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lunedì 1 dicembre 2014

"Gocce di lavanda": le Stagioni nel Cuore

Sciarpa ArJanas tessuta a mano al telaio in lana e alpacaOgni stagione è uno stato interiore, un sentimento che può nascere e perdurare più o meno a lungo nel cuore. Al di là dei cambiamenti metereologici e stagionali, i mutamenti che appartengono ai cicli del nostro essere non hanno confini tanto netti da poterne stabilire rigidamente l'inizio e la fine. Così una mattina, mentre confezionavo il sacchetto di fiori di lavanda che avrei poi riposto tra le pieghe della copertina "Nuvola", per un momento mi sono sentita in Primavera. Complice anche il sole che sfavillante si alzava nel cielo, inconsapevole di accendere con tanto fervore le prime luci di una mattina di metà novembre, ho avvertito una scintilla di Primavera nell'aria... 
Mi è venuta voglia di avere tra le mani fili dai colori tenui e primaverili, così ho tessuto una variante della sciarpa "Gocce di lavanda" utilizzando il filato in alpaca e lana de "La Fattoria del Gelso", tinto a mano con colorazioni ecofriendly; con esso ho tessuto la trama. Per l'ordito ho scelto un mix di lana e mohair verde scuro, viola e grigio chiaro. Il bottone che chiude la sciarpa è realizzato artigianalmente con un pezzetto di ramo di limone. Infine, una delle mie piccole Janas danza e saltella qua e là divertita, e si nasconde tra le morbide frange... non poteva certo mancare!
Come ogni mia creazione, questa sciarpa ha la sua storia che viene stampata e spedita insieme ad essa. Puoi leggerla qui:

Per ulteriori informazioni sulla sciarpa, contattami!


Sciarpa ArJanas tessuta a mano al telaio in lana e alpaca

Sciarpa ArJanas tessuta a mano al telaio in lana e alpaca

*tinto a mano con colorazioni ecofriendly

lunedì 17 novembre 2014

"Olive": tessere il sapore dei ricordi

Sciarpa ArJanas tessuta a mano al telaio in lana e alpaca
Vi presento "Olive", la nuova sciarpa tessuta a mano firmata ArJànas!
La trama è stata realizzata con uno dei meravigliosi filati di alpaca e lana de "La fattoria del gelso" di Elisabetta Bernuzzi, mentre l'ordito color grigio tortora è in mohair. Si chiude con un bottone fatto a mano con il legno di limone recuperato dalla potatura della pianta. Guarda bene, all'estremità di uno dei lacci c'è una piccola Jana che danza gioiosamente!
Quando ho visto quella bellissima lana verde non ho saputo resistere e l'ho acquistata senza sapere esattamente come l'avrei utilizzata. Poi un giorno, mentre lavavo le olive da confettare, ho avuto l'illuminazione: l'avrei usata per tessere una sciarpa dedicata a questo buon frutto! Preparare le olive confettate è una delle tradizioni stagionali che porto avanti da qualche anno, seguendo la ricetta suggeritami da una preziosa "tzia", sempre ricca di consigli. Ora c'è un tessuto intriso della tenerezza che appartiene al ricordo legato a questi gesti...
Oltretutto l'ulivo è una pianta considerata sacra fin dall'antichità. Pensate che un tempo erano previste pene esemplari (l'esilio o in taluni casi la morte) per chi avesse osato tagliare l'albero. Che differenza in confronto a quanto avviene oggi!

La sciarpa è accompagnata dal racconto "La finestra sull'autunno", stampato su carta riciclata e rilegato a mano con i fili di lino.
Per informazioni o per acquistare la sciarpa, contattami!


Sciarpa ArJanas tessuta a mano al telaio in lana e alpaca

                                      Sciarpa ArJanas tessuta a mano al telaio in lana e alpaca




venerdì 24 ottobre 2014

"La finestra sull'autunno": quando ogni foglia è un fiore

"L'autunno è una seconda primavera, quando ogni foglia è un fiore." Albert Camus

Sciarpa ArJanas tessuta a mano al telaio in lana e alpacaCon queste bellissime parole ti presento "Ghianda", la prima delle sciarpe tessute insieme al racconto "La finestra sull'autunno"! Ho deciso di abbinare questo racconto alle creazioni che realizzerò durante questa stagione. I colori e gli elementi dell'autunno si fondono in una sciarpa calda calda, ispirata al romantico tempo delle foglie dai mille colori. Il bottone fatto a mano in legno di limone, la ghianda realizzata all'uncinetto e a maglia, sono i dettagli che la rendono unica nel suo genere, insieme alla piccola Jana annodata sul cordino di lana: la "firma" che contraddistingue le creazioni ArJànas.
L'ordito in mohair e la particolare lavorazione della trama in lana merinos le conferiscono morbidezza e volume. È un abbraccio color senape!
Per informazioni e per acquistare la sciarpa insieme al racconto rilegato a mano, contattami!
E ora... non ti resta che leggere la storia! :)


- La finestra sull'autunno -

"Era una tranquilla mattina di fine ottobre e Sofia si soffermò davanti alla finestra del soggiorno ancora qualche istante, prima di uscire per andare a lavorare. Di tanto in tanto le capitava di indugiare sul mondo che si estendeva oltre quel vetro, quasi volesse constatare se potesse rivelarle dei dettagli invisibili agli occhi. Particolari che possono essere scorti solo osservando attraverso il vetro di una finestra, e non si dissolvono varcando la soglia di casa: proprio allora divengono concreti quanto il vetro stesso.

