Oggi su "L'Unione Sarda" trovate un articolo che parla della mia ricerca sull'arte del lino e sulla tessitura, del progetto di collaborazione con Nanako Hiraki... e molto altro!
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sabato 8 aprile 2017
lunedì 6 marzo 2017
Sardegna e Giappone si incontrano a Tratalias
Per la seconda volta l'artista Nanako Hiraki è tornata a Tratalias, in viaggio alla scoperta dell'arte tessile e della cultura sarda. Abbiamo ripreso il filo del discorso cominciato tre anni fa, quando le ho regalato il mio fuso insegnandole a filare. Negli ultimi giorni ha approfondito e appreso ulteriori nozioni sulla filatura, tessitura e tintura naturale. Abbiamo poi scoperto insieme alcuni dei meravigliosi tesori del nostro territorio: il sito archeologico di Monte Sirai, le Domus de Janas di Cannas di sotto e il Museo Archeologico Villa Sulcis. Prossimamente racconterà questo viaggio in una mostra che si terrà nel suo atelier, a Osaka. Le mie Janas danzeranno ancora nel Paese del Sol Levante insieme alle loro storie... e alle opere di altri artisti e artigiani, per rappresentare con grande orgoglio la nostra amata Sardegna. Ne sono felice!
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| Con Nanako |
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| Tre anni fa le ho regalato il mio fuso e la lana sarda, insegnandole a filarla. Li ha portati con sé in Giappone per fare pratica... Qualche giorno fa ha filato il lino per la prima volta |
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| Prepariamo insieme l'ordito con il filo di lino. È come una danza tra donne... bisogna entrare in sintonia |
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| La micina Babaiola voleva vedere da vicino... |
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| L'ordito preparato con il filo di lino... |
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| L'interno di una delle tombe del parco archeologico di Monte Sirai e il suo particolare simbolo, unico nel suo genere: la Tanit rovesciata |
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| Il Tempio di Ashtart a Monte Sirai |
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| L'ingresso di una delle Domus de Janas del parco archeologico di Cannas di sotto. Una meraviglia... |
mercoledì 20 aprile 2016
"Arrivederci" di Ettore Favini
Una delle mie opere tessili ha preso parte al progetto "Arrivederci" di Ettore Favini, che verrà esposto dal 22 aprile al 3 luglio 2016 al MAN_Museo d'Arte Provincia di Nuoro e, successivamente, al Museo d'arte contemporanea Villa Croce di Genova.
Per saperne di più, ecco il link all'evento con tutti i dettagli
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| Il tessuto in lino e lana che ha preso parte al progetto di Ettore Favini |
martedì 3 novembre 2015
"Ghianda" e "Lichene": doni d'autunno e trame di lana
Un nuovo racconto sta colorando i fili di lana… una parola dopo l'altra, esso accompagna il maturare dei doni d'autunno. Non solo di zucche, castagne e nocciole è fatta questa stagione... i frutti più belli e nutrienti prendono forma nel dormiveglia dell'anima.
In questi giorni di pioggia e sole, mentre la terra ricerca il suo equilibrio e si appresta al riposo, alla discesa in se stessa, i fusi delle Janas sono già in fermento per creare ciò che il domani dovrà essere. Da ombrose grotte, come fonte silente, fluisce l'aureo mistero della Vita. Sarà un filo impeccabile oppure incerto quello a noi riservato?
La storia che ho tessuto lo racconta: narra di un fuso che cela segreti impenetrabili, