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lunedì 15 maggio 2017

Canto di vento


Buongiorno amici! 

Com'è andato il fine settimana? Io l'ho trascorso tra famiglia e telaio, come al solito del resto! Questi sono i due punti saldi della mia vita... Ho anche preparato i pacchetti per chi ha scelto di regalare e regalarsi una delle mie creazioni fatate in lino. Così, visto che la piccola promozione che ho pensato per la Festa della Mamma vi è piaciuta tanto, ho pensato di prolungarla fino al 17 maggio.  
Basta scegliere due tra le creazioni presenti nel negozio per ricevere subito uno sconto del 10%
Una delle creazioni è il gioiello "Canto di Vento". 



collana in lino canto di vento arjanas




L'ho fotografato prima che lasciasse le mie mani per portare un sorriso a un nuovo cuore 

Potete trovarlo qui!


giovedì 11 maggio 2017

Quanto amore in una semplice scatolina!



Preparare i pacchetti con cura è un piccolo rito a cui non rinuncio mai. Mi piace l'idea di riporre tutto l'amore che posso in queste scatoline... spero sempre che se ne avverta il profumo, tra le note di sole dei fiori d'elicriso e la poesia dei fili di lino, quando anche l'ultimo nodo è stato chiuso ❤️

collana in lino arjanas canto di vento

Se vuoi scoprire cosa contiene... clicca qui sotto

martedì 2 maggio 2017

Canto di vento, di lino e di elicriso


L'elicriso è una pianta che mi è molto cara. In tante occasioni ha saputo ispirarmi e donarmi un pizzico della sua magia per superare momenti di tristezza, aiutandomi a trovare la forza per sorridere ancora... La tenacia gli scorre dentro, insieme alla linfa, e gli dona la capacità di crescere nella terra arida, spesso inospitale, più rigoglioso e forte che mai. Per me è un invito a far fiorire i propri doni interiori ad ogni costo e a inondare il mondo del loro profumo inebriante.

Per questo accompagna spesso le mie creazioni, i miei racconti...

L'ho scelto ancora una volta, insieme ai semi del mio amato lino e a un racconto, per realizzare questo piccolo gioiello. Un'ampolla in vetro, goccia di poesia, che stillerà sul tuo cuore per nutrire e far germogliare i suoi sogni... legandoli alla terra con un filo di lino da me coltivato, filato e intrecciato a mano.



Puoi acquistarla nello shop  

martedì 3 novembre 2015

"Ghianda" e "Lichene": doni d'autunno e trame di lana

Un nuovo racconto sta colorando i fili di lana… una parola dopo l'altra, esso accompagna il maturare dei doni d'autunno. Non solo di zucche, castagne e nocciole è fatta questa stagione... i frutti più belli e nutrienti prendono forma nel dormiveglia dell'anima.
In questi giorni di pioggia e sole, mentre la terra ricerca il suo equilibrio e si appresta al riposo, alla discesa in se stessa, i fusi delle Janas sono già in fermento per creare ciò che il domani dovrà essere. Da ombrose grotte, come fonte silente, fluisce l'aureo mistero della Vita. Sarà un filo impeccabile oppure incerto quello a noi riservato?
La storia che ho tessuto lo racconta: narra di un fuso che cela segreti impenetrabili, di esistenze intrecciate come tele di ragno e fili che consegnano eredità inaspettate tra mani ignare di ciò che le attende. Cosa può accadere a chi osa dipanare il filo della Vita?
Solo chi adotterà le creazioni autunnali che accompagnano il racconto potrà conoscere la risposta…
Come sempre, il libro del racconto è stato stampato e rilegato a mano utilizzando un filo di lino.
Sono dodici tessiture di caldi colori e morbide trame naturali, che racchiudono l'essenza degli scenari boschivi autunnali, a me tanto cari. Oggi ti svelo le prime tre.
Come tutte le creazioni ArJànas, sono pezzi unici che non verranno riprodotti.

"Ghianda"

Ho realizzato la sciarpa "Ghianda" in due versioni: per la prima ho scelto un filato in alpaca e lana de "La Fattoria del Gelso"; per la seconda ho utilizzato della pura lana grossa a un capo. Il filato degli orditi è un mix di lana e alpaca in due tonalità differenti di giallo senape.  Entrambe le sciarpe sono impreziosite da un bottone e da una ghianda in terracotta.
Ecco la prima...

Arjanas Sciarpa tessuta al telaio in lana naturaleSciarpa tessuta al telaio in lana naturale


... e la seconda.

Sciarpa tessuta al telaio in lana naturale arjanas

Sciarpa tessuta al telaio in lana naturale arjanas
Per acquistare clicca qui


"Lichene"

"Lichene" è un collo lavorato a maglia e all'uncinetto utilizzando un mix di filati: lana merino per la parte principale e alpaca e lana per il bordo. I bottoni sono stati creati a mano partendo da un ramo di quercia.

