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lunedì 4 agosto 2014

"Sottobosco": come d'autunno nei boschi le fate

Tonalità boschive e autunnali per "Sottobosco": la sciarpa ArJànas in lana realizzata all'uncinetto. Si chiude come un abbraccio, grazie al bellissimo bottone di legno arricchito da un motivo floreale e alla Jana tessuta che vi "danza" intorno.
I suoi colori ricordano la corteccia rugosa degli alberi più anziani, le foglia arrugginite che nonostante il freddo non vogliono ancora lasciarsi andare, il verde del muschio che volge il suo sguardo a nord. Sì, mi pare proprio di scorgere anche il tocco di rosso che colora la buccia dei dolcissimi corbezzoli!
Una sciarpa che si illumina tutta, tra i giochi di luce, in un bosco che brulica di vita e di magia...

   

lunedì 10 marzo 2014

I fiori del mare

Il racconto che leggerete tra poco accompagna il premio che ho uncinettato in occasione del concorso creativo "I fiori del mare e la magia dell'acqua: fai scorrere la tua creatività!", che si è svolto a dicembre sulla pagina Facebook ArJànas.
Il nome che ho scelto per la sciarpa è "I fiori del mare" proprio perché per crearla mi sono ispirata al mare della Sardegna e alle acque della mia meravigliosa terra. È stata realizzata a mano all'uncinetto in morbida lana merino 100%, impreziosita da una piccola donna danzante "ArJànas" e da una campanella dorata.
Giveaway della sciarpa "I Fiori del mare" Laboratorio ArJànas

Ora vi lascio al racconto, spero possa emozionarvi!

"In una strana serata di fine autunno, il blu del cielo che si lasciava intravedere appena tra i lembi dischiusi di una lacera coltre di nubi, il vento incessante che sospingeva ogni cosa in direzione del suo destino, una ragazza vagava in lungo e in largo per la spiaggia deserta. Pareva cercare qualcosa tra la sabbia e le onde spumose; lo sguardo cristallino vagava senza posa, tanta era la meraviglia che provava ogni volta che si trovava dinanzi al mare.
Quel giorno la sabbia era particolarmente umida e fredda, anche nei punti della spiaggia più lontani dall'acqua; la ragazza la percepiva insinuarsi tra le dita dei piedi che attentamente carpivano i segreti racchiusi all'interno di ogni suo granello.
Brigida voleva sentirla, la sabbia, anche se al momento di indossare di nuovo le scarpe, di ritorno a casa, probabilmente non sarebbe riuscita a scacciarla dai piedi. Soprattutto per quest'ultimo motivo amava camminare scalza anche in inverno, perché – pensava – così facendo avrebbe conservato un po' di mare dentro le scarpe e gli avrebbe dato modo di guidare i suoi passi. Sentire la sabbia le permetteva di non andare troppo lontano senza pensare ai bellissimi momenti vissuti insieme; grattando contro le piante dei suoi piedi l'essenza dell'acqua reclamava tutte quelle attenzioni che le spettavano di diritto.
– Preferisco avere la sabbia dentro le scarpe, invece che futili pensieri per la testa, – sostenne con aria solenne una volta, quando la proprietaria della bottega presso cui era solita servirsi sua madre le fece notare che ne stava spargendo una gran quantità sui pavimenti altrui. La donna rimase sbigottita: non immaginava che una risposta tanto pungente potesse arrivare dalla bocca di una ragazza a malapena dodicenne.
Gli anni trascorsero e il suo temperamento non mutò eccessivamente; solo di tanto in tanto, quando le capitava di sentirsi malinconica, triste o arrabbiata, invece di scagliare le sue emozioni come un'onda addosso a chi la provocava, Brigida si avvolgeva in un velo che la proteggeva, permettendo al suo mondo interiore di sanare le ferite inflitte da persone e fatti che appartenevano all'altro mondo, quello che si estendeva intorno a lei. Allora arrivava al mare, aspirava profondamente il respiro delle onde e ne ascoltava la voce, e in questi pochi preziosi gesti trovava tutto il conforto di cui aveva bisogno.
Brigida, intanto, aveva trovato ciò che cercava: un cantuccio che poteva offrirle riparo dal vento di maestrale, scavato negli alti banchi di posidonia che la forza delle maree aveva condotto a riva. Euforica, si arrampicò sulla parete in cui si trovava questo nido speciale, e vi si rintanò alla svelta, traendo a sé le ginocchia in un gridolino di piacere per la sensazione di calore offerta da quel rifugio improvvisato. Sembrava fatto apposta per ospitarla: era come se qualcuno, senza farsi accorgere, avesse misurato il suo corpo per offrirle con cura questo dono inaspettato.
Un forte odore salmastro emanava dagli strati di foglie che la circondavano; eppure, a differenza di tante persone che disprezzavano tale pianta marina, come se la sua presenza sulla spiaggia denotasse sporcizia, Brigida sapeva bene che in realtà tra le sue foglie veniva custodita la vita. Quando qualcuno dimostrava avversione nei confronti della posidonia adagiata sulla battigia sentiva montare la rabbia dentro di sé. Certe volte le sembrava di avere qualcosa che non andasse, come se i sensi le giocassero degli scherzi.
– Com'è possibile che ciò che per alcuni puzza, per me abbia un odore tanto caro e familiare? – si poneva spesso domande simili, ma non riusciva proprio a trovare una risposta, tanto le sembravano assurde certe questioni.
Mentre rifletteva sul quesito con un'espressione grave dipinta sul volto, uno spruzzo d'acqua salata arrivò a distoglierla dai suoi pensieri, come una risposta saggia e schietta. La ragazza sorrise, godendosi quella sensazione di inattesa freschezza, di leggerezza.
Sentì, in lontananza, uno scampanellio. Lieve ma deciso, pareva venire nella sua direzione.
– Cosa sarà questo suono? – domandò in un sussurro, la curiosità che le accendeva gli occhi grandi e limpidi, e le guance. Abbassò dolcemente le palpebre, provando a immaginare cosa potesse essere quel suono misterioso; la sua fantasia si librò alta nel cielo screziato di ricordi e di vita.
Chiuse gli occhi per assaporare più a fondo quel momento e in un attimo si sentì trasportare altrove, lontano, lontano; al contempo, inspiegabilmente, il suono del campanello si fece sempre più vicino. Mentre Brigida si allontanava, vagando in una dimensione simile al sogno, ma ben più dolce e definita, provava la sensazione sempre più netta di avvicinarsi a una realtà differente, eppure non per questo meno reale di quella in cui aveva vissuto fino ad allora.
Senza che il suo corpo ne avesse il vago sentore, la posidonia sulla quale era posato delicatamente si schiuse per permettergli di passare. La discesa avvenne a un ritmo lento e impercettibile; ogni volta che il campanello suonava, le foglie parevano rispondergli scostandosi una dopo l'altra, dando vita a un'armoniosa danza di discesa.
Anche se in quel momento la ragazza non era cosciente di tutto ciò, nella sua mente e nel cuore vivevano ancora i pensieri luminosi che ella aveva sempre rivolto al mare e ai suoi abitanti; ora questi si muovevano verso l'esterno raggiungendo la pelle sfiorata dalle gentili foglioline, esortandole ad aver cura di lei.
Brigida si risvegliò senza un sussulto e, ancor prima di aprire gli occhi, istintivamente sorrise, quasi intuisse la meraviglia cui sarebbe stata testimone di lì a poco. E fu davvero immenso lo stupore quando, dopo il primo sguardo dato al luogo in cui si trovava, fu certa di non stare sognando: tutt'intorno a lei era un danzare di luce che ovunque si infrangeva e rimandava bagliori di mille vividi colori. Ai suoi piedi, posati sulla sabbia bianchissima, si estendeva uno specchio d'acqua che pareva risplendere di per se stesso, tanto che Brigida si voltò in tutte le direzioni per capire se, in qualche luogo, si trovasse un passaggio che permettesse alla luce di raggiungere quell'angolo d'incanto.
Non trovò alcuna fessura nelle lisce pareti di candida roccia ma, sollevando lo sguardo, le fu chiaro il modo in cui era arrivata nella grotta: in cima alla volta si trovava un'apertura che di tanto in tanto si lasciava sfuggire qualcosa che a Brigida risultava molto familiare: qualche foglia di posidonia calava dall'alto volteggiando come una bruna piuma d'uccello. La ragazza si rese ben presto conto di esserne ricoperta, e capì di essere giunta nella grotta attraverso quello scuro passaggio dopo aver chiuso gli occhi, al suono del campanello.
– Il campanello! – esclamò – Il suo tintinnio sembra essersi dissolto nel nulla. Sarà stato forse lui a condurmi qui? – Le sue parole non ebbero quasi il tempo di prendere forma nell'aria circostante, che già la ragazza sorrideva di se stessa per essersi posta quell'interrogativo del tutto superfluo. Per lei, in quel momento, la cosa importante era trovarsi là dentro; al come vi fosse approdata avrebbe pensato successivamente.
Non mi interessa sapere come sono giunta fin qui, – pensò – e sorridendo si sollevò sulle gambe, dirigendosi verso lo specchio d'acqua. Quando fu abbastanza vicina posò la punta del piede sulla superficie cristallina, quasi volesse saggiarne la consistenza, tanto pareva ferma e compatta allo sguardo. Quando il piede andò a fondo sentì la gioia crescerle dentro il petto, tanto era bella e semplice la sensazione che stava provando: nonostante l'acqua fosse limpida e talmente immobile da sembrare cristallo, era piacevolmente calda al tocco.
Brigida si liberò frettolosamente dei pesanti abiti invernali per concedersi un bagno in quelle acque misteriose. Quando vi si immerse ogni quesito residuo abbandonò la sua mente.
Stette immobile per un tempo indefinito, le palpebre socchiuse e le braccia aperte, ad accogliere quella realtà che l'aveva accolta senza porle alcuna domanda. Quando li riaprì la sua attenzione venne catturata dai piccoli segni incisi sulle pareti della grotta, perfino sul soffitto. Nuotò lentamente fino a raggiungere una delle pareti in parte sommerse, e la sfiorò con la mano: era calda e morbida, somigliava a un ventre materno. Le incisioni raffiguravano minuscoli fiori, tanto vicini tra loro da sovrapporsi, in certi punti; non vi era un solo angolo della grotta che non ne fosse ricoperto, ed erano tutti differenti. Brigida li percorreva con la punta delle dita, a ritroso, dall'esterno della corolla fino al loro centro, come se si trattasse di piccole spirali. Pensò che la mano che li aveva incisi dovesse essere mossa da una meravigliosa e fervida fantasia, tanto erano belli.
– I fiori del mare! – sussurrò, – Siete proprio voi!
Allora uno scenario meraviglioso si aprì davanti ai suoi occhi: uno dei fiori incisi si staccò dalla parete e scivolò sotto la superficie dell'acqua per poi tornare a galla con le sembianze di un'oliva. Brigida lo riconobbe subito ed ebbe un sussulto: era un seme di posidonia.
Le mani della ragazza, come una coppa, circondarono il seme per sorreggerlo; osservandolo da vicino Brigida notò una piccola crepa che ne percorreva la superficie mostrando timidamente l'interno. Il seme germogliò e crebbe tra le mani della ragazza a una velocità sorprendente, divenendo una piantina verde e rigogliosa che si allungava sempre più; quando fu abbastanza grande un piccolo fiore si schiuse tra le sue foglie. Le mani si aprirono lasciando andare la pianticella, che si posò sul fondo dove prosperò felice e serena.
Brigida, commossa, non capiva cosa avesse fatto per meritare un simile dono. Si tuffò, e in un istante capì di essere parte del dono stesso, perché da sempre ne aveva percepito l'importanza. Nuotò nelle calde acque della grotta incantata per chissà quanto tempo, giacché non si preoccupò di calcolarlo, ma solo di godere appieno di quel dono finché fosse durato.
Aprì gli occhi. Il vento di maestrale sfiorandole incessantemente il viso le diede il benvenuto in una nuova realtà. La sua mente le suggerì che tutto ciò che aveva vissuto era stato solo un sogno, ma il suo cuore rispose che, in fondo, questo particolare era privo di importanza.
Brigida rivolse un saluto silenzioso al mare e si allontanò per far ritorno a casa; nonostante ciò, dal giorno in cui entrò nella grotta in molti sostennero di non averla incontrata mai più."

sabato 9 novembre 2013

"La via delle rosse foglie" - una sciarpa per danzare

Creare questa calda sciarpa lavorata ai ferri e all'uncinetto è stata un'esperienza magica. L'ho realizzata in un filato color ruggine con degli spruzzi d'oro, proprio perché, indossandola, desse l'idea di una romantica via autunnale ricoperta dalle foglie di quei colori.
Un punto tira l'altro, nel vedere le foglie formarsi la mia fantasia ha danzato dando vita alla storia de "La via delle rosse foglie", spero vi faccia sognare come ha fatto con me!

"Nel pomeriggio del 4 novembre 1963 le lacrime bagnarono a lungo il viso di Rosa. Il cielo, notando quella strana ragazza che singhiozzava davanti alla finestra, si rattristò e pianse con lei; non sapeva perché stesse piangendo, eppure assistendo al suo struggimento fece precipitare sulla terra tutte le emozioni represse. Nei mesi precedenti, infatti, non poté azzardare la minima ipotesi di temporale, dato che il sole aveva imperato a lungo sul mondo.
Pochi minuti prima che la pioggia cominciasse a cadere, Rosa si avvicinò piano alla finestra. I piedi, coperti solo dalle calze leggere, avvertirono il pavimento in tutta la sua freddezza, e le lacrime, cadendo, disegnarono aloni misteriosi sulla superficie rossastra e porosa delle piastrelle. Là, proprio vicino al letto, ve ne era una particolare: questa presentava un'impercettibile incrinatura che, di volta in volta, assumeva connotati assai mutevoli. In base alla prima immagine che sarebbe apparsa sulla piastrella non appena apriva gli occhi al mattino, Rosa decideva quale impronta dare alla sua giornata, poiché la piastrella le mostrava ciò di cui aveva più bisogno. Quel giorno però vide un simbolo che non riuscì proprio a decifrare. Lo guardò a lungo, ma non seppe dargli una forma concreta. Improvvisamente e senza alcun perché, scoppiò in un pianto irrefrenabile. Pianse e pianse, trovandosi presto ad annegare in una terribile malinconia. Nelle lacrime avvertì assenza e abbandono, sconforto e lontananza.
- Cosa mi manca? - domandò a se stessa, ma non seppe rispondere, poiché apparentemente possedeva tutto. Pianse ancora.
Il cielo, vedendola , mandò giù tutta l'acqua in suo possesso, e ne aveva proprio tanta, dato che l'aveva conservata per mesi, seppur forzatamente. Mentre le gocce si scagliavano sulla terra, un tuono potentissimo fece traballare il vetro della finestra; ne arrivarono due, poi tre, e la ragazza si allontanò intimorita andandosi a sedere nuovamente sul letto. Le coperte conservavano ancora il calore del suo corpo, tanto a lungo aveva indugiato in quella postazione.
Osservò ancora la piastrella con un vago sentore di amarezza nella gola. Pensandoci bene, il disegno le sembrava proprio una lacrima: in tal caso piangere avrebbe avuto un significato diverso. Eppure no, decisamente, non era una lacrima. Per lo meno questa effimera certezza bastò a interrompere il pianto di Rosa, tanto più che non aveva voglia di continuare oltre. Si guardò intorno, spaesata e straniera nella sua stessa casa.
Il cielo, non riuscendo più a scorgerla dalla finestra, si allarmò; pose fine alle lacrime e decise di intervenire nel suo solito modo un po' precipitoso, temendo che la ragazza, presa dalla disperazione, fosse intenzionata a compiere un gesto irreparabile. In un soffio, un vortice di foglie prese a vorticare davanti alla finestra della camera; non erano tantissime, eppure diedero vita a uno spettacolo atto a catturare l'attenzione di Rosa che, sollevando gli occhi dalla piastrella, si illuminò in un'intuizione fulminea.
- Ma certo! Come ho fatto a non pensarci? - trillò, cercando di infilarsi maldestramente le scarpe per correre fuori casa e compiere ciò che andava fatto.
Le foglie, roteando, davano vita a bellissime forme che si muovevano elegantemente nell'aria, in un tripudio di simboli da leggere e interpretare. Osservandone la danza, Rosa dimenticò tutte le sue lacrime piante senza un perché, e capì che doveva assolutamente unirsi a loro.
