente.
- Chissà se anche i miei compagni si saranno fermati qui sotto, - pensò - oppure saranno andati dritti verso la cima?
A quel pensiero, un altro le attraversò la mente in modo del tutto naturale, come se, entrando dentro la sua mente, il primo avesse tenuto la porta aperta per il secondo.
- Quante persone avranno riposato all'ombra di questi rami? - pensò, e istintivamente posò la manina sul tronco, saggiandone la superficie. Emanava calore, sembrava volerla chiamare a sé per un abbraccio.
- Le mie braccia sono troppo corte, non riescono a chiudersi intorno a te. Se così non fosse, ti abbraccerei più che volentieri! - esclamò con un tono sinceramente dispiaciuto. Poi, dopo aver riflettuto sul problema, aggiunse:
- ecco, così potrò abbracciarti!
Prese a girare attorno all'anziana pianta, sfiorandole il tronco con la manina, senza staccarla mai.
Dopo aver girato e girato a lungo, poiché le sembrò che la pianta non fosse mai sazia dei suoi abbracci, le venne un gran sonno.
- Aspetterò il ritorno della maestra e dei miei compagni all'ombra dei tuoi rami, - disse alla pianta che, mossa dal vento, curvò impercettibilmente la chioma. Per Altea quello fu un chiaro segno di assenso, quindi, dopo aver scelto tra tutte la nicchia che abbracciava meglio il suo corpicino - posta proprio tra le radici e il tronco - vi si adagiò e cadde subito in un sonno tranquillo.
Una dolce musica prese a suonare: sembrava provenire da un luogo molto lontano e Altea la sentiva avvicinarsi, lentamente. Rimase in ascolto per qualche istante, la musica le sembrò ancor più vicina di prima, finché si accorse che proveniva proprio dalla pianta.
C'era una cavità, vicino al terreno, che stranamente la bambina non aveva notato. Eppure era tanto curiosa e attenta, come aveva potuto passare del tutto inosservata?
Si avvicinò alla cavità, che dava l'impressione di essere davvero profonda, tanto era il buio che vi regnava. Altea, dapprima timorosa, prese improvvisamente coraggio grazie alla sua innata curiosità, e vi introdusse la testa.
- È proprio della misura giusta! - pensò, - sembra fatta apposta per me!
Quando fu dentro la cavità buia, la musica si levò cristallina e Altea riuscì a distinguere perfino le parole della canzone, che così faceva:

"Danzano, danzano, danzano le fate
sole nel buio, vi prego, non entrate!
Quando saprete che la porta è quaggiù
andar via non potrete, mai più!"

La bambina non si capacitava di quello che i suoi occhi stavano vedendo. Scorse una figura, immersa nell'oscurità, che si intravedeva appena. Una piccola donna danzava e rideva, come se accanto a lei ci fosse qualcuno, eppure era sola. Altea guardò meglio: la donna stava filando con il suo fuso che, sorretto da un filo tanto sottile da sembrare invisibile, dava l'impressione di danzare nell'aria. La donna lo faceva roteare, poi improvvisamente ne bloccava il moto e dopo un istante il fuso girava ancora mille volte in un sol gesto, mosso dalle sue abili mani.
Parve non curarsi di Altea e al contempo la studiò attentamente, invitandola ad unirsi nella danza, senza proferire verbo. La bambina non si mosse, non respirò nemmeno, ma sapeva che questo non sarebbe bastato a sottrarla dallo sguardo della piccola creatura.
Improvvisamente, la donna danzante si illuminò tutta, mostrando chiaramente i tratti del suo aspetto. Era bella, ma non come potrebbe definirsi tale una persona in carne ed ossa; la sua era una bellezza che faceva anche un po' paura.
- Cosa vai cercando? - Domandò, girandosi di scatto verso la bambina che, sorretta da una gran dose di coraggio raccolta chissà dove, decise di non farsi intimidire.
- Cercavo il luogo da cui nasce la musica.
- E dunque, l'hai trovato?
- Credo di sì.
- Credi?
Prima di rispondere Altea scelse attentamente le parole.
- Io credo, signora, di aver trovato proprio la musica. Siete voi la musica, non è così?
La creatura si accese ancor più di luce.
- Dimmi bambina cara, vorresti star qui con me?
Altea ci pensò su, valutando il significato della canzone che aveva udito poco tempo prima.
- Non devo! - Asserì con sicurezza. in un istante, ancor prima che pronunciasse le parole, venne trasportata lontano dalla musica e dalle danze. Il mondo della veglia la accolse: era tornata indietro, senza sapere come.
- Era solo un sogno! - Disse in tono sconsolato. Le venne una gran voglia di piangere, poiché avrebbe voluto parlare con la minuta signora ancora per un po'. Quante domande curiose le avrebbe posto!
Il sole stava procedendo verso l'orizzonte e le voci dei suoi compagni di classe che tornavano dalla gita si spandevano nell'aria. Altea aveva dormito per ore, eppure le sembrava fossero trascorsi soltanto pochi minuti. Durante la gita nessuno pareva essersi accorto della sua assenza.
La bimba sbirciò di nascosto la marcia dei suoi compagni di classe, grazie al favore delle folte fronde. Non appena avessero superato l'albero, fingendo indifferenza si sarebbe unita al gruppo. Con estremo stupore, vide che una bambina identica a lei già si trovava insieme agli altri, nascondendo l'assenza di Altea durante la gita. Ecco perché nessuno era tornato indietro a cercarla! Mentre provava a capire come avesse potuto verificarsi un fatto simile, decidendo anche cosa fosse conveniente fare, con la coda dell'occhio scorse un bagliore. Si voltò e notò la stessa cavità che aveva visto in sogno.
- Ma come è possibile? - esclamò - sono sicurissima che prima non c'era!
Una minuscola luce danzava nel buio, roteando e saltellando giocosamente. Senza alcuna paura, Altea protese la mano per toccarla e la luce si fermò, posandovisi dolcemente. La bimba si portò la manina davanti al naso e quando la aprì, un dito dopo l'altro, trovò al suo interno un dono della donna danzante. Era una bella collana, alla quale era appeso un ciondolo che somigliava molto alla donnina e il sottile filo di cui era fatta era lo stesso che Altea aveva intravisto durante la danza.
Guardò di nuovo in direzione dei suoi compagni che filavano via e notò l'assenza della bambina che le somigliava: era l'occasione perfetta per tornare al mondo reale.
Gli anni trascorsero e Altea tornò tante volte a far visita all'albero dove viveva la piccola donna, portando sempre al collo il gioiello, ma non accettò mai il suo invito a danzare.
Un giorno, divenuta mamma, volle far conoscere quel luogo speciale anche a sua figlia, e la portò con sé.
- Guarda piccola mia, - disse alla sua adorata bambina - in questo grande albero, che si chiama olivastro, vive una bellissima fata!
- Quale albero? - rispose la figlia - io non vedo niente.
Altea impallidì. In tanti anni non aveva capito che l'albero, in realtà, era lì solo per lei.
Da quel giorno non lo vide mai più."

collane in seta tessute a mano 


Vi è piaciuto questo racconto?
Sapete, l'olivastro secolare che lo ha ispirato esiste realmente. Lo incontrai per la prima volta tanti anni fa, proprio durante una gita scolastica, e lasciai un pezzetto di cuore tra i suoi rami.
Ve lo presento... :)

abbraccio albero

Per fortuna, diversamente da ciò che succede ad Altea, il "mio" albero non è scomparso :)
Tante volte mi sono seduta vicino alle radici di questo essere antico a osservare il mondo che ospita. Non solo con gli occhi, ma con il cuore, respirando al ritmo delle sue fronde agitate dal vento. Ho udito il frusciare delle foglie che mutano in mille colori, a seconda della luce che le illumina, come gioielli preziosi da onorare.

Animata da questi sentimenti ho creato la collana "Altea e l'olivastro".

collane in seta tessute a mano con lavorazione ad uncinetto

È stata realizzata all'uncinetto in seta ahimsa; questa seta è detta anche "seta vegetariana" perché ricavata dai bozzoli dei bachi selvatici, dopo la fuoriuscita della farfalla. La crisalide non viene uccisa per ricavare il filato, come tradizionalmente accade con gli altri tipi di seta. Così si fila che è un piacere, anche per le amiche farfalle.
  
Voglio mostrarvela proprio da vicino, in modo che capiate quanto è delicata la tessitura che decora il pancino della donna danzante ArJànas.

particolare della collana ArJànas in seta filata e tessuta a mano

Pensate: la pietra è lunga 2cm e i fili da me filati e tessuti misurano soltanto 0,25mm in torsione a due capi. Il singolo filo, prima di essere ritorto, era spesso all'incirca come un capello!
Arriverà a casa tua insieme alla sua storia stampata su carta FSC (Fonti gestite in maniera responsabile), racchiusa in un piccolo libro rilegato a mano.
Capite perché le creazioni ArJànas sono speciali? 
Troverete la collana "Altea e l'olivastro" nel mio negozio Etsy, cliccando sul link sottostante:


Per questa mia creazione ho utilizzato più immagini e parole perché sono convinta che alcune cose, in particolare, vadano raccontate senza fretta, così da permettere a chi legge o ascolta di scoprire la magia che esse racchiudono...
Al prossimo intreccio! :)