Sciarpa tessuta al telaio in lana naturale

Sciarpa tessuta al telaio in lana naturale


Per ricevere informazioni e per acquistare le mie creazioni, clicca QUI.





martedì 13 ottobre 2015

Di "Nuvola" e di un nido dove i ricordi si schiudono


Un colibrì e il suo piccolo nido di lana cardata, semi e fili di seta rubati alla tela di un ragno distratto.
Mi commuove ammirare la cura profusa da questa madre nella creazione di un intreccio tanto delicato. Ricordo che tanti anni fa, quando ancora ero bambina, vidi per la prima volta un passero che raccoglieva dei ciuffi di lana per rendere più calda la culla intrecciata con pazienza per i suoi piccoli.
Quel gesto mi riempì di euforia, mi sembrò di essere stata testimone di una magia. L'uccellino prese la lana dai rami del cespuglio di lentisco e lasciò qualcosa riservato solo a me: un bellissimo ricordo. Quando tesso le copertine per i neonati mi immergo in quel ricordo. Terminata la tessitura, lascio i frammenti di fili di lana avanzati dopo il taglio delle frange vicino agli alberi, così che gli amici uccellini possano portarli nei loro nidi. So che in Sardegna la presenza ovina abbonda e probabilmente non avrebbero bisogno di questi fili, ma sapere che la fibra da me resa filo e poi tessuta insieme ai pensieri di luce rivolti a una vita che nasce, possa essere condivisa con una creatura così piccola ma al tempo stesso potente, mi fa sognare proprio come tanti anni fa, quando la bimba ero io...
Immagino che la mamma, nel nido, riscaldi questi filamenti con il suo corpicino e, insieme alla vita racchiusa nelle uova, riesca come per magia a dar luce ai sogni celati nei fili di lana. Poi penso al bimbo che riposa nella sua culla avvolto dal candido intreccio della copertina e protetto dall'amore dei suoi genitori, e mi chiedo se qualche uccellino starà riposando e sognando sulle stesse trame...
Sono questi episodi di semplice bellezza che danno forma al mio tessere e alla mia vita.

Copertina "Nuvola" tessuta al telaio con lana merinos filata a mano
Se vuoi che tessa queste emozioni in una copertina per un prezioso regalo, CONTATTAMI ^_^

martedì 17 marzo 2015

"Bottondoro": un luminoso fiore, tra fili d'erba e d'incanto

Sciarpa ArJanas tessuta a mano al telaio in lana e alpaca
Che colore ha l'emozione vissuta in un luogo d'incanto? Può avere il colore dei fiori in rinascita, del sorriso che ti illumina il cuore quando scorgi la loro magia che si sta compiendo proprio davanti ai tuoi occhi. Ed è il ricordo di quello speciale scintillio che avverto, nell'istante in cui la mia mente incontra la giusta combinazione tra colori e sensazioni. Con "Bottondoro" è stato così...
Te la presento: è la nuova sciarpa ispirata al racconto Risveglio di Primavera, sbocciata nel verde della Radura Incantata, tra i fiori variopinti che fanno capolino tra i fili d'erba, in quel posticino racchiuso nel profondo dell'anima, dove tutto è avvolto dalla luce.
Ho tessuto "Bottondoro" tenendo stretti tra le dita questi pensieri, queste calde e dolci sensazioni...
Per lei, nella trama, ho utilizzato uno dei miei amati filati de La Fattoria del Gelso, in alpaca e lana (70%-30%); per realizzare l'ordito ho scelto un mix di pura alpaca e ancora alpaca e lana (35%- 65%). Il bordo in pura alpaca realizzato all'uncinetto le dona quel tocco di colore in più, per farti sentire proprio come un grazioso fiore nascosto tra l'erba fresca... Infine, il bel bottone in terracotta, realizzato appositamente a mano per impreziosire questa creazione, chiude la sciarpa con una danza di piccole Janas...
Ecco qualche altra splendida immagine di "Bottondoro" scattata da Roberto Rossi.


Sciarpa ArJanas tessuta a mano al telaio in lana e alpaca

Sciarpa ArJanas tessuta a mano al telaio in lana e alpaca

Come sempre, ti invito a scrivermi per avere ulteriori informazioni o per acquistare questa creazione... :)

giovedì 11 dicembre 2014

"La casa delle trame luminose" - Le Erbe di Janas e altri racconti


Finalmente posso mostrarvi i primi due sacchetti realizzati in esclusiva per Le Erbe di Janas! Dato il mio interesse per i rimedi naturali e per le erbe, sono davvero felice di questa piacevole collaborazione.
I sacchetti sono tessuti a mano sul telaio tradizionale, usando fili di lino naturale e candida lana sarda. La preparazione dell'ordito per il telaio è anch'essa completamente manuale, proprio come facevano un tempo le nostre nonne: le Janas non amano le scorciatoie!
Infine, dopo la tessitura, le tele sono state cucite con ago e filo insieme alla fodera di cotone, per dar vita ai magici sacchetti...
Come tutte le creazioni ArJànas, i sacchetti verranno realizzati in edizione limitata: ne esisteranno soltanto dieci.
Ovviamente non poteva mancare una dolce storia ad accompagnarli. 
Spero possa riscaldarvi il cuore. :) 


- La casa delle trame luminose - 

In una piccola casa adagiata sul limitare di un verde bosco viveva una giovane tessitrice. In un piovoso pomeriggio d'autunno, seduta al suo telaio, era intenta a tessere una bella tela di lino e di lana. Le sue ore stavano scorrendo così, tra una trama e l'altra, ed ella ne era assai felice e grata. Se non che, quando l'ennesima trama venne battuta, la fanciulla ebbe un leggero capogiro. Qualcuno potrebbe pensare che ciò fosse dovuto alla fatica, ma non sempre la soluzione che appare più sensata è quella corretta. Fatto sta che decise di fermarsi. Prese ad ammirare il lavoro che si estendeva dinanzi ai suoi occhi, posò le mani davanti a sé, sul tessuto, e vi fece scorrere lievemente i polpastrelli. Assaporò la piacevole sensazione data da quel contatto familiare e al tempo stesso mutevole, come il volto della luna. Mentre era assorta nella contemplazione, inaspettatamente un delicato nastro di luce decise di farle visita; filtrava da una piccola finestra andando a posarsi sulla tela, e qui giocava con i bianchi fili intessuti dalle mani gentili. La polvere del lino sollevatasi durante la tessitura galleggiava ancora nell'aria e risplendeva deliziosamente, conferendo a quello scorcio un non so che di fatato. La fanciulla sapeva bene che tutto ciò sarebbe durato non più di pochi istanti, così fece il possibile per far propria ogni molecola di quella bellezza impalpabile e delicata. 
Quando si trovava racchiusa tra i confini del suo telaio, aveva la certezza di varcare la soglia di un mondo che in pochi avevano il privilegio di poter ammirare. Chiuse gli occhi, percorrendo con le dita i sentieri tracciati dalle trame, e si ritrovò sulla stradina di un antico borgo, lastricata ordinatamente con piccole maioliche dai riflessi vagamente argentei. Intorno a lei, dopo le tante ore trascorse al telaio, ancora riecheggiava il dolce suono del pettine di canna. Toc toc. Toc toc. Toc toc. Il ricordo del suono ovattato pareva bussare ad una porta nascosta chissà dove, in profondità; e la fanciulla intorno a sé di porte ne vedeva tante, ma non sapeva dove si trovasse quella che chiedeva con insistenza di essere aperta, né cosa celasse. Toc toc. Toc toc. Toc toc. Il suono, che durante la tessitura era ingentilito dalle morbide trame di lana, mostrava ora un sentiero che sapeva condurre altrove, al di là dei pensieri e del ricordo.
Ella vagava incuriosita per le stradine dell'antico borgo e sovente si soffermava a sbirciare all'interno delle case di pietra. Una in particolare catturò la sua attenzione, poiché non aveva alcuna porta. Toc toc. Toc toc. Toc toc. Ora il suono pareva aver guadagnato una nota di insistenza. La fanciulla si sollevò in punta di piedi per provare a scorgere, attraverso la finestra, cosa vi fosse all'interno della misteriosa casa. Purtroppo però la finestra era posta più in alto rispetto a quelle delle altre case, e la poverina dovette scivolare svariate volte prima di riuscire nel suo intento. Finalmente la punta del suo piede fece presa in una fenditura del muro e la fanciulla riuscì a sollevarsi quanto bastava per riuscire a saziare la sua curiosità. Ecco che, all'interno della stanza, vide se stessa. Era seduta al telaio, intenta nella tessitura. Toc toc. Toc toc. Toc toc. D'improvviso la fanciulla dentro la stanza smise di tessere e sorrise, illuminata dalla calda luce che ella stessa aveva nel cuore. Oltrepassò i confini del suo telaio e si diresse verso la porta d'ingresso. Quando la aprì, un volo di candide garzette si librò nell'aria, portando con sé qualche scintilla di quella preziosa luce che volò in alto, tra le nuvole grigie e le gocce di pioggia che cadevano fitte.

Infine, ecco alcune immagini che mostrano la lavorazione interamente manuale dei sacchetti.

Tessuto in lino sardo tessuto a mano da Arianna Pintus
Un momento della tessitura manuale della tela

Tessuto in lino sardo tessuto a mano da Arianna Pintus
La tela tessuta a mano sul telaio

Tessuto in lino sardo tessuto a mano da Arianna Pintus
La rifinitura dei bordi eseguita con l'ago e il filo di lino

Tessuto in lino sardo tessuto a mano da Arianna Pintus
Interno del sacchetto: particolare delle
 cuciture realizzate a mano
Per vedere tutte le altre mie creazioni clicca qui


lunedì 1 dicembre 2014

"Gocce di lavanda": le Stagioni nel Cuore

Sciarpa ArJanas tessuta a mano al telaio in lana e alpacaOgni stagione è uno stato interiore, un sentimento che può nascere e perdurare più o meno a lungo nel cuore. Al di là dei cambiamenti metereologici e stagionali, i mutamenti che appartengono ai cicli del nostro essere non hanno confini tanto netti da poterne stabilire rigidamente l'inizio e la fine. Così una mattina, mentre confezionavo il sacchetto di fiori di lavanda che avrei poi riposto tra le pieghe della copertina "Nuvola", per un momento mi sono sentita in Primavera. Complice anche il sole che sfavillante si alzava nel cielo, inconsapevole di accendere con tanto fervore le prime luci di una mattina di metà novembre, ho avvertito una scintilla di Primavera nell'aria... 
Mi è venuta voglia di avere tra le mani fili dai colori tenui e primaverili, così ho tessuto una variante della sciarpa "Gocce di lavanda" utilizzando il filato in alpaca e lana de "La Fattoria del Gelso", tinto a mano con colorazioni ecofriendly; con esso ho tessuto la trama. Per l'ordito ho scelto un mix di lana e mohair verde scuro, viola e grigio chiaro. Il bottone che chiude la sciarpa è realizzato artigianalmente con un pezzetto di ramo di limone. Infine, una delle mie piccole Janas danza e saltella qua e là divertita, e si nasconde tra le morbide frange... non poteva certo mancare!
Come ogni mia creazione, questa sciarpa ha la sua storia che viene stampata e spedita insieme ad essa. Puoi leggerla qui:

Per ulteriori informazioni sulla sciarpa, contattami!


Sciarpa ArJanas tessuta a mano al telaio in lana e alpaca

Sciarpa ArJanas tessuta a mano al telaio in lana e alpaca

*tinto a mano con colorazioni ecofriendly

giovedì 27 novembre 2014

"Aglaope": fili di lana tra onde e sirene...

Sciarpa ArJanas tessuta a mano al telaio in lana e alpacaEcco una nuova sciarpa dedicata all'Acqua! Questa volta non l'ho tessuta ma realizzata a maglia con una lavorazione a punto smock che richiama il movimento delle onde. Il morbidissimo filato azzurro sfumato in alpaca e lana de La Fattoria del Gelso ha dato ancora una volta il meglio di sé... ma non avevo alcun dubbio al riguardo! Il bottone che completa la chiusura della sciarpa è una conchiglia raccolta sulla spiaggia da mia madre tanti anni fa; ho voluto donarla a un'altra donna insieme alla creazione che ho ideato per lei. Sapendo che ama l'acqua ho pensato di realizzare un capo che fosse ispirato alle sirene, le magiche abitanti delle profondità marine: per questo un'estremità della sciarpa ricorda le fattezze della loro coda... 
Infine, certamente non poteva mancare la piccola Jana che contraddistingue ogni mia creazione!
Come tutte le mie creazioni dedicate all'Acqua, la sciarpa è accompagnata dal racconto "Una donna, una nave e il mare", rilegato a mano con un filo di lino...
Vorresti una creazione realizzata appositamente per te? Contattami! :)



Sciarpa ArJanas tessuta a mano al telaio in lana e alpaca

Sciarpa ArJanas tessuta a mano al telaio in lana e alpaca

Sciarpa ArJanas tessuta a mano al telaio in lana e alpaca

lunedì 17 novembre 2014

"Olive": tessere il sapore dei ricordi

Sciarpa ArJanas tessuta a mano al telaio in lana e alpaca
Vi presento "Olive", la nuova sciarpa tessuta a mano firmata ArJànas!
La trama è stata realizzata con uno dei meravigliosi filati di alpaca e lana de "La fattoria del gelso" di Elisabetta Bernuzzi, mentre l'ordito color grigio tortora è in mohair. Si chiude con un bottone fatto a mano con il legno di limone recuperato dalla potatura della pianta. Guarda bene, all'estremità di uno dei lacci c'è una piccola Jana che danza gioiosamente!
Quando ho visto quella bellissima lana verde non ho saputo resistere e l'ho acquistata senza sapere esattamente come l'avrei utilizzata. Poi un giorno, mentre lavavo le olive da confettare, ho avuto l'illuminazione: l'avrei usata per tessere una sciarpa dedicata a questo buon frutto! Preparare le olive confettate è una delle tradizioni stagionali che porto avanti da qualche anno, seguendo la ricetta suggeritami da una preziosa "tzia", sempre ricca di consigli. Ora c'è un tessuto intriso della tenerezza che appartiene al ricordo legato a questi gesti...
Oltretutto l'ulivo è una pianta considerata sacra fin dall'antichità. Pensate che un tempo erano previste pene esemplari (l'esilio o in taluni casi la morte) per chi avesse osato tagliare l'albero. Che differenza in confronto a quanto avviene oggi!

La sciarpa è accompagnata dal racconto "La finestra sull'autunno", stampato su carta riciclata e rilegato a mano con i fili di lino.
Per informazioni o per acquistare la sciarpa, contattami!


Sciarpa ArJanas tessuta a mano al telaio in lana e alpaca

                                      Sciarpa ArJanas tessuta a mano al telaio in lana e alpaca




giovedì 30 ottobre 2014

"Cadon le foglie": giochi di trame d'autunno

Sciarpa ArJanas tessuta a mano al telaio in lana e alpacaEcco un'altra sciarpa che ho tessuto scegliendo alcuni tra i colori autunnali per eccellenza. È autunno, "Cadon le foglie"... e così, volteggiando, una di loro è andata a posarsi sulle trame arancio zucca. L'ho ricamata tra i verdi giochi di trama, perché potesse adagiarsi sul tuo cuore. Riesci a sentirne il fruscio? Un'altra foglia, portata dal vento, ha incontrato una piccola Jana e ha preso a danzare insieme a lei, rimanendo sospesa nell'aria per l'eternità, come in un incantesimo.
La sciarpa è stata tessuta unendo un filato caldo e spesso (un mix di alpaca e lana vergine) per la trama color arancio, e del mohair morbidissimo per l'ordito marrone. Ho inserito alcune trame di lana verde per divertirmi a giocare con i colori... :)
Il bel bottone fatto a mano è stato creato utilizzando un pezzetto del ramo dell'albero di limone che vive in giardino. Mi piace pensare che i suoi rami, dopo la potatura, possano trasformarsi in qualcosa destinato a durare a lungo... 
Ed è così che è nata "Cadon le foglie", una delle creazioni ArJànas tessute a mano insieme al racconto "La finestra sull'autunno", che puoi leggere QUI.

Sciarpa ArJanas tessuta a mano al telaio in lana e alpaca

Sciarpa ArJanas tessuta a mano al telaio in lana e alpaca

Sciarpa ArJanas tessuta a mano al telaio in lana e alpaca
 
Sciarpa ArJanas tessuta a mano al telaio in lana e alpaca

Sciarpa ArJanas tessuta a mano al telaio in lana e alpaca



venerdì 24 ottobre 2014

"La finestra sull'autunno": quando ogni foglia è un fiore

"L'autunno è una seconda primavera, quando ogni foglia è un fiore." Albert Camus

Sciarpa ArJanas tessuta a mano al telaio in lana e alpacaCon queste bellissime parole ti presento "Ghianda", la prima delle sciarpe tessute insieme al racconto "La finestra sull'autunno"! Ho deciso di abbinare questo racconto alle creazioni che realizzerò durante questa stagione. I colori e gli elementi dell'autunno si fondono in una sciarpa calda calda, ispirata al romantico tempo delle foglie dai mille colori. Il bottone fatto a mano in legno di limone, la ghianda realizzata all'uncinetto e a maglia, sono i dettagli che la rendono unica nel suo genere, insieme alla piccola Jana annodata sul cordino di lana: la "firma" che contraddistingue le creazioni ArJànas.
L'ordito in mohair e la particolare lavorazione della trama in lana merinos le conferiscono morbidezza e volume. È un abbraccio color senape!
Per informazioni e per acquistare la sciarpa insieme al racconto rilegato a mano, contattami!
E ora... non ti resta che leggere la storia! :)


- La finestra sull'autunno -

"Era una tranquilla mattina di fine ottobre e Sofia si soffermò davanti alla finestra del soggiorno ancora qualche istante, prima di uscire per andare a lavorare. Di tanto in tanto le capitava di indugiare sul mondo che si estendeva oltre quel vetro, quasi volesse constatare se potesse rivelarle dei dettagli invisibili agli occhi. Particolari che possono essere scorti solo osservando attraverso il vetro di una finestra, e non si dissolvono varcando la soglia di casa: proprio allora divengono concreti quanto il vetro stesso.

La prima volta che visse questa esperienza aveva nove anni. Quella domenica Sofia era impaziente e felice, grazie all’aria frizzante e al pensiero dei due giorni di vacanza che avrebbe vissuto di lì a poco. Mentre giocava insieme alla cugina presero a battibeccare, come al solito; detestava il modo in cui questa la fissava con insistenza, gli occhi a pochi centimetri dai suoi. Di punto in bianco le venne l’idea che avvicinandosi così tanto, sua cugina potesse vedere qualcosa di strano che stava acquattato dentro di lei, pronto a balzare fuori. Era solo un’impressione, ma venire fissata in quel modo la metteva ugualmente in stato di agitazione.
– Vuoi smetterla? – sbottò Sofia, dopo aver finto indifferenza per un tempo che le parve interminabile. Una paura irrazionale le cresceva nel petto, si allargava e raggiungeva la sua pancia, pesante quanto un macigno. Cercava di resistere per dimostrare che non sarebbe stata al gioco, ma per sua cugina il vero gioco era proprio quello. Non tanto il momento in cui sarebbe esplosa dopo essersi trattenuta, bensì osservare il tragitto della fiamma da lei accesa che, secondo i propri tempi, percorreva senza fretta la miccia che la collegava all’ordigno nascosto dentro Sofia.
– Non ti sto toccando! Sto solo guardando cos’hai dentro gli occhi! – ridacchiò sua cugina, e l’ordigno che aveva innescato le esplose in faccia: Sofia le assestò uno schiaffo, poi un altro e un altro ancora. Ne sarebbero arrivati altri se non fosse stato per sua madre, che la afferrò per le braccia, sollevandola, e la portò a casa senza dire una parola.

Per aver reagito in quel modo venne punita e non poté uscire di casa per tre giorni. In quei tanto attesi giorni di vacanza rimase seduta su una sedia posizionata di fronte alla finestra della sua camera, a guardare gli altri bambini che giocavano nella via. Certo, avrebbe potuto osservare anche tutto il resto, ma quella fu l’unica scena che catturò la sua attenzione in modo inaspettato. Aveva il permesso di alzarsi solo per mangiare, andare al bagno e dormire. Poi doveva tornare al suo compito, fare la vedetta davanti alla finestra.
 
Al secondo giorno ebbe l’impressione che la notizia della sua punizione si fosse sparsa oltre confini a lei sconosciuti, dove i suoi occhi non erano mai arrivati. Vedeva, tra i tanti volti dei bimbi che abitavano vicino casa sua, alcuni che le erano del tutto estranei. Apparentemente la scena sembrava quella di sempre, ma osservando bene Sofia non poteva fare a meno di notare in essa qualcosa di incongruo. C’erano degli elementi fuori posto, come se certi bambini non appartenessero a quello scenario e avessero cercato di infilarsi in esso forzatamente. “O forse ad essere fuori posto sono proprio io”, pensò, trovandosi prigioniera al di là di una finestra a osservare un paesaggio di cui solitamente si sentiva parte integrante. Aveva giocato tante volte insieme a quei bambini, e nonostante questo nessuno pareva accorgersi della sua assenza. Continuavano a giocare e a vivere la loro vita come se niente fosse, come se in realtà Sofia non fosse mai esistita. Stare dietro la finestra rendeva tutto diverso.

A dir la verità, in diverse occasioni i bambini si accorsero di lei. Infatti, come se un regista nascosto chissà dove avesse fatto loro un cenno, questi parevano recitare ciascuno la propria parte per dar luogo a una triste messinscena. Improvvisamente si divertivano ancora di più, ridevano con maggiore foga e si incitavano a vicenda. Poi dopo poco tempo, come se le loro batterie avessero consumato la carica, perdevano gradualmente velocità, conferendo alle loro azioni un ritmo più naturale e spontaneo. Sofia si sentiva come uno degli spiriti delle leggende, che appaiono e scompaiono quando il velo tra i mondi si assottiglia. Solo che non incuteva terrore a nessuno, era lei ad avere paura.
Oltretutto si sentiva avvilita, più che dalla punizione in sé, dalla crudeltà che questa aveva risvegliato nell’animo dei bambini che fino a poco tempo prima erano stati suoi compagni di giochi. “Non mi ero mai accorta che fossero così”, pensò. “Forse quando giochiamo insieme mi comporto anch’io in quel modo, senza rendermene conto”. A quel pensiero Sofia impallidì. Fu come scoprire di avere una gemella cattiva che prendeva il suo posto per svolgere le azioni più spiacevoli e insensate, in modo tale che lei non le ricordasse e non si ponesse dei dubbi a riguardo.

Al terzo e ultimo giorno si verificò un episodio che alleviò la sofferenza di Sofia, ma al contempo le diede la certezza che la notizia del suo stato di prigionia era giunta fino a orecchie estranee al suo piccolo mondo.

In un momento imprecisato del pomeriggio, vide in lontananza un bambino che passeggiava in compagnia di una donna e, tenendole la mano, si dirigeva verso Sofia. La donna sorreggeva quella minuscola mano come se stesse dando riposo dal volo a una rara farfalla o a un uccellino, attenta a non stringere troppo la presa per non danneggiare la delicata struttura delle ali. Era una presa molto diversa da quella a cui Sofia era abituata. A volte le sembrava che la sua mano potesse fuggire via chissà dove, lasciandola monca. “È così preziosa che la mia mamma ha paura di perderla”, ripeteva tra sé, per trovare un senso a quella forte morsa che spesso la opprimeva.

Improvvisamente, la mano del bimbo spiccò il volo e si librò nell’aria per un po’, assaporando la libertà che si insinuava tra le dita. Sua madre rimase in disparte e lo osservò unirsi agli altri bambini, per giocare insieme a loro. Guardò la mano che poco prima aveva sfiorato quella del figlio, e sorrise, ripensando alla sensazione che aveva provato nel tenere tra le cinque dita una vita che non le apparteneva, ma della quale era partecipe.

Dopo aver giocato per qualche tempo, il bambino si staccò dal gruppo per raggiungere nuovamente la madre, che ora chiacchierava con una vicina di casa di Sofia. Cercava di dirle qualcosa di importante, così attirò la sua attenzione aggrappandosi al suo braccio, che venne giù come il cordone collegato al campanello di un’antica dimora. Lei si chinò, e il bambino le riferì qualcosa all’orecchio, un segreto da non condividere con altri. La giovane mamma fece un cenno di assenso con la testa, al che il bambino corse in direzione dell’altissimo pino che allora si trovava in un’aiuola situata poco distante. Qui, dopo aver esaminato attentamente il terreno, raccolse una grossa pigna.

Sofia lo vide correre verso la sua finestra. In pochi istanti il bambino fu proprio di fronte a lei e le chiese di aprire, battendo lievemente sul vetro con la pigna. Sofia ci pensò un attimo su. Non voleva che i suoi genitori inasprissero la punizione venendolo a sapere, ma la voglia di parlare con qualcuno era tanta, così la aprì. Il bambino giocherellava con la pigna, indeciso su cosa dirle. Dopo qualche minuto, alzò di scatto gli occhi davanti a sé.

– Ti piacciono i pinoli? – chiese, con l’espressione di chi ha trovato la soluzione di un enigma.

– Moltissimo! – rispose Sofia. Sentire la sua bocca riprendere vita dopo tre giorni di silenzio le provocò disagio. Le sembrava che la lingua avesse messo radici nel palato e lei dovesse sradicarla come un’erbaccia, per piantare al suo posto una pianta che desse maggior frutto.

– Ne sbuccio qualcuno e li mangiamo insieme, – disse il bambino, sollevando la pigna sulla sua testa con entrambe le mani, come se si trattasse di una coppa appena conquistata.

A Sofia quella scena sembrava del tutto irreale. Annuì silenziosamente.

– Sta’ attento a non fare troppo rumore, – disse, mentre il bimbo cercava un sasso per spaccare la buccia dei pinoli.

Il bimbo la guardò. La raccomandazione di Sofia doveva essere di vitale importanza. Annuì brevemente.
– Tranquilla, non posso farne più di tanto. – Ci pensò su e continuò, – ma non posso romperli con il pensiero.

A quelle parole, chissà perché, Sofia si tranquillizzò e aspettò la sua parte di pinoli, in silenzio.
 I due bambini li mangiarono senza parlare. Di tanto in tanto l’uno guardava l’altro, come per controllare che fosse ancora dove l’aveva lasciato. Dopo mezz’ora al massimo, la mamma del bambino lo richiamò a sé.

– Francesco, dobbiamo andare. Saluta la tua amica!

Francesco, che nell’udire la voce di sua madre si era voltato, tornò a guardare Sofia.

– Ora devo andare, – disse, posando la pigna sul davanzale, – questo è un regalo per te. Se trovi un pinolo a forma di mano puoi esprimere un desiderio!

– Grazie! – sussurrò Sofia, – ciao, Francesco!

– Ciao! – trillò Francesco, e si allontanò per andare a posarsi nuovamente sul quel ramo che era la mano di sua madre.

Guardando il suo dono la bambina provò un senso di pace. Quella mezz’ora aveva dato senso ai tre giorni di solitudine e prigionia che aveva vissuto. Più tardi, ripensando alle parole di Francesco, le venne voglia di trovare il pinolo a forma di mano. “Però non posso fare rumore”, pensò, in un misto di delusione e impazienza. Poi dal nulla sentì crescere dentro il cuore un’emozione mai provata che cancellò ogni incertezza dalla sua mente. Si fece coraggio e afferrò uno degli zoccoli di legno che portava ai piedi. Estrasse dalla pigna tutti i pinoli rimasti e li aprì uno dopo l’altro, alla ricerca del pinolo a forma di mano. Non lo trovò. Ne fu un po’ delusa, ma ripensando a ciò che poco prima le aveva offerto Francesco si rasserenò. Quella del bambino era una semplice mano, come ne esistono tante, eppure aveva conosciuto la libertà. Questa vi si era impressa, e lui gliel’aveva mostrata inconsapevolmente.
Sofia sgranocchiò gli ultimi pinoli lentamente, per dare ancora un po’ di respiro alle emozioni che provava in quei momenti. Guardò oltre la finestra. Il paesaggio deserto si impregnava delle tinte dorate e carezzevoli di un tramonto d’autunno. Solo il vecchio pino rimaneva al solito posto, altissimo e rassicurante, con le sue pigne ricolme di desideri da esprimere. Ormai tutti i bambini avevano rincasato, la sua punizione era finita e il giorno seguente avrebbe riguadagnato il suo posto nel gruppo, ma per certi versi Sofia non si sentiva più come i suoi compagni di giochi. Attraverso la finestra aveva visto qualcosa di inspiegabile che le dava questa certezza. Eppure non si sentiva triste o sola, né aveva paura.

Solo molti anni dopo, Sofia comprese il reale valore del dono di Francesco. Ripensò tante volte a lui e alla sua mano, che ora volava chissà dove.
 Una mano che non avrebbe rivisto mai più."


Sciarpa ArJanas tessuta a mano al telaio in lana e alpaca

Sciarpa ArJanas tessuta a mano al telaio in lana e alpaca

martedì 23 settembre 2014

"Jana della Luna": Tessere di luna e di donne

Ogni creazione ha la sua storia e il suo momento per "prendere vita" dalle mie mani.
Dedicare i miei pensieri alla luna, fonte incorruttibile di ispirazione e gioia, è per me un gesto di rigenerazione, a prescindere dal volto che questa sta svelando o celando in quel dato momento.
La finestra aperta è sempre pronta ad accogliere i suoi raggi che, come dita impalpabili e materne, si posano sui fili di lino e sulle mie mani, guidandole durante la tessitura, imprimendovi idissolubili scie d'argento...
Tessere con la luna è attingere serenità dal luminoso pozzo del cielo e, con amore e fiducia, lasciarsi guidare. 

Ieri notte ho tessuto un nuovo gioiello ArJànas "Jana della Luna" e la tessitura ha dato origine a questi versi, probabilmente non perfetti, ma che rappresentano per me uno degli aspetti del legame indissolubile tra l'animo femminile e la luna.
Accompagnano il gioiello della foto qui a lato, spero tu possa trovarti in sintonia con essi...




- La Prima Donna -


© Terri Foss
La Prima Donna dimora sulla luna, 
Fin da quando la terra era bambina.
Nelle silenziose
notti del tempo passato,
Una donna ne udì il soave canto.
Volse lo sguardo all'infinito candore
E scorse la Prima Donna che
In gioiosa solitudine 
Le tendeva la mano,
Cantava, rideva.
Dalle sue dita un filo sgorgò, 
raggio di luna, grazia del cuore.
La donna balzò
In punta di piedi,
Protese le mani.
Volle abbracciare la luna
Afferrare il filo,
Sconfiggere l'altezza
Annullare il distacco.
Così, un'altra donna arrivò
e un'altra ancora.
Unirono le mani,
Filarono gli intenti
Tessendo l'ardore, 
Rammendarono il dolore
E un immenso manto si librò nel cielo.
Quando le donne anelarono alla luna,
la raggiunsero.
Insieme.

lunedì 15 settembre 2014

"Cuore di Luna": una danza di notte e di nebbia

"La fanciulla si mosse silenziosamente tra le mura di pietra. Nessuno doveva accorgersi della sua assenza. Si guardò intorno, trattenne il respiro. Quando finalmente si trovò sotto il cielo terso della notte autunnale, alzò gli occhi: la luna, nascosta tra le stelle, le avrebbe indicato il cammino.
- Mio cuore, - disse - dove siamo diretti?
A quella domanda, il silenzio fu rotto dall'eco di un suono secco, come di rami calpestati; un suono che non apparteneva al mondo esteriore. Proveniva dal suo petto, faceva parte di lei.
La fanciulla capì, sorrise e mosse il primo passo verso la sua destinazione.
Il volto candido e sereno rifletteva la luce delle stelle e della luna. Anche se quest'ultima non poteva essere vista, celata nell'oscurità vegliava i suoi frammenti sparsi sulla terra. La fanciulla che vagava nella notte era uno di questi, era una Jana.
Camminò lentamente tra le vie, lasciandosi il minuscolo paese alle spalle. I suoi piedi, mossi dall'istinto lunare che le nutriva il cuore, avvertivano ciò che gli occhi non potevano vedere con chiarezza. Il luogo prescelto si avvicinava sempre più, e le piante nude dei suoi piedi, a contatto con la terra umida, formicolavano impazienti di raggiungerlo. Eppure la dolce fanciulla non si affrettò per questo: in cuor suo sapeva di dover compiere ogni passo con tutta la calma necessaria. Volle salutare, nel suo incedere lento e aggraziato, ogni elemento della natura che la circondava. Si muoveva con semplicità tra i bassi cespugli che, di tanto in tanto, cingevano gli arbusti più esili, quasi volessero sorreggerne la crescita e incoraggiarne la robustezza. Quando scorgeva questi teneri alberelli, la fanciulla si fermava a carezzarne il tronco e vi imprimeva, con il suo tocco, parole rassicuranti e affettuose. Sapeva che tante vite dipendono da quella di un solo piccolo albero.
D'un tratto dovette necessariamente fermarsi. Si trovò a dover attraversare un ruscello che scorreva vivace, levando il suo canto nella notte scura. Sembrava che ogni nota intonata dall'acqua creasse scintille di luce che, dopo aver compiuto un piccolo balzo al di là della superficie, subito tornavano a tuffarcisi, di modo da non estinguersi mai del tutto. La fanciulla, senza ponderare troppo a lungo sul da farsi, si mosse gentilmente in quelle acque, tra le rocce lisce e fresche. La melodia dell'acqua cambiò appena quando la fanciulla fu nel suo scorrere, quasi che l'elemento l'avesse accettata come parte della melodia stessa. Quando ne uscì, ella si voltò ancora una volta verso il ruscello con un sorriso colmo di gratitudine, e proseguì oltre.
Ben presto si trovò dinanzi a un bivio. Le strade erano identiche, in apparenza, e la fanciulla non sapeva su quale delle due proseguire. Si interrogò per qualche istante sul da farsi, finché non udì la lontana eco di un suono familiare. Una volta ancora, il suono proveniva proprio dal suo petto. Era il ricordo di un verso animale acuto e stridulo che il suo cuore le rimandò come risposta. Nell'udirlo, la fanciulla ebbe un sussulto. Mentre questo avveniva, un barbagianni si appollaiò su un vecchio albero spoglio che si ergeva maestoso in uno dei due sentieri.
Così la fanciulla proseguì il suo cammino sul sentiero che si estendeva alla sua sinistra, con il barbagianni che la seguiva, ora silenziosamente, ora con qualche richiamo atto ad attirare l'attenzione della compagna di viaggio su qualche abitante della natura che andava salutato affettuosamente. Poi d'improvviso scomparve, e la fanciulla fu di nuovo sola nel suo cammino. Non rimase sola a lungo, perché la destinazione era ormai molto vicina.
Il sentiero si infilò in un bosco di lecci, al centro del quale si apriva una piccola radura. Quando la fanciulla vi posò il primo passo, i rami adagiati sul terreno da tempo scricchiolarono, producendo il suono secco che ella conosceva bene. A quel suono, una leggera nebbia prese a sollevarsi intorno al sentiero, cancellando delicatamente ogni passo lasciato alle spalle. Ben presto si infittì, rendendole di fatto impossibile proseguire o tornare indietro. Ma la fanciulla non si scoraggiò e prese a danzare nel candore ovattato della nebbia che la avvolgeva. Danzò e danzò, muovendo i piedi tra i rami secchi e le foglie di quercia. Volteggiando, la nebbia si scostava lievemente, per poi richiudersi subito dopo intorno al suo corpo. Trascorse molto tempo, ma non saprei dirvi esattamente quanto. Infine la dolce fanciulla si abbandonò al suo destino e danzò per la sola gioia di farlo. La nebbia la avvolse come un dolce manto tessuto da mani di fata, ed ella scomparve fondendosi in essa, senza mai smettere di danzare.
La luna la richiamò a sè sulle ali del barbagianni, in una scia d'argento scintillante, e pose il suo cuore gentile tra le stelle più vive e belle."


Questa è la storia che ho tessuto insieme alla sciarpa ArJànas "Cuore di Luna", creata con fili di lana merino e mohair. La sciarpa, morbida e calda, si chiude con un rosso bottone di legno a forma di cuore, scolpito e dipinto a mano.
La sciarpa ha una particolare lavorazione che conferisce movimento alla trama. Si tratta di un pezzo unico, non riproducibile, come tutte le mie tessiture.
Per acquistare la sciarpa o avere informazioni, contattami!










Ecco qualche altra foto che mostra nel dettaglio la trama della sciarpa e il bellissimo bottone.
Spero ti piaccia!



A presto,
Arianna :)