La prima volta che visse questa esperienza aveva nove anni. Quella domenica Sofia era impaziente e felice, grazie all’aria frizzante e al pensiero dei due giorni di vacanza che avrebbe vissuto di lì a poco. Mentre giocava insieme alla cugina presero a battibeccare, come al solito; detestava il modo in cui questa la fissava con insistenza, gli occhi a pochi centimetri dai suoi. Di punto in bianco le venne l’idea che avvicinandosi così tanto, sua cugina potesse vedere qualcosa di strano che stava acquattato dentro di lei, pronto a balzare fuori. Era solo un’impressione, ma venire fissata in quel modo la metteva ugualmente in stato di agitazione.
– Vuoi smetterla? – sbottò Sofia, dopo aver finto indifferenza per un tempo che le parve interminabile. Una paura irrazionale le cresceva nel petto, si allargava e raggiungeva la sua pancia, pesante quanto un macigno. Cercava di resistere per dimostrare che non sarebbe stata al gioco, ma per sua cugina il vero gioco era proprio quello. Non tanto il momento in cui sarebbe esplosa dopo essersi trattenuta, bensì osservare il tragitto della fiamma da lei accesa che, secondo i propri tempi, percorreva senza fretta la miccia che la collegava all’ordigno nascosto dentro Sofia.
– Non ti sto toccando! Sto solo guardando cos’hai dentro gli occhi! – ridacchiò sua cugina, e l’ordigno che aveva innescato le esplose in faccia: Sofia le assestò uno schiaffo, poi un altro e un altro ancora. Ne sarebbero arrivati altri se non fosse stato per sua madre, che la afferrò per le braccia, sollevandola, e la portò a casa senza dire una parola.

Per aver reagito in quel modo venne punita e non poté uscire di casa per tre giorni. In quei tanto attesi giorni di vacanza rimase seduta su una sedia posizionata di fronte alla finestra della sua camera, a guardare gli altri bambini che giocavano nella via. Certo, avrebbe potuto osservare anche tutto il resto, ma quella fu l’unica scena che catturò la sua attenzione in modo inaspettato. Aveva il permesso di alzarsi solo per mangiare, andare al bagno e dormire. Poi doveva tornare al suo compito, fare la vedetta davanti alla finestra.
 
Al secondo giorno ebbe l’impressione che la notizia della sua punizione si fosse sparsa oltre confini a lei sconosciuti, dove i suoi occhi non erano mai arrivati. Vedeva, tra i tanti volti dei bimbi che abitavano vicino casa sua, alcuni che le erano del tutto estranei. Apparentemente la scena sembrava quella di sempre, ma osservando bene Sofia non poteva fare a meno di notare in essa qualcosa di incongruo. C’erano degli elementi fuori posto, come se certi bambini non appartenessero a quello scenario e avessero cercato di infilarsi in esso forzatamente. “O forse ad essere fuori posto sono proprio io”, pensò, trovandosi prigioniera al di là di una finestra a osservare un paesaggio di cui solitamente si sentiva parte integrante. Aveva giocato tante volte insieme a quei bambini, e nonostante questo nessuno pareva accorgersi della sua assenza. Continuavano a giocare e a vivere la loro vita come se niente fosse, come se in realtà Sofia non fosse mai esistita. Stare dietro la finestra rendeva tutto diverso.

A dir la verità, in diverse occasioni i bambini si accorsero di lei. Infatti, come se un regista nascosto chissà dove avesse fatto loro un cenno, questi parevano recitare ciascuno la propria parte per dar luogo a una triste messinscena. Improvvisamente si divertivano ancora di più, ridevano con maggiore foga e si incitavano a vicenda. Poi dopo poco tempo, come se le loro batterie avessero consumato la carica, perdevano gradualmente velocità, conferendo alle loro azioni un ritmo più naturale e spontaneo. Sofia si sentiva come uno degli spiriti delle leggende, che appaiono e scompaiono quando il velo tra i mondi si assottiglia. Solo che non incuteva terrore a nessuno, era lei ad avere paura.
Oltretutto si sentiva avvilita, più che dalla punizione in sé, dalla crudeltà che questa aveva risvegliato nell’animo dei bambini che fino a poco tempo prima erano stati suoi compagni di giochi. “Non mi ero mai accorta che fossero così”, pensò. “Forse quando giochiamo insieme mi comporto anch’io in quel modo, senza rendermene conto”. A quel pensiero Sofia impallidì. Fu come scoprire di avere una gemella cattiva che prendeva il suo posto per svolgere le azioni più spiacevoli e insensate, in modo tale che lei non le ricordasse e non si ponesse dei dubbi a riguardo.

Al terzo e ultimo giorno si verificò un episodio che alleviò la sofferenza di Sofia, ma al contempo le diede la certezza che la notizia del suo stato di prigionia era giunta fino a orecchie estranee al suo piccolo mondo.

In un momento imprecisato del pomeriggio, vide in lontananza un bambino che passeggiava in compagnia di una donna e, tenendole la mano, si dirigeva verso Sofia. La donna sorreggeva quella minuscola mano come se stesse dando riposo dal volo a una rara farfalla o a un uccellino, attenta a non stringere troppo la presa per non danneggiare la delicata struttura delle ali. Era una presa molto diversa da quella a cui Sofia era abituata. A volte le sembrava che la sua mano potesse fuggire via chissà dove, lasciandola monca. “È così preziosa che la mia mamma ha paura di perderla”, ripeteva tra sé, per trovare un senso a quella forte morsa che spesso la opprimeva.

Improvvisamente, la mano del bimbo spiccò il volo e si librò nell’aria per un po’, assaporando la libertà che si insinuava tra le dita. Sua madre rimase in disparte e lo osservò unirsi agli altri bambini, per giocare insieme a loro. Guardò la mano che poco prima aveva sfiorato quella del figlio, e sorrise, ripensando alla sensazione che aveva provato nel tenere tra le cinque dita una vita che non le apparteneva, ma della quale era partecipe.

Dopo aver giocato per qualche tempo, il bambino si staccò dal gruppo per raggiungere nuovamente la madre, che ora chiacchierava con una vicina di casa di Sofia. Cercava di dirle qualcosa di importante, così attirò la sua attenzione aggrappandosi al suo braccio, che venne giù come il cordone collegato al campanello di un’antica dimora. Lei si chinò, e il bambino le riferì qualcosa all’orecchio, un segreto da non condividere con altri. La giovane mamma fece un cenno di assenso con la testa, al che il bambino corse in direzione dell’altissimo pino che allora si trovava in un’aiuola situata poco distante. Qui, dopo aver esaminato attentamente il terreno, raccolse una grossa pigna.

Sofia lo vide correre verso la sua finestra. In pochi istanti il bambino fu proprio di fronte a lei e le chiese di aprire, battendo lievemente sul vetro con la pigna. Sofia ci pensò un attimo su. Non voleva che i suoi genitori inasprissero la punizione venendolo a sapere, ma la voglia di parlare con qualcuno era tanta, così la aprì. Il bambino giocherellava con la pigna, indeciso su cosa dirle. Dopo qualche minuto, alzò di scatto gli occhi davanti a sé.

– Ti piacciono i pinoli? – chiese, con l’espressione di chi ha trovato la soluzione di un enigma.

– Moltissimo! – rispose Sofia. Sentire la sua bocca riprendere vita dopo tre giorni di silenzio le provocò disagio. Le sembrava che la lingua avesse messo radici nel palato e lei dovesse sradicarla come un’erbaccia, per piantare al suo posto una pianta che desse maggior frutto.

– Ne sbuccio qualcuno e li mangiamo insieme, – disse il bambino, sollevando la pigna sulla sua testa con entrambe le mani, come se si trattasse di una coppa appena conquistata.

A Sofia quella scena sembrava del tutto irreale. Annuì silenziosamente.

– Sta’ attento a non fare troppo rumore, – disse, mentre il bimbo cercava un sasso per spaccare la buccia dei pinoli.

Il bimbo la guardò. La raccomandazione di Sofia doveva essere di vitale importanza. Annuì brevemente.
– Tranquilla, non posso farne più di tanto. – Ci pensò su e continuò, – ma non posso romperli con il pensiero.

A quelle parole, chissà perché, Sofia si tranquillizzò e aspettò la sua parte di pinoli, in silenzio.
 I due bambini li mangiarono senza parlare. Di tanto in tanto l’uno guardava l’altro, come per controllare che fosse ancora dove l’aveva lasciato. Dopo mezz’ora al massimo, la mamma del bambino lo richiamò a sé.

– Francesco, dobbiamo andare. Saluta la tua amica!

Francesco, che nell’udire la voce di sua madre si era voltato, tornò a guardare Sofia.

– Ora devo andare, – disse, posando la pigna sul davanzale, – questo è un regalo per te. Se trovi un pinolo a forma di mano puoi esprimere un desiderio!

– Grazie! – sussurrò Sofia, – ciao, Francesco!

– Ciao! – trillò Francesco, e si allontanò per andare a posarsi nuovamente sul quel ramo che era la mano di sua madre.

Guardando il suo dono la bambina provò un senso di pace. Quella mezz’ora aveva dato senso ai tre giorni di solitudine e prigionia che aveva vissuto. Più tardi, ripensando alle parole di Francesco, le venne voglia di trovare il pinolo a forma di mano. “Però non posso fare rumore”, pensò, in un misto di delusione e impazienza. Poi dal nulla sentì crescere dentro il cuore un’emozione mai provata che cancellò ogni incertezza dalla sua mente. Si fece coraggio e afferrò uno degli zoccoli di legno che portava ai piedi. Estrasse dalla pigna tutti i pinoli rimasti e li aprì uno dopo l’altro, alla ricerca del pinolo a forma di mano. Non lo trovò. Ne fu un po’ delusa, ma ripensando a ciò che poco prima le aveva offerto Francesco si rasserenò. Quella del bambino era una semplice mano, come ne esistono tante, eppure aveva conosciuto la libertà. Questa vi si era impressa, e lui gliel’aveva mostrata inconsapevolmente.
Sofia sgranocchiò gli ultimi pinoli lentamente, per dare ancora un po’ di respiro alle emozioni che provava in quei momenti. Guardò oltre la finestra. Il paesaggio deserto si impregnava delle tinte dorate e carezzevoli di un tramonto d’autunno. Solo il vecchio pino rimaneva al solito posto, altissimo e rassicurante, con le sue pigne ricolme di desideri da esprimere. Ormai tutti i bambini avevano rincasato, la sua punizione era finita e il giorno seguente avrebbe riguadagnato il suo posto nel gruppo, ma per certi versi Sofia non si sentiva più come i suoi compagni di giochi. Attraverso la finestra aveva visto qualcosa di inspiegabile che le dava questa certezza. Eppure non si sentiva triste o sola, né aveva paura.

Solo molti anni dopo, Sofia comprese il reale valore del dono di Francesco. Ripensò tante volte a lui e alla sua mano, che ora volava chissà dove.
 Una mano che non avrebbe rivisto mai più."


Sciarpa ArJanas tessuta a mano al telaio in lana e alpaca

Sciarpa ArJanas tessuta a mano al telaio in lana e alpaca

martedì 21 ottobre 2014

"Una donna, una nave e il mare": soffici trame d'azzurro tessute

Sciarpa ArJanas tessuta a mano al telaio in lana e alpaca
Il morbidissimo filato in alpaca/lana de "La fattoria del gelso", fa da trama alla nuova sciarpa ArJànas dedicata all'Acqua. L'azzurro tenue del filato, intrecciandosi all'ordito in mohair, crea delle meravigliose sfumature che ricordano l'acqua, la schiuma delle onde, i riflessi di un incontaminato fondale marino che si estende davanti ai tuoi occhi. Il bottone è un pezzetto di legno levigato dal mare, raccolto tanto tempo fa, e chiude la sciarpa grazie ai lacci di lana, sui quali vi sono una piccola Jana e una conchiglia...


Le sciarpe ispirate all'Acqua saranno accompagnate dal racconto "Una donna, una nave e il mare", rilegato a mano in un piccolo libro, utilizzando i fili di lino...

Per ricevere ulteriori informazioni o per acquistare la sciarpa, contattami! :) 



- Una donna, una nave e il mare - 

"Quando giunse al porto insieme a suo figlio e dovettero imbarcarsi, attraversare indenne la passerella metallica della nave fu liberatorio, per Caterina. Temeva che questa potesse ritirarsi all’improvviso per impedirle di andar via.
– Non farmi scherzi, rimani lì dove sei – pensò.
La passerella obbedì docilmente, non potendo fare altrimenti. Rimase ferma, immobile per lasciar passare Caterina e il prezioso carico che si portava dentro. Un misto di delusione, dolore e voglia di rinascere altrove.
– Poco fa pensavo che non saremmo riusciti a imbarcarci – disse a suo figlio dopo qualche tempo. Erano saliti sul ponte e osservavano le manovre della nave che si apprestava a salpare. Da quella prospettiva sembrava che in realtà fosse la terra a muoversi e ruotare lentamente, per prendere il largo e allontanarsi da loro.
– Perché non avremmo dovuto riuscirci? – chiese Riccardo.
– Non so. Forse mi aspettavo di venire punita per via di questa fuga improvvisa.
Caterina strapazzava nervosamente i bottoni della sua camicetta un po’ troppo leggera, seguendo con lo sguardo le automobili che transitavano sulla strada che si allungava di fronte al porto. Chissà quanti, tra conducenti e passeggeri, avrebbero voluto lasciare ogni cosa e partire, come stava facendo lei.
– Perché mai qualcuno dovrebbe punirti? – fece Riccardo, in un misto di incredulità e divertimento – Certo che a volte ti vengono in testa delle idee davvero strane. E poi non stai mica fuggendo. Non per sempre, almeno. Prima o poi dovrai tornare, no?
– No. Non tornerò.
– Non tornerai – ripeté Riccardo. Voleva essere sicuro di aver afferrato il concetto. Anche se, quando si trattava di sua madre, sapeva che il concetto poteva assumere connotati assai incostanti.
– E che ne sarà di ciò che hai lasciato qui? La casa, il lavoro – era seriamente preoccupato.
– Come vivrai? – aggiunse, cercando gli occhi di sua madre .
Caterina continuava a spingersi, con lo sguardo, verso la terraferma. Come per sfidare, beffeggiare, la forza che sentiva volesse trattenerla. La nave aveva cominciato a prendere il largo e lei capì di aver avuto la meglio. È vero, c’era sempre la possibilità che affondasse, ma non le importava.
- Mi sono imbarcata sulla nave e sono partita, questa è la cosa fondamentale. Se dovessi morire annegata non sarebbe una sconfitta, per me. Morire in mare, un territorio neutro dove le regole della terra non contano, è di per sé una vittoria. Per questo devo attraversarlo. Per poter andare avanti, per provare a ricostruire la mia vita. Se fossi rimasta sull’isola, per quanto lontano mi fossi spinta, non avrei avvertito il distacco. Lo strappo dato dal mare è quello che mi serve – annuì tra sé, per incidere ancor più fermamente quel pensiero nella sua volontà.
Caterina sapeva che quella forza sconosciuta sarebbe rimasta sulle sue tracce per chissà quanto tempo. L’avrebbe cercata, senza alcuna fretta, e le avrebbe riconsegnato la sua vecchia vita come si fa con un oggetto smarrito e dimenticato. Magari proprio quando pensava di essere riuscita a seminarla definitivamente, l’avrebbe ritrovata. “Dove credevi di andare?” Le sembrava di sentirne la voce. Partire era l’unico modo per sbarazzarsene. “Che segua pure il ricordo di ciò che di me è rimasto a terra, girando a vuoto per l’eternità come un maledetto segugio”.
– Come vivrò non è un problema che deve riguardarti – disse Caterina dopo parecchi minuti lasciati scorrere in un silenzio saturo di attesa e di salsedine, che aleggiavano ovunque, impregnando ogni cosa.
Qualsiasi discorso tenuto in quel momento sarebbe rimasto intatto, protetto dall’azione del sale. O chissà, forse in questo caso ne sarebbe stato corroso, per via della delicatissima natura. Ogni frase da pronunciare andava valutata attentamente, per non rischiare di distruggerne il vero intento o, al contrario, di fare in modo che si concretizzasse.
Caterina scelse di non dire nulla, per il momento. Avrebbe portato in salvo i suoi piani, lasciando che vedessero la luce per la prima volta solo dopo essere sbarcata in Grecia. Lì avrebbe trovato un luogo sicuro, e aprendo con delicatezza il barattolo che li conteneva, avrebbe regalato loro la libertà.
Riccardo continuava a fissarla, in attesa di una risposta. Dopo parecchio tempo, stanco di quel silenzio ostinato, afferrò la spalla di sua madre, dandole un forte scossone. Voleva richiamare la sua mente alla realtà di cui lui faceva parte.
Caterina, per niente turbata, si voltò lentamente posando lo sguardo dapprima sul suo braccio, che ancora conservava il tremito della scossa ricevuta, poi sul viso di suo figlio. Rimase ancora in silenzio.
– Credi di poter fuggire dalla realtà. Beh, non puoi farlo. Scappare non ti servirà a nulla – affermò Riccardo, in tono secco. Stava per aggiungere qualcos’altro ma, frastornato dall’impulso che pareva essersi impadronito delle sue labbra, si fermò.
– Sono stato davvero io a parlare? – pensò. Si pentì subito di aver usato un tono così crudele nei confronti di sua madre, dopo tutta la sofferenza che aveva dovuto subire e dalla quale stava cercando una via d’uscita.
– Scusami, non volevo, – si affrettò a dire – ma sono preoccupato per te e non vorrei che la situazione andasse peggiorando, invece di migliorare. Mi rimangerei quelle parole, se fosse possibile.
Si curvò su se stesso, reggendo la testa tra le mani. La sentiva incredibilmente inconsistente. Dopo poco tempo, Caterina si accorse che la schiena di suo figlio, incurvata, aveva preso a sobbalzare e vi posò la mano, perché si stabilizzasse.
– Non importa – disse. – Tu non devi preoccuparti, di niente. Qualunque cosa accada.
Riccardo sollevò il viso rigato di lacrime. Cercò qualcosa negli occhi di sua madre, un indizio, un suggerimento che gli permettesse di comprendere appieno il significato delle sue parole e della sua scelta. Ma non riuscì a scorgere nulla. D’un tratto, infatti, gli occhi di Caterina si chiusero in fessure inespugnabili, quasi avessero catturato un elemento che vi si era soffermato per un tempo eccessivamente lungo, e non volessero lasciarlo andare.
– Un giorno capirai, – disse Caterina – ma ora non è il momento giusto.
Riccardo, ancora più confuso, non obiettò. Si limitò ad annuire accettando la volontà superiore celata in quelle parole. Caterina sorrise serafica e dopo qualche istante aggiunse, con calma:
– Senti? – e così dicendo sollevò la mano che poco prima aveva posato sulla schiena del figlio, indicando il cielo. Lo sguardo vagava senza una meta oltre la superficie azzurra del mare.
Si udirono le voci di numerosi gabbiani che arrivavano da lontano, in volo. Molte di esse erano andate disperse nel percorrere le distanze che separavano le terre. Erano cadute improvvisamente, come gocce di pioggia sul mare. Lui le aveva reclamate, chiamate a sé per nutrirsi di loro.
Caterina le udì mentre andavano a fondo e venivano inghiottite in quel tutto: là si fusero in numerosi fili afferrati repentinamente da misteriose mani femminili che, in un sol gesto, ne fecero trama della vita di là da venire. Ma questo Caterina non poteva saperlo, perciò in cuor suo si rivolse alle acque scure del mare aperto.
– Prendi anche le sue parole, ti prego. Tu sei l’unico che può tramutarle in qualcosa di buono. Così come sono non possono esistere. Lo sai, vero?
Si alzò dalla panchina per allontanarsi da suo figlio, che provò a richiamarla a sé ancora una volta.
– Mamma! Stai bene?
Caterina rispose con un sorriso serafico, intonando un motivo allegro improvvisato sul momento, le labbra serrate.
Poi non disse più nulla, o almeno, niente che Riccardo potesse udire.
Per tutta la durata del viaggio, infatti, parlò solo con il mare, che a sua volta non disse niente che Caterina potesse comprendere. Ciononostante lei fece tesoro di ogni frammento del loro incessante dialogo.
– Prima o poi capirò – si disse, e lo disse anche al mare.
La nave procedeva sulla sua rotta, scivolando senza intoppi sulle parole di Caterina e di Riccardo, sui loro pensieri e sui loro intenti. Il mare non si curò di tutto ciò. Li lasciò passare sapendo che, in un modo o nell’altro, li avrebbe incontrati ancora."


Sciarpa ArJanas tessuta a mano al telaio in lana e alpaca

Sciarpa ArJanas tessuta a mano al telaio in lana e alpaca


lunedì 4 agosto 2014

"Sottobosco": come d'autunno nei boschi le fate

Tonalità boschive e autunnali per "Sottobosco": la sciarpa ArJànas in lana realizzata all'uncinetto. Si chiude come un abbraccio, grazie al bellissimo bottone di legno arricchito da un motivo floreale e alla Jana tessuta che vi "danza" intorno.
I suoi colori ricordano la corteccia rugosa degli alberi più anziani, le foglia arrugginite che nonostante il freddo non vogliono ancora lasciarsi andare, il verde del muschio che volge il suo sguardo a nord. Sì, mi pare proprio di scorgere anche il tocco di rosso che colora la buccia dei dolcissimi corbezzoli!
Una sciarpa che si illumina tutta, tra i giochi di luce, in un bosco che brulica di vita e di magia...

   

mercoledì 5 marzo 2014

Orizzonti: una sciarpa tra il cielo e il mare

Creazione ArJànas sciarpa grigia e verde "Orizzonti""Sai, dall'incontro tra il sole e il mare, al tramonto, qualche rara volta nasce un bel fiore che non appartiene al mare, alla spiaggia o al cielo, né tantomeno al sole. Sboccia nel cuore di chi è così fortunato da riuscire a scorgerlo, a coglierlo al momento opportuno; e nel cuore rimarrà, finché il calore del ricordo che l'ha visto nascere sarà vivo. Il fiore terrà compagnia al cuore nelle ore più buie e schiudendo leggermente i suoi petali insinuerà, tra un battito e l'altro, un lieve raggio di sole, un granello di sabbia, una goccia d'acqua. Per farsi ascoltare incurverà leggermente la sua corolla, protenderà i petali colorati, con il loro tocco solleticherà dolcemente il cuore. Un giorno potrebbe capitare che questo bel fiore, non udito, appassisca, ma senza sparire mai del tutto. Una polverina impalpabile, testimonianza della sua esistenza, svolazzerà ovunque impregnando di sé ogni tessuto; si infiltrerà pure nel cuore per scuoterlo ancora un'ultima volta.
- Non dimenticarmi! - dirà senza parole, mutando nella forma, ma non nell'essenza. La bellezza vissuta non svanisce mai nel nulla, anche se non se non si ha la premura di conservarne intatto il ricordo. Oltre l'orizzonte ci sarà sempre nuova bellezza pronta a richiamare i nomi di ogni bellezza conosciuta e dimenticata.."

particolare del finale della sciarpa "Orizzonti" del laboratorio ArJànas
Da questa immagine è nata "Orizzonti", una meravigliosa sciarpa tessuta e rifinita a mano, arricchita da una piccola donna danzante ArJànas tessuta e da un fiore realizzato all'uncinetto, impreziosito da un bottone opalescente. È stata tessuta insieme alla sua storia che arriverà a casa tua insieme alla sciarpa, stampata su carta FSC (Fonti gestite in maniera responsabile), racchiusa in un piccolo libro rilegato a mano.
Spero vi piaccia!
Potete trovarla nel mio negozio Etsy cliccando qui: Orizzonti








Al prossimo intreccio! :)


sabato 9 novembre 2013

"La via delle rosse foglie" - una sciarpa per danzare

Creare questa calda sciarpa lavorata ai ferri e all'uncinetto è stata un'esperienza magica. L'ho realizzata in un filato color ruggine con degli spruzzi d'oro, proprio perché, indossandola, desse l'idea di una romantica via autunnale ricoperta dalle foglie di quei colori.
Un punto tira l'altro, nel vedere le foglie formarsi la mia fantasia ha danzato dando vita alla storia de "La via delle rosse foglie", spero vi faccia sognare come ha fatto con me!

"Nel pomeriggio del 4 novembre 1963 le lacrime bagnarono a lungo il viso di Rosa. Il cielo, notando quella strana ragazza che singhiozzava davanti alla finestra, si rattristò e pianse con lei; non sapeva perché stesse piangendo, eppure assistendo al suo struggimento fece precipitare sulla terra tutte le emozioni represse. Nei mesi precedenti, infatti, non poté azzardare la minima ipotesi di temporale, dato che il sole aveva imperato a lungo sul mondo.
Pochi minuti prima che la pioggia cominciasse a cadere, Rosa si avvicinò piano alla finestra. I piedi, coperti solo dalle calze leggere, avvertirono il pavimento in tutta la sua freddezza, e le lacrime, cadendo, disegnarono aloni misteriosi sulla superficie rossastra e porosa delle piastrelle. Là, proprio vicino al letto, ve ne era una particolare: questa presentava un'impercettibile incrinatura che, di volta in volta, assumeva connotati assai mutevoli. In base alla prima immagine che sarebbe apparsa sulla piastrella non appena apriva gli occhi al mattino, Rosa decideva quale impronta dare alla sua giornata, poiché la piastrella le mostrava ciò di cui aveva più bisogno. Quel giorno però vide un simbolo che non riuscì proprio a decifrare. Lo guardò a lungo, ma non seppe dargli una forma concreta. Improvvisamente e senza alcun perché, scoppiò in un pianto irrefrenabile. Pianse e pianse, trovandosi presto ad annegare in una terribile malinconia. Nelle lacrime avvertì assenza e abbandono, sconforto e lontananza.
- Cosa mi manca? - domandò a se stessa, ma non seppe rispondere, poiché apparentemente possedeva tutto. Pianse ancora.
Il cielo, vedendola , mandò giù tutta l'acqua in suo possesso, e ne aveva proprio tanta, dato che l'aveva conservata per mesi, seppur forzatamente. Mentre le gocce si scagliavano sulla terra, un tuono potentissimo fece traballare il vetro della finestra; ne arrivarono due, poi tre, e la ragazza si allontanò intimorita andandosi a sedere nuovamente sul letto. Le coperte conservavano ancora il calore del suo corpo, tanto a lungo aveva indugiato in quella postazione.
Osservò ancora la piastrella con un vago sentore di amarezza nella gola. Pensandoci bene, il disegno le sembrava proprio una lacrima: in tal caso piangere avrebbe avuto un significato diverso. Eppure no, decisamente, non era una lacrima. Per lo meno questa effimera certezza bastò a interrompere il pianto di Rosa, tanto più che non aveva voglia di continuare oltre. Si guardò intorno, spaesata e straniera nella sua stessa casa.
Il cielo, non riuscendo più a scorgerla dalla finestra, si allarmò; pose fine alle lacrime e decise di intervenire nel suo solito modo un po' precipitoso, temendo che la ragazza, presa dalla disperazione, fosse intenzionata a compiere un gesto irreparabile. In un soffio, un vortice di foglie prese a vorticare davanti alla finestra della camera; non erano tantissime, eppure diedero vita a uno spettacolo atto a catturare l'attenzione di Rosa che, sollevando gli occhi dalla piastrella, si illuminò in un'intuizione fulminea.
- Ma certo! Come ho fatto a non pensarci? - trillò, cercando di infilarsi maldestramente le scarpe per correre fuori casa e compiere ciò che andava fatto.
Le foglie, roteando, davano vita a bellissime forme che si muovevano elegantemente nell'aria, in un tripudio di simboli da leggere e interpretare. Osservandone la danza, Rosa dimenticò tutte le sue lacrime piante senza un perché, e capì che doveva assolutamente unirsi a loro.
- Non era una lacrima, ma una foglia! - esclamò decisa, piroettando verso la danza delle foglie che ad ogni suo passo si scostava, allontanandosi, quasi volesse attirare la ragazza in un luogo ben preciso. Oltrepassati i confini del cortile, superata la lunga strada che conduceva fuori città, Rosa giunse danzando insieme alle foglie in un bellissimo bosco.
Laggiù, alberi altissimi coloravano gli occhi e il cuore senza dar modo alla volubilità umana di prendere il sopravvento. Immersa tra le foglie arrugginite e nel fruscio musicale prodotto dai rami che agitati dal vento si accarezzavano, incitandolo a soffiare, Rosa poteva solo danzare. Le foglie vorticanti del suo giardino invitarono le sorelle del bosco a unirsi a loro, così la danza cambiò ritmo e divenne sempre più concitata. Il fiato della ragazza si spezzò più volte, ancora e ancora; tuttavia non volle fermarsi, trovandosi coinvolta inaspettatamente in quella festa di elementi naturali.
- Vorrei continuare a danzare per l'eternità, se solo potessi! - Rosa urlò con tutto il fiato rimastole in petto e le parole, sospinte dal vento, si librarono alte nell'aria; giunte che furono oltre le chiome degli alberi, si spansero ovunque, fino al limitare del bosco. La ragazza, persa nell'estasi della danza, d'un tratto vide una figura femminile che avanzava imperturbabile nel vorticare delle foglie. Quando le fu vicino, protese la mano e afferrò saldamente quella di Rosa, traendola a sé.
- Lei chi è? Dove vuol portarmi? - domandò Rosa con un filo di voce. Non vi fu risposta, ma la presa della mano della donna si fece ancora più salda. In quella presa, la misteriosa donna condusse la giovane in un punto del bosco ove si trovava una via di alte betulle dalle rosse foglie; le piante, allineate, parevano vegliare sulla via, di modo che solo chi ne avesse il diritto potesse giungere al termine della stessa.
Con un gesto della mano la donna danzante mostrò a Rosa la via: "ecco," sembrò voler dire il gesto, "questa strada ti porterà nel luogo in cui la danza non ha fine."
Rosa cercò di scrutare tra le foglie, oltre il vortice, per scoprire il reale volto della donna, ma non vi riuscì. Guardò davanti a sé, indecisa sui passi da intraprendere. Accompagnandola con fare gentile, la donna si mosse per prima. Danzò tra le foglie e gioiosamente giocò insieme a loro, divenendo parte di esse, del bosco stesso.
- Com'è bella! - pensò Rosa, nonostante potesse scorgere soltanto pochi dettagli dell'aspetto della donna.
- Quanto mi piacerebbe starle sempre accanto, scordandomi di tutto!
A quel pensiero, la Signora danzante accelerò il passo e la fine della via delle rosse foglie si fece più vicina. A Rosa non importava più di nulla, voleva solo continuare a danzare senza esitazioni né ripensamenti, per l'eternità.
Quando le due ebbero danzato sino alla fine della via, approdarono a un'incantevole radura soffusa di nebbia e imperlata di brina, ove ogni cosa era del colore del sole che declina all'orizzonte.
Il vento cessò, ma non la danza. Le mille foglie dapprima parvero rimanere sospese nell'aria per qualche istante, perfettamente immobili, quasi fossero attaccate a dei rami non visibili all'occhio; poi ripresero a fluttuare gentili, raggiungendo il suolo.
I piedi di rosa si fermarono, eppure in cuor suo la ragazza continuava a danzare, tanta fu la gioia che provò in quei momenti.
Vide la donna, finalmente, e il sole tornò a risplendere nella sua vita, e nella radura, dalla quale Rosa non fece più ritorno."
La sciarpa è impreziosita da una donna danzante "ArJànas" in lana tessuta a mano, che rappresenta proprio la signora del bosco che avete conosciuto grazie al racconto.

Sciarpa creata da ArJànas color ruggine fatta a mano

Arriverà a casa tua insieme alla sua storia, scritta a mano su carta FSC (Fonti gestite in maniera responsabile).
 Potete trovare la sciarpa nel mio negozio Etsy, cliccando sul link sottostante:


A presto!

domenica 27 ottobre 2013

"Terra e Melagrana" - Un intreccio di ricordi

"Annina aveva quattro anni quando vide per la prima volta una melagrana. Per una bimba nata e cresciuta in città, si trattò di un privilegio molto raro. Fu la sua amata nonna a donarle questo ricordo davvero speciale. 
La bambina si trovava in vacanza in Sardegna insieme ai suoi genitori e un bel giorno, mentre questi erano indaffarati nelle loro faccende, la nonna la condusse presso il piccolo orto che si trovava poco distante da casa sua.
Quando furono al cospetto del melograno carico di frutti, prese tra le braccia la nipotina e la sollevò in alto, così che potesse raccoglierne uno. E fu il più bello e prezioso quello che Annina colse, perché lo scelse seguendo la logica della gioia e della spensieratezza. Afferrò a melagrana con le sue piccole mani. Non sapeva come coglierla!
Falla girare! Falla danzare! - disse la nonna, e cantò:
- Giro giro tondo, casca il mondo, casca la terra, tutti giù per terra!
A quelle parole i piedini di Annina toccarono di nuovo il terreno, in una grossa risata.
- Fa' un po' vedere quella melagrana - disse la nonna.
Lei la sollevò, e gliela mostrò, con gli occhi grandi come il mondo.
- È bella, vero? E non hai ancora visto cosa si nasconde dentro! - Disse la nonna, con uno sguardo di complicità.
- Cosa c'è lì dentro, nonnina?
- Devi scoprirlo da sola... e dovrai anche scoprire dove guardare!
Annina rigirò la melagrana tra le mani e dopo averla studiata per pochi istanti si accorse della corona che sormontava la testa del frutto. Guardò sua nonna, e una risata cristallina fece vibrare l'aria. Avvicinò il suo occhietto curioso alla cavità e vi sbirciò dentro, come se si affacciasse al bordo di un pozzo.
- L'ho vista! L'ho vista! Nonna, l'ho vista! E stava ballando!
- Shhh! - disse la nonna - questo sarà il nostro segreto!"

Questa è la storia di Annina... nasce da un ricordo della mia mamma che fin da bambina ho sentito raccontare moltissime volte. Mi diceva di come la mia bisnonna, che si chiamava Dorotea, la portasse amorevolmente con lei per farsi aiutare a raccogliere la frutta. All'alba andavano a piedi fino alla frazione in cui si trovava l'orto, poco distante da casa. Poi tornavano fianco a fianco, con le ceste ricolme di tesori, la mia bisnonna con la sua in equilibrio sulla testa...
Ho sempre adorato sentire questo racconto e così l'ho tessuto, in modo tale che qualcun altro potesse gioirne insieme a me :)

sciarpe tessute a mano al telaio

Certo, la mia versione è un po' diversa: è il frutto nato dal semino che tanti anni fa mia mia madre piantò, raccontandomi la sua storia. È meraviglioso pensare che un ricordo gioioso possa fare tanto bene al cuore di chi lo riceve... nutrirne i sogni, regalare la voglia di vivere a sua volta dei momenti semplici e dolci.

sciarpe tessute a mano al telaio nel laboratorio ArJànas

Eccola qui! Insieme alla sciarpa ho realizzato una spilla lavorata a maglia e all'uncinetto per impreziosirla. Questa richiama la forma della corona sulla testa delle melagrana colta da Annina... e se guardate bene, potrete assistere anche voi alla danza di una piccola creatura!
È la donna danzante ArJànas, che vi invita a danzare con lei :)
Per darle un tocco ancor più particolare, ho pensato di creare un bottone bucando un seme di dattero... questo si è poi trasformato nella sua testolina.
La natura pensa a tutto!

La sciarpa arriverà a casa tua insieme alla sua storia stampata su carta FSC (Fonti gestite in maniera responsabile), racchiusa in un piccolo libro rilegato a mano.
Potete trovare la sciarpa nel mio negozio Etsy, cliccando qui sotto:

Al prossimo intreccio! :)

sabato 26 ottobre 2013

"Zucca e Cioccolato" - Una morbida sciarpa per un dolce autunno

Quanto sono buone le zucche! E belle, anche! Durante le passeggiate in campagna, quando mi capita di vederle tutte allineate nel terreno, immagino che siano abitate da topolini, gnomi, folletti e fate che felici saltellano e giocano tra le loro casette. Queste ultime, con l'aiuto di una dolce filastrocca, cercano di attirare l'attenzione di qualche timida bambina che potrebbe trovarsi nei dintorni:

"Pioggia di foglie e nebbia nel cortile
danzano le fate insieme alle bambine
spunta la luna i nasi vanno su
guarda guarda, ti diverti anche tu!" 

Animata dall'amore per questo dono dell'autunno, la scorsa primavera ho deciso di provare a piantare un semino di zucca per rivivere nel mio piccolo orto quelle emozioni. Non ho molto spazio a disposizione, quindi la mia pianta è cresciuta dentro una vecchia cassetta della frutta, in modo tale da poterla tenere dove la terra non c'è. Dopo circa tre mesi ho potuto raccogliere una zucca violina davvero dolce e profumata. È bello e dà soddisfazione coltivare qualcosa da sè, sperimentando in prima persona i cicli della terra. Devo dire che mi ero talmente affezionata alla zucchetta che quasi mi dispiaceva tagliarla.
Mentre la preparavo per farne dei biscotti mi sono detta: perché non tesserla? La abbinerò alla lana color cioccolato e sarà subito un dolce autunno!

sciarpa in lana tessuta a mano al telaio

Così anche durante l'inverno, quando i colori si faranno più freddi, una sciarpa come questa potrà aiutare chi la indosserà a viaggiare con la fantasia e tornare lungo i viali autunnali, tra le foglie secche e le zucche abitate da allegre creature. Per chiudere la sciarpa si prende per mano la bambolina, la si fa girare intorno al bottone... e la danza avrà inizio...

sciarpe tessute a mano al telaio

Arriverà a casa tua insieme alla sua filastrocca, scritta a mano su carta FSC (Fonti gestite in maniera responsabile).

Potete trovare la sciarpa nel mio negozio Etsy, cliccando qui sotto :)


Così è nata la prima sciarpa della collezione accessori ArJànas che si ispira inevitabilmente ai colori della natura e delle stagioni, alle emozioni che queste sanno donare al cuore chi vuole coglierle.
Presto vi mostrerò tutte le altre, narrandovi la loro storia... :)