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martedì 3 novembre 2015

"Ghianda" e "Lichene": doni d'autunno e trame di lana

Un nuovo racconto sta colorando i fili di lana… una parola dopo l'altra, esso accompagna il maturare dei doni d'autunno. Non solo di zucche, castagne e nocciole è fatta questa stagione... i frutti più belli e nutrienti prendono forma nel dormiveglia dell'anima.
In questi giorni di pioggia e sole, mentre la terra ricerca il suo equilibrio e si appresta al riposo, alla discesa in se stessa, i fusi delle Janas sono già in fermento per creare ciò che il domani dovrà essere. Da ombrose grotte, come fonte silente, fluisce l'aureo mistero della Vita. Sarà un filo impeccabile oppure incerto quello a noi riservato?
La storia che ho tessuto lo racconta: narra di un fuso che cela segreti impenetrabili, di esistenze intrecciate come tele di ragno e fili che consegnano eredità inaspettate tra mani ignare di ciò che le attende. Cosa può accadere a chi osa dipanare il filo della Vita?
Solo chi adotterà le creazioni autunnali che accompagnano il racconto potrà conoscere la risposta…
Come sempre, il libro del racconto è stato stampato e rilegato a mano utilizzando un filo di lino.
Sono dodici tessiture di caldi colori e morbide trame naturali, che racchiudono l'essenza degli scenari boschivi autunnali, a me tanto cari. Oggi ti svelo le prime tre.
Come tutte le creazioni ArJànas, sono pezzi unici che non verranno riprodotti.

"Ghianda"

Ho realizzato la sciarpa "Ghianda" in due versioni: per la prima ho scelto un filato in alpaca e lana de "La Fattoria del Gelso"; per la seconda ho utilizzato della pura lana grossa a un capo. Il filato degli orditi è un mix di lana e alpaca in due tonalità differenti di giallo senape.  Entrambe le sciarpe sono impreziosite da un bottone e da una ghianda in terracotta.
Ecco la prima...

Arjanas Sciarpa tessuta al telaio in lana naturaleSciarpa tessuta al telaio in lana naturale


... e la seconda.

Sciarpa tessuta al telaio in lana naturale arjanas

Sciarpa tessuta al telaio in lana naturale arjanas
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"Lichene"

"Lichene" è un collo lavorato a maglia e all'uncinetto utilizzando un mix di filati: lana merino per la parte principale e alpaca e lana per il bordo. I bottoni sono stati creati a mano partendo da un ramo di quercia.

Sciarpa tessuta al telaio in lana naturale

Sciarpa tessuta al telaio in lana naturale


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martedì 13 ottobre 2015

Di "Nuvola" e di un nido dove i ricordi si schiudono


Un colibrì e il suo piccolo nido di lana cardata, semi e fili di seta rubati alla tela di un ragno distratto.
Mi commuove ammirare la cura profusa da questa madre nella creazione di un intreccio tanto delicato. Ricordo che tanti anni fa, quando ancora ero bambina, vidi per la prima volta un passero che raccoglieva dei ciuffi di lana per rendere più calda la culla intrecciata con pazienza per i suoi piccoli.
Quel gesto mi riempì di euforia, mi sembrò di essere stata testimone di una magia. L'uccellino prese la lana dai rami del cespuglio di lentisco e lasciò qualcosa riservato solo a me: un bellissimo ricordo. Quando tesso le copertine per i neonati mi immergo in quel ricordo. Terminata la tessitura, lascio i frammenti di fili di lana avanzati dopo il taglio delle frange vicino agli alberi, così che gli amici uccellini possano portarli nei loro nidi. So che in Sardegna la presenza ovina abbonda e probabilmente non avrebbero bisogno di questi fili, ma sapere che la fibra da me resa filo e poi tessuta insieme ai pensieri di luce rivolti a una vita che nasce, possa essere condivisa con una creatura così piccola ma al tempo stesso potente, mi fa sognare proprio come tanti anni fa, quando la bimba ero io...
Immagino che la mamma, nel nido, riscaldi questi filamenti con il suo corpicino e, insieme alla vita racchiusa nelle uova, riesca come per magia a dar luce ai sogni celati nei fili di lana. Poi penso al bimbo che riposa nella sua culla avvolto dal candido intreccio della copertina e protetto dall'amore dei suoi genitori, e mi chiedo se qualche uccellino starà riposando e sognando sulle stesse trame...
Sono questi episodi di semplice bellezza che danno forma al mio tessere e alla mia vita.

Copertina "Nuvola" tessuta al telaio con lana merinos filata a mano
Se vuoi che tessa queste emozioni in una copertina per un prezioso regalo, CONTATTAMI ^_^

venerdì 24 aprile 2015

"Storie di bimbe, di fate e di telai" - Piccole gioie tessute a mano


Da oggi la raccolta dei racconti ArJànas "Storie di bimbe, di fate e di telai", sarà accompagnata da un nuovo tesoro: un piccolo telaio in terracotta ingobbiata che porta una tessitura in lino, il tutto realizzato interamente a mano. Quando indosserai la collana e leggerai le storie racchiuse nel libriccino, la tela di lino si colorerà magicamente con le emozioni che vivrai, per dar vita a un ricamo che solo il tuo cuore potrà scorgere. Il disegno, infatti, è un delicato segreto che rimarrà tra voi due. 
Il libro contiene i racconti:

Un intreccio di ricordi;
Cenere e vino;
I fiori del mare;
La via delle rosse foglie;
Altea e l'olivastro;
Risveglio di primavera;
L'abbraccio del mare;
La casa delle trame luminose.


Ed ecco alcune immagini della collana che lo accompagna...

 
    Collana telaio con tessitura in lino fatto a manoCollana telaio con tessitura in lino fatto a mano arjanas

    Collana telaio con tessitura in lino fatto a mano arjanas


Per acquistare questa creazione o per avere informazioni, contattami! :)



lunedì 30 marzo 2015

"La danza delle foglie" - il tocco magico delle Janas

Collana in lino tessuta a mano - foglia di ceramica
Ci sono creazioni che hanno bisogno di rimanere all'ombra della mente per un tempo indefinito, prima di vedere la luce attraverso le mie mani. Un'ombra che le vede nascere, crescere e arricchirsi dei particolari che mi fanno vibrare il cuore... ed è proprio allora che la loro storia fa capolino, quasi fosse collegata alla creazione con un filo invisibile.

Quella che accompagna i delicati ciondoli ArJànas in lino tessuto e terracotta dipinta a mano, è una storia nata pensando al momento in cui l'ultima foglia di un albero decide di danzare nel vento. Leggila con tranquillità, immaginando di essere quella foglia...

"Una tenera fogliolina, rimasta sola sul ramo ormai spoglio, vede tutte le altre foglie lasciarsi andare dolcemente. Queste danno vita a una meravigliosa danza, mosse dal vento e da qualcos'altro, un non so che di conosciuto che la fogliolina, inizialmente, non riesce a scorgere. La danza è gioiosa ed esprime un sentimento liberatorio che anche lei, rimasta ormai sola, vorrebbe vivere. Le piacerebbe lasciarsi andare e volteggiare insieme alle sue sorelle, ma non riesce a farlo, pensa che forse per lei non sia ancora arrivato il momento di danzare.
Poi, dal nulla, ecco che sente risuonare tutt'intorno una risata cristallina che, come una dolce melodia, si insinua nel legno dell'albero madre, la casa sicura che fino a quel momento ha tenuto la piccola fogliolina legata a sé. 
La melodia, trasportata dalla linfa, giunge fino a lei attraversandone ogni fibra come un caldo saluto, nutrendola per l'ultima volta. Ed ecco comparire, da dietro un ramo nodoso e spoglio, una minuscola creatura dalle sembianze femminili. Saltella allegramente nella direzione della fogliolina, danzando e ridendo sonoramente. La sua risata è una melodia, ed è al contempo il suono dei venti, delle acque che scorrono lente o furiose; è la pioggia che bagna l'erba e disseta la terra; è il primo verso di un cucciolo che chiama sua madre; è il canto di tutto ciò che vive... e molto altro ancora, perché questa misteriosa risata appartiene a una Jana.
Collana in lino tessuta a mano - foglia di ceramica
E così, grazie alla risata, la fogliolina capisce che è giunto il momento di affidarsi allo scorrere del Tempo. Si lascia andare, fluendo nella danza della Vita, una danza che in realtà non aveva mai abbandonato."

Forse ti sarà capitato, passeggiando in un bosco o in un luogo abitato dagli alberi, di scorgere una particolare foglia tra tutte quelle che ricoprono il terreno, e di sentirti irresistibilmente attratta da lei. A me succede spesso, perciò, quando mi capita di provare questa sensazione, raccolgo la foglia e la custodisco gelosamente, come se fosse un dono prezioso. Queste foglie un po' speciali le ripongo tra le pagine dei miei libri preferiti o dentro uno scrigno, che contiene dei piccoli tesori naturali: sassolini, ghiande, piume, conchiglie...
Fin da bambina ho sempre creduto che questi tesori ci chiamino perché sono stati sfiorati da una fata, ed è per questo motivo che vengono notati tra tutti.
Ho pensato che mi sarebbe piaciuto portare una foglia fatata sul cuore, ma essendo molto delicata si sarebbe sgretolata dopo poco tempo. Così l'ho immaginata in terracotta, un materiale che viene dalla terra e che adoro, accompagnata da una piccola amica: la Jana, la fata che, gioiosamente, invita la fogliolina a danzare insieme a lei, ricreata tessendo i fili di lino per dar vita a "La danza delle foglie". E ora, proprio come accade nella storia, la foglia e la Jana danzeranno sul mio cuore e sul tuo per sempre, insieme. 

Collana in lino tessuta a mano - foglia di ceramica

Collana in lino tessuta a mano - foglia di ceramicaCollana in lino tessuta a mano - foglia di ceramica

Collana in lino tessuta a mano - foglia di ceramica


Spero che questa creazione ti piaccia :)
Per ricevere informazioni o per acquistarne una, contattami pure!

martedì 17 marzo 2015

"Bottondoro": un luminoso fiore, tra fili d'erba e d'incanto

Sciarpa ArJanas tessuta a mano al telaio in lana e alpaca
Che colore ha l'emozione vissuta in un luogo d'incanto? Può avere il colore dei fiori in rinascita, del sorriso che ti illumina il cuore quando scorgi la loro magia che si sta compiendo proprio davanti ai tuoi occhi. Ed è il ricordo di quello speciale scintillio che avverto, nell'istante in cui la mia mente incontra la giusta combinazione tra colori e sensazioni. Con "Bottondoro" è stato così...
Te la presento: è la nuova sciarpa ispirata al racconto Risveglio di Primavera, sbocciata nel verde della Radura Incantata, tra i fiori variopinti che fanno capolino tra i fili d'erba, in quel posticino racchiuso nel profondo dell'anima, dove tutto è avvolto dalla luce.
Ho tessuto "Bottondoro" tenendo stretti tra le dita questi pensieri, queste calde e dolci sensazioni...
Per lei, nella trama, ho utilizzato uno dei miei amati filati de La Fattoria del Gelso, in alpaca e lana (70%-30%); per realizzare l'ordito ho scelto un mix di pura alpaca e ancora alpaca e lana (35%- 65%). Il bordo in pura alpaca realizzato all'uncinetto le dona quel tocco di colore in più, per farti sentire proprio come un grazioso fiore nascosto tra l'erba fresca... Infine, il bel bottone in terracotta, realizzato appositamente a mano per impreziosire questa creazione, chiude la sciarpa con una danza di piccole Janas...
Ecco qualche altra splendida immagine di "Bottondoro" scattata da Roberto Rossi.


Sciarpa ArJanas tessuta a mano al telaio in lana e alpaca

Sciarpa ArJanas tessuta a mano al telaio in lana e alpaca

Come sempre, ti invito a scrivermi per avere ulteriori informazioni o per acquistare questa creazione... :)

giovedì 11 dicembre 2014

"La casa delle trame luminose" - Le Erbe di Janas e altri racconti


Finalmente posso mostrarvi i primi due sacchetti realizzati in esclusiva per Le Erbe di Janas! Dato il mio interesse per i rimedi naturali e per le erbe, sono davvero felice di questa piacevole collaborazione.
I sacchetti sono tessuti a mano sul telaio tradizionale, usando fili di lino naturale e candida lana sarda. La preparazione dell'ordito per il telaio è anch'essa completamente manuale, proprio come facevano un tempo le nostre nonne: le Janas non amano le scorciatoie!
Infine, dopo la tessitura, le tele sono state cucite con ago e filo insieme alla fodera di cotone, per dar vita ai magici sacchetti...
Come tutte le creazioni ArJànas, i sacchetti verranno realizzati in edizione limitata: ne esisteranno soltanto dieci.
Ovviamente non poteva mancare una dolce storia ad accompagnarli. 
Spero possa riscaldarvi il cuore. :) 


- La casa delle trame luminose - 

In una piccola casa adagiata sul limitare di un verde bosco viveva una giovane tessitrice. In un piovoso pomeriggio d'autunno, seduta al suo telaio, era intenta a tessere una bella tela di lino e di lana. Le sue ore stavano scorrendo così, tra una trama e l'altra, ed ella ne era assai felice e grata. Se non che, quando l'ennesima trama venne battuta, la fanciulla ebbe un leggero capogiro. Qualcuno potrebbe pensare che ciò fosse dovuto alla fatica, ma non sempre la soluzione che appare più sensata è quella corretta. Fatto sta che decise di fermarsi. Prese ad ammirare il lavoro che si estendeva dinanzi ai suoi occhi, posò le mani davanti a sé, sul tessuto, e vi fece scorrere lievemente i polpastrelli. Assaporò la piacevole sensazione data da quel contatto familiare e al tempo stesso mutevole, come il volto della luna. Mentre era assorta nella contemplazione, inaspettatamente un delicato nastro di luce decise di farle visita; filtrava da una piccola finestra andando a posarsi sulla tela, e qui giocava con i bianchi fili intessuti dalle mani gentili. La polvere del lino sollevatasi durante la tessitura galleggiava ancora nell'aria e risplendeva deliziosamente, conferendo a quello scorcio un non so che di fatato. La fanciulla sapeva bene che tutto ciò sarebbe durato non più di pochi istanti, così fece il possibile per far propria ogni molecola di quella bellezza impalpabile e delicata. 
Quando si trovava racchiusa tra i confini del suo telaio, aveva la certezza di varcare la soglia di un mondo che in pochi avevano il privilegio di poter ammirare. Chiuse gli occhi, percorrendo con le dita i sentieri tracciati dalle trame, e si ritrovò sulla stradina di un antico borgo, lastricata ordinatamente con piccole maioliche dai riflessi vagamente argentei. Intorno a lei, dopo le tante ore trascorse al telaio, ancora riecheggiava il dolce suono del pettine di canna. Toc toc. Toc toc. Toc toc. Il ricordo del suono ovattato pareva bussare ad una porta nascosta chissà dove, in profondità; e la fanciulla intorno a sé di porte ne vedeva tante, ma non sapeva dove si trovasse quella che chiedeva con insistenza di essere aperta, né cosa celasse. Toc toc. Toc toc. Toc toc. Il suono, che durante la tessitura era ingentilito dalle morbide trame di lana, mostrava ora un sentiero che sapeva condurre altrove, al di là dei pensieri e del ricordo.
Ella vagava incuriosita per le stradine dell'antico borgo e sovente si soffermava a sbirciare all'interno delle case di pietra. Una in particolare catturò la sua attenzione, poiché non aveva alcuna porta. Toc toc. Toc toc. Toc toc. Ora il suono pareva aver guadagnato una nota di insistenza. La fanciulla si sollevò in punta di piedi per provare a scorgere, attraverso la finestra, cosa vi fosse all'interno della misteriosa casa. Purtroppo però la finestra era posta più in alto rispetto a quelle delle altre case, e la poverina dovette scivolare svariate volte prima di riuscire nel suo intento. Finalmente la punta del suo piede fece presa in una fenditura del muro e la fanciulla riuscì a sollevarsi quanto bastava per riuscire a saziare la sua curiosità. Ecco che, all'interno della stanza, vide se stessa. Era seduta al telaio, intenta nella tessitura. Toc toc. Toc toc. Toc toc. D'improvviso la fanciulla dentro la stanza smise di tessere e sorrise, illuminata dalla calda luce che ella stessa aveva nel cuore. Oltrepassò i confini del suo telaio e si diresse verso la porta d'ingresso. Quando la aprì, un volo di candide garzette si librò nell'aria, portando con sé qualche scintilla di quella preziosa luce che volò in alto, tra le nuvole grigie e le gocce di pioggia che cadevano fitte.

Infine, ecco alcune immagini che mostrano la lavorazione interamente manuale dei sacchetti.

Tessuto in lino sardo tessuto a mano da Arianna Pintus
Un momento della tessitura manuale della tela

Tessuto in lino sardo tessuto a mano da Arianna Pintus
La tela tessuta a mano sul telaio

Tessuto in lino sardo tessuto a mano da Arianna Pintus
La rifinitura dei bordi eseguita con l'ago e il filo di lino

Tessuto in lino sardo tessuto a mano da Arianna Pintus
Interno del sacchetto: particolare delle
 cuciture realizzate a mano
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lunedì 1 dicembre 2014

"Gocce di lavanda": le Stagioni nel Cuore

Sciarpa ArJanas tessuta a mano al telaio in lana e alpacaOgni stagione è uno stato interiore, un sentimento che può nascere e perdurare più o meno a lungo nel cuore. Al di là dei cambiamenti metereologici e stagionali, i mutamenti che appartengono ai cicli del nostro essere non hanno confini tanto netti da poterne stabilire rigidamente l'inizio e la fine. Così una mattina, mentre confezionavo il sacchetto di fiori di lavanda che avrei poi riposto tra le pieghe della copertina "Nuvola", per un momento mi sono sentita in Primavera. Complice anche il sole che sfavillante si alzava nel cielo, inconsapevole di accendere con tanto fervore le prime luci di una mattina di metà novembre, ho avvertito una scintilla di Primavera nell'aria... 
Mi è venuta voglia di avere tra le mani fili dai colori tenui e primaverili, così ho tessuto una variante della sciarpa "Gocce di lavanda" utilizzando il filato in alpaca e lana de "La Fattoria del Gelso", tinto a mano con colorazioni ecofriendly; con esso ho tessuto la trama. Per l'ordito ho scelto un mix di lana e mohair verde scuro, viola e grigio chiaro. Il bottone che chiude la sciarpa è realizzato artigianalmente con un pezzetto di ramo di limone. Infine, una delle mie piccole Janas danza e saltella qua e là divertita, e si nasconde tra le morbide frange... non poteva certo mancare!
Come ogni mia creazione, questa sciarpa ha la sua storia che viene stampata e spedita insieme ad essa. Puoi leggerla qui:

Per ulteriori informazioni sulla sciarpa, contattami!


Sciarpa ArJanas tessuta a mano al telaio in lana e alpaca

Sciarpa ArJanas tessuta a mano al telaio in lana e alpaca

*tinto a mano con colorazioni ecofriendly

lunedì 17 novembre 2014

"Olive": tessere il sapore dei ricordi

Sciarpa ArJanas tessuta a mano al telaio in lana e alpaca
Vi presento "Olive", la nuova sciarpa tessuta a mano firmata ArJànas!
La trama è stata realizzata con uno dei meravigliosi filati di alpaca e lana de "La fattoria del gelso" di Elisabetta Bernuzzi, mentre l'ordito color grigio tortora è in mohair. Si chiude con un bottone fatto a mano con il legno di limone recuperato dalla potatura della pianta. Guarda bene, all'estremità di uno dei lacci c'è una piccola Jana che danza gioiosamente!
Quando ho visto quella bellissima lana verde non ho saputo resistere e l'ho acquistata senza sapere esattamente come l'avrei utilizzata. Poi un giorno, mentre lavavo le olive da confettare, ho avuto l'illuminazione: l'avrei usata per tessere una sciarpa dedicata a questo buon frutto! Preparare le olive confettate è una delle tradizioni stagionali che porto avanti da qualche anno, seguendo la ricetta suggeritami da una preziosa "tzia", sempre ricca di consigli. Ora c'è un tessuto intriso della tenerezza che appartiene al ricordo legato a questi gesti...
Oltretutto l'ulivo è una pianta considerata sacra fin dall'antichità. Pensate che un tempo erano previste pene esemplari (l'esilio o in taluni casi la morte) per chi avesse osato tagliare l'albero. Che differenza in confronto a quanto avviene oggi!

La sciarpa è accompagnata dal racconto "La finestra sull'autunno", stampato su carta riciclata e rilegato a mano con i fili di lino.
Per informazioni o per acquistare la sciarpa, contattami!


Sciarpa ArJanas tessuta a mano al telaio in lana e alpaca

                                      Sciarpa ArJanas tessuta a mano al telaio in lana e alpaca




martedì 21 ottobre 2014

"Una donna, una nave e il mare": soffici trame d'azzurro tessute

Sciarpa ArJanas tessuta a mano al telaio in lana e alpaca
Il morbidissimo filato in alpaca/lana de "La fattoria del gelso", fa da trama alla nuova sciarpa ArJànas dedicata all'Acqua. L'azzurro tenue del filato, intrecciandosi all'ordito in mohair, crea delle meravigliose sfumature che ricordano l'acqua, la schiuma delle onde, i riflessi di un incontaminato fondale marino che si estende davanti ai tuoi occhi. Il bottone è un pezzetto di legno levigato dal mare, raccolto tanto tempo fa, e chiude la sciarpa grazie ai lacci di lana, sui quali vi sono una piccola Jana e una conchiglia...


Le sciarpe ispirate all'Acqua saranno accompagnate dal racconto "Una donna, una nave e il mare", rilegato a mano in un piccolo libro, utilizzando i fili di lino...

Per ricevere ulteriori informazioni o per acquistare la sciarpa, contattami! :) 



- Una donna, una nave e il mare - 

"Quando giunse al porto insieme a suo figlio e dovettero imbarcarsi, attraversare indenne la passerella metallica della nave fu liberatorio, per Caterina. Temeva che questa potesse ritirarsi all’improvviso per impedirle di andar via.
– Non farmi scherzi, rimani lì dove sei – pensò.
La passerella obbedì docilmente, non potendo fare altrimenti. Rimase ferma, immobile per lasciar passare Caterina e il prezioso carico che si portava dentro. Un misto di delusione, dolore e voglia di rinascere altrove.
– Poco fa pensavo che non saremmo riusciti a imbarcarci – disse a suo figlio dopo qualche tempo. Erano saliti sul ponte e osservavano le manovre della nave che si apprestava a salpare. Da quella prospettiva sembrava che in realtà fosse la terra a muoversi e ruotare lentamente, per prendere il largo e allontanarsi da loro.
– Perché non avremmo dovuto riuscirci? – chiese Riccardo.
– Non so. Forse mi aspettavo di venire punita per via di questa fuga improvvisa.
Caterina strapazzava nervosamente i bottoni della sua camicetta un po’ troppo leggera, seguendo con lo sguardo le automobili che transitavano sulla strada che si allungava di fronte al porto. Chissà quanti, tra conducenti e passeggeri, avrebbero voluto lasciare ogni cosa e partire, come stava facendo lei.
– Perché mai qualcuno dovrebbe punirti? – fece Riccardo, in un misto di incredulità e divertimento – Certo che a volte ti vengono in testa delle idee davvero strane. E poi non stai mica fuggendo. Non per sempre, almeno. Prima o poi dovrai tornare, no?
– No. Non tornerò.
– Non tornerai – ripeté Riccardo. Voleva essere sicuro di aver afferrato il concetto. Anche se, quando si trattava di sua madre, sapeva che il concetto poteva assumere connotati assai incostanti.
– E che ne sarà di ciò che hai lasciato qui? La casa, il lavoro – era seriamente preoccupato.
– Come vivrai? – aggiunse, cercando gli occhi di sua madre .
Caterina continuava a spingersi, con lo sguardo, verso la terraferma. Come per sfidare, beffeggiare, la forza che sentiva volesse trattenerla. La nave aveva cominciato a prendere il largo e lei capì di aver avuto la meglio. È vero, c’era sempre la possibilità che affondasse, ma non le importava.
- Mi sono imbarcata sulla nave e sono partita, questa è la cosa fondamentale. Se dovessi morire annegata non sarebbe una sconfitta, per me. Morire in mare, un territorio neutro dove le regole della terra non contano, è di per sé una vittoria. Per questo devo attraversarlo. Per poter andare avanti, per provare a ricostruire la mia vita. Se fossi rimasta sull’isola, per quanto lontano mi fossi spinta, non avrei avvertito il distacco. Lo strappo dato dal mare è quello che mi serve – annuì tra sé, per incidere ancor più fermamente quel pensiero nella sua volontà.
Caterina sapeva che quella forza sconosciuta sarebbe rimasta sulle sue tracce per chissà quanto tempo. L’avrebbe cercata, senza alcuna fretta, e le avrebbe riconsegnato la sua vecchia vita come si fa con un oggetto smarrito e dimenticato. Magari proprio quando pensava di essere riuscita a seminarla definitivamente, l’avrebbe ritrovata. “Dove credevi di andare?” Le sembrava di sentirne la voce. Partire era l’unico modo per sbarazzarsene. “Che segua pure il ricordo di ciò che di me è rimasto a terra, girando a vuoto per l’eternità come un maledetto segugio”.
– Come vivrò non è un problema che deve riguardarti – disse Caterina dopo parecchi minuti lasciati scorrere in un silenzio saturo di attesa e di salsedine, che aleggiavano ovunque, impregnando ogni cosa.
Qualsiasi discorso tenuto in quel momento sarebbe rimasto intatto, protetto dall’azione del sale. O chissà, forse in questo caso ne sarebbe stato corroso, per via della delicatissima natura. Ogni frase da pronunciare andava valutata attentamente, per non rischiare di distruggerne il vero intento o, al contrario, di fare in modo che si concretizzasse.
Caterina scelse di non dire nulla, per il momento. Avrebbe portato in salvo i suoi piani, lasciando che vedessero la luce per la prima volta solo dopo essere sbarcata in Grecia. Lì avrebbe trovato un luogo sicuro, e aprendo con delicatezza il barattolo che li conteneva, avrebbe regalato loro la libertà.
Riccardo continuava a fissarla, in attesa di una risposta. Dopo parecchio tempo, stanco di quel silenzio ostinato, afferrò la spalla di sua madre, dandole un forte scossone. Voleva richiamare la sua mente alla realtà di cui lui faceva parte.
Caterina, per niente turbata, si voltò lentamente posando lo sguardo dapprima sul suo braccio, che ancora conservava il tremito della scossa ricevuta, poi sul viso di suo figlio. Rimase ancora in silenzio.
– Credi di poter fuggire dalla realtà. Beh, non puoi farlo. Scappare non ti servirà a nulla – affermò Riccardo, in tono secco. Stava per aggiungere qualcos’altro ma, frastornato dall’impulso che pareva essersi impadronito delle sue labbra, si fermò.
– Sono stato davvero io a parlare? – pensò. Si pentì subito di aver usato un tono così crudele nei confronti di sua madre, dopo tutta la sofferenza che aveva dovuto subire e dalla quale stava cercando una via d’uscita.
– Scusami, non volevo, – si affrettò a dire – ma sono preoccupato per te e non vorrei che la situazione andasse peggiorando, invece di migliorare. Mi rimangerei quelle parole, se fosse possibile.
Si curvò su se stesso, reggendo la testa tra le mani. La sentiva incredibilmente inconsistente. Dopo poco tempo, Caterina si accorse che la schiena di suo figlio, incurvata, aveva preso a sobbalzare e vi posò la mano, perché si stabilizzasse.
– Non importa – disse. – Tu non devi preoccuparti, di niente. Qualunque cosa accada.
Riccardo sollevò il viso rigato di lacrime. Cercò qualcosa negli occhi di sua madre, un indizio, un suggerimento che gli permettesse di comprendere appieno il significato delle sue parole e della sua scelta. Ma non riuscì a scorgere nulla. D’un tratto, infatti, gli occhi di Caterina si chiusero in fessure inespugnabili, quasi avessero catturato un elemento che vi si era soffermato per un tempo eccessivamente lungo, e non volessero lasciarlo andare.
– Un giorno capirai, – disse Caterina – ma ora non è il momento giusto.
Riccardo, ancora più confuso, non obiettò. Si limitò ad annuire accettando la volontà superiore celata in quelle parole. Caterina sorrise serafica e dopo qualche istante aggiunse, con calma:
– Senti? – e così dicendo sollevò la mano che poco prima aveva posato sulla schiena del figlio, indicando il cielo. Lo sguardo vagava senza una meta oltre la superficie azzurra del mare.
Si udirono le voci di numerosi gabbiani che arrivavano da lontano, in volo. Molte di esse erano andate disperse nel percorrere le distanze che separavano le terre. Erano cadute improvvisamente, come gocce di pioggia sul mare. Lui le aveva reclamate, chiamate a sé per nutrirsi di loro.
Caterina le udì mentre andavano a fondo e venivano inghiottite in quel tutto: là si fusero in numerosi fili afferrati repentinamente da misteriose mani femminili che, in un sol gesto, ne fecero trama della vita di là da venire. Ma questo Caterina non poteva saperlo, perciò in cuor suo si rivolse alle acque scure del mare aperto.
– Prendi anche le sue parole, ti prego. Tu sei l’unico che può tramutarle in qualcosa di buono. Così come sono non possono esistere. Lo sai, vero?
Si alzò dalla panchina per allontanarsi da suo figlio, che provò a richiamarla a sé ancora una volta.
– Mamma! Stai bene?
Caterina rispose con un sorriso serafico, intonando un motivo allegro improvvisato sul momento, le labbra serrate.
Poi non disse più nulla, o almeno, niente che Riccardo potesse udire.
Per tutta la durata del viaggio, infatti, parlò solo con il mare, che a sua volta non disse niente che Caterina potesse comprendere. Ciononostante lei fece tesoro di ogni frammento del loro incessante dialogo.
– Prima o poi capirò – si disse, e lo disse anche al mare.
La nave procedeva sulla sua rotta, scivolando senza intoppi sulle parole di Caterina e di Riccardo, sui loro pensieri e sui loro intenti. Il mare non si curò di tutto ciò. Li lasciò passare sapendo che, in un modo o nell’altro, li avrebbe incontrati ancora."


Sciarpa ArJanas tessuta a mano al telaio in lana e alpaca

Sciarpa ArJanas tessuta a mano al telaio in lana e alpaca


sabato 18 ottobre 2014

"Jana dell'uva": danzando tra i filari del ricordo

"La fievole luce dell'alba gioca a far capolino tra le nubi screziate di rosso vermiglio, divine ragnatele impadronitesi del cielo. Tesso la mente con profumi lontani, come il vago ricordo di antichi saperi, e di tempo che scorre, scorre via, per non tornare. Tempo in cui io non ero, ma che sento appartenermi.
Terra e sabbia ai miei piedi, come vita potenziale offertami in dono. Tra le mani un grappolo di danze, di feste e di canti, di speranze. Scruto oltre la superficie annebbiata della buccia violacea: un movimento impercettibile attira il mio sguardo, quasi come un ricordo che, senza farsi notare, mi passa accanto. Con un gesto, la nebbia scompare. Il presente mi invita ad assaporare la sua dolce polpa, perché la danza deve continuare."

Ho tessuto la collana "Jana dell'uva" ispirandomi alla Vendemmia, ai ricordi che questo momento evoca nella mente di chi vi ha preso parte. L'occasione è solenne e carica di aspettative: è insieme rito e festa. 
Durante le celebrazioni legate al mondo contadino, che sancivano il ciclico scorrere del tempo, le Janas erano solite unirsi alle danze sacre degli umani; ma questo accadeva tanto tempo fa, quando l'animo umano era semplice e puro, e ancora ascoltava il respiro della Natura.


Le collane "Jana dell'uva" fanno parte delle "Donne danzanti ArJànas": un po' donne, un po' fate. Tessute con fili di lino naturale, utilizzando un'antica tecnica di tessitura ormai quasi dimenticata, tra i fili di lino recano un cristallo di ametista o di granato. 
Ogni Donna danzante ondeggia sul tuo cuore per ricordarti di vivere con gioia. Se il cuore, stanco e confuso, si smarrisce lungo il cammino, la piccola Donna lo aiuta a ritrovare la Via. Danzando, gli indica la strada che conduce a casa.

Come darle "Vita"?

Immergi la donna nell'acqua per qualche istante, posala sul petto, all'altezza del cuore, e poni le mani su di lei. Dovrai darle un nome... sarà lei a rivelartelo. Quando lo sentirai, soffia sulla piccola pietra. Ecco, ora la donna è tua alleata.

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martedì 14 ottobre 2014

"Ossidiana": occhi di Janas, scrigni e tesori

Si dice che le Janas avessero occhi neri come ossidiana, o come le notti senza luna. Li rivedo baluginare nell'estasi delle incantate danze notturne, oscure braci capaci di illuminare il ciclo del Tempo, della Natura. Il riflesso di quegli occhi riesco a vederlo ancora, di tanto in tanto, nella fiera profondità dello sguardo di certe donne della mia terra. Magari, come narrano le leggende, nelle loro vene scorre sangue fatato...
Pensando a quegli occhi mi chiedo se qualcuno, in passato, avrà avuto l'ardire di avventurarsi fino alle case di roccia, scavate dalle piccole donne-fate con le loro stesse unghie, e sfidarne il nero di ossidiana, per scoprire come poter ricevere in dono uno dei loro tesori. Esse, depositarie e custodi delle arti e dei saperi legati al mondo antico, ne difendevano l'integrità dalla bramosia e dall'avidità umana.
S'Iscusorgiu, lo scrigno in cui venivano custoditi gli ori splendenti, le stoffe tessute e ricamate con le sete più fini, non è altro che il dono che l'essere umano poteva ricevere nei tempi in cui il suo animo si rivelava affine ai sottili equilibri della Natura. Quando quest'ultimo è mutato, smettendo di riconoscere la sacralità della Terra, profanandone gli elementi, mancando di rispetto alle Janas che ne erano custodi, esse hanno nascosto i loro saperi lontano da occhi indiscreti. Da quel momento non permisero a nessuno di usurpare tale tesoro e, per fare in modo che si mantenesse intatto, posero a guardia dello stesso interi sciami di "Musca maghedda", un letale tipo di mosca che si cibava di carne umana. Se anche nel dormiveglia una Jana avesse sussurrato tre volte il vostro nome, rivelandovi poi la strada da seguire per poterlo trovare, una volta giunti in tale luogo avreste dovuto scegliere se portar via ogni gioia contenuta nello scrigno, oppure godere della sua Luce e tornare indietro più ricchi... nel cuore, grazie a quella vista; poiché nessuno ha il diritto di impadronirsi di un tesoro che appartiene a chi verrà, così come la Terra, la prima scelta si sarebbe rivelata fatale. 
Nell'oscurità dello scrigno immagino risplendere ogni singola gemma, ogni bottone di filigrana, le sottili stoffe ripiegate con cura e morbidamente adagiate che mai verranno indossate, se non nei sogni più belli: simbolo dell'interezza di un luogo incantato la cui soglia non può essere profanata da mani indegne. Ciascun pezzo del glorioso tesoro è un ricordo, un prezioso sapere che le Janas culleranno in grembo per l'Eternità: il grembo, la grotta, lo scrigno e quindi il tesoro, sono parte della Jana stessa.
Il tesoro non deve essere sfidato, ma ascoltato e osservato con rispetto; solo così si potrà coglierne la vera essenza.

Con i fili di lino ho tessuto le piccole Janas dei gioielli "Ossidiana". Esse recano due cristalli di ossidiana nera, proprio come i loro occhi, come la notte che veglia sulle loro danze, come l'oscurità che regna nei loro scrigni. Oscurità che non è assenza di Luce, ma ciò che la richiama e la invita a splendere più luminosa che mai. 

Il primo cristallo del gioiello è piccolo, e risiede sul grembo della Jana; il secondo è più grande e sta sopra di lei, all'altezza del tuo cuore.

Per qualsiasi informazione e per acquistare una delle mie creazioni, contattami!
Particolare del gioiello: il cristallo di ossidiana nera
In questo caso ho tessuto l'ossidiana nel gioiello
"Ossidiana"

martedì 23 settembre 2014

"Jana della Luna": Tessere di luna e di donne

Ogni creazione ha la sua storia e il suo momento per "prendere vita" dalle mie mani.
Dedicare i miei pensieri alla luna, fonte incorruttibile di ispirazione e gioia, è per me un gesto di rigenerazione, a prescindere dal volto che questa sta svelando o celando in quel dato momento.
La finestra aperta è sempre pronta ad accogliere i suoi raggi che, come dita impalpabili e materne, si posano sui fili di lino e sulle mie mani, guidandole durante la tessitura, imprimendovi idissolubili scie d'argento...
Tessere con la luna è attingere serenità dal luminoso pozzo del cielo e, con amore e fiducia, lasciarsi guidare. 

Ieri notte ho tessuto un nuovo gioiello ArJànas "Jana della Luna" e la tessitura ha dato origine a questi versi, probabilmente non perfetti, ma che rappresentano per me uno degli aspetti del legame indissolubile tra l'animo femminile e la luna.
Accompagnano il gioiello della foto qui a lato, spero tu possa trovarti in sintonia con essi...




- La Prima Donna -


© Terri Foss
La Prima Donna dimora sulla luna, 
Fin da quando la terra era bambina.
Nelle silenziose
notti del tempo passato,
Una donna ne udì il soave canto.
Volse lo sguardo all'infinito candore
E scorse la Prima Donna che
In gioiosa solitudine 
Le tendeva la mano,
Cantava, rideva.
Dalle sue dita un filo sgorgò, 
raggio di luna, grazia del cuore.
La donna balzò
In punta di piedi,
Protese le mani.
Volle abbracciare la luna
Afferrare il filo,
Sconfiggere l'altezza
Annullare il distacco.
Così, un'altra donna arrivò
e un'altra ancora.
Unirono le mani,
Filarono gli intenti
Tessendo l'ardore, 
Rammendarono il dolore
E un immenso manto si librò nel cielo.
Quando le donne anelarono alla luna,
la raggiunsero.
Insieme.

mercoledì 10 settembre 2014

"Jana della Luna": raggi di luna e danze di fate

La "Jana della Luna", tessuta a mano con fili di lino naturale ha un cristallo di pietra di luna cucito sul suo pancino... scrutando nel candore del cristallo è possibile scorgere delle opalescenze azzurre: questi lievi bagliori ricordano le acque dei laghetti sacri alle Janas. Nei racconti la loro pelle viene dipinta di un bianco tanto puro da riflettere i raggi lunari e perciò, nelle notti di luna piena, è forse ancora possibile vederle danzare sui pianori, luminose e pure.

Il bracciale è un gioiello "Ammentos" (Ricordi), realizzato con i fili di lino e un'Adularia, pietra
 collegata alla simbologia lunare. Qui puoi trovare la loro storia.

Ho creato il bracciale e la collana durante il plenilunio di Settembre, per celebrare la luna del Raccolto. Sotto i raggi di luna, insieme alle Janas, ho danzato tra bianchi cristalli e fili di lino...


La collana è un PEZZO UNICO. Probabilmente in futuro creerò altri gioielli dedicati alla luna, ma ciascuno di essi sarà diverso.

mercoledì 3 settembre 2014

"Jana delle Erbe": donne e racconti, saperi e silenzi


La collana "Jana delle Erbe" è stata ideata in onore delle piante che, fin dall'antichità, si offrono a coloro che vogliono affidarsi alle loro proprietà benefiche e curative. Tessuta a mano con fili di lino, impreziosita da un cristallo di olivina o di tormalina verde e perle di vetro, nasce dalle mie mani, proprio come un germoglio, grazie a una delle storie antiche raccolte durante il mio cammino di ricerca e riscoperta della tradizione orale.
Ora questa storia voglio condividerla con voi... buona lettura!
  Da tempi immemori, in Sardegna, si narra che le Janas suggeriscano alle donne quali piante utilizzare per curare, nutrire, vestirsi. Non di rado, in passato, durante i lunghi tragitti che conducevano ai lavori nei campi, le donne più fortunate e attente improvvisamente rallentavano il passo, distaccandosi dal resto dei famigliari. Di tanto in tanto qualche bimbo curioso si avvicinava di soppiatto, per cercare di capire cosa stesse succedendo. Un unico sguardo deciso lo ammoniva al silenzio, perché niente doveva disturbare la magia mentre stava avvenendo. Se la Jana parlava, la donna riempiva la sua cesta di erbe buone e nutrienti, che avrebbero permesso a tutti di lavorare con forza e vigore, e anche di sanare qualche ferita o dolore. Quando gli occhi "in più" erano indiscreti e non avrebbero compreso e rispettato il dono, allora la Jana stava zitta... almeno fino al viaggio di ritorno.

Insieme alla collana riceverai la storia che hai appena letto, rilegata in un piccolo libro...


Il gioiello ArJànas "Jana delle Erbe" è disponibile con una o più perle di vetro. Contattami pure per avere un gioiello creato appositamente per te!