- Non era una lacrima, ma una foglia! - esclamò decisa, piroettando verso la danza delle foglie che ad ogni suo passo si scostava, allontanandosi, quasi volesse attirare la ragazza in un luogo ben preciso. Oltrepassati i confini del cortile, superata la lunga strada che conduceva fuori città, Rosa giunse danzando insieme alle foglie in un bellissimo bosco.
Laggiù, alberi altissimi coloravano gli occhi e il cuore senza dar modo alla volubilità umana di prendere il sopravvento. Immersa tra le foglie arrugginite e nel fruscio musicale prodotto dai rami che agitati dal vento si accarezzavano, incitandolo a soffiare, Rosa poteva solo danzare. Le foglie vorticanti del suo giardino invitarono le sorelle del bosco a unirsi a loro, così la danza cambiò ritmo e divenne sempre più concitata. Il fiato della ragazza si spezzò più volte, ancora e ancora; tuttavia non volle fermarsi, trovandosi coinvolta inaspettatamente in quella festa di elementi naturali.
- Vorrei continuare a danzare per l'eternità, se solo potessi! - Rosa urlò con tutto il fiato rimastole in petto e le parole, sospinte dal vento, si librarono alte nell'aria; giunte che furono oltre le chiome degli alberi, si spansero ovunque, fino al limitare del bosco. La ragazza, persa nell'estasi della danza, d'un tratto vide una figura femminile che avanzava imperturbabile nel vorticare delle foglie. Quando le fu vicino, protese la mano e afferrò saldamente quella di Rosa, traendola a sé.
- Lei chi è? Dove vuol portarmi? - domandò Rosa con un filo di voce. Non vi fu risposta, ma la presa della mano della donna si fece ancora più salda. In quella presa, la misteriosa donna condusse la giovane in un punto del bosco ove si trovava una via di alte betulle dalle rosse foglie; le piante, allineate, parevano vegliare sulla via, di modo che solo chi ne avesse il diritto potesse giungere al termine della stessa.
Con un gesto della mano la donna danzante mostrò a Rosa la via: "ecco," sembrò voler dire il gesto, "questa strada ti porterà nel luogo in cui la danza non ha fine."
Rosa cercò di scrutare tra le foglie, oltre il vortice, per scoprire il reale volto della donna, ma non vi riuscì. Guardò davanti a sé, indecisa sui passi da intraprendere. Accompagnandola con fare gentile, la donna si mosse per prima. Danzò tra le foglie e gioiosamente giocò insieme a loro, divenendo parte di esse, del bosco stesso.
- Com'è bella! - pensò Rosa, nonostante potesse scorgere soltanto pochi dettagli dell'aspetto della donna.
- Quanto mi piacerebbe starle sempre accanto, scordandomi di tutto!
A quel pensiero, la Signora danzante accelerò il passo e la fine della via delle rosse foglie si fece più vicina. A Rosa non importava più di nulla, voleva solo continuare a danzare senza esitazioni né ripensamenti, per l'eternità.
Quando le due ebbero danzato sino alla fine della via, approdarono a un'incantevole radura soffusa di nebbia e imperlata di brina, ove ogni cosa era del colore del sole che declina all'orizzonte.
Il vento cessò, ma non la danza. Le mille foglie dapprima parvero rimanere sospese nell'aria per qualche istante, perfettamente immobili, quasi fossero attaccate a dei rami non visibili all'occhio; poi ripresero a fluttuare gentili, raggiungendo il suolo.
I piedi di rosa si fermarono, eppure in cuor suo la ragazza continuava a danzare, tanta fu la gioia che provò in quei momenti.
Vide la donna, finalmente, e il sole tornò a risplendere nella sua vita, e nella radura, dalla quale Rosa non fece più ritorno."
La sciarpa è impreziosita da una donna danzante "ArJànas" in lana tessuta a mano, che rappresenta proprio la signora del bosco che avete conosciuto grazie al racconto.

Sciarpa creata da ArJànas color ruggine fatta a mano

Arriverà a casa tua insieme alla sua storia, scritta a mano su carta FSC (Fonti gestite in maniera responsabile).
 Potete trovare la sciarpa nel mio negozio Etsy, cliccando sul link sottostante:


A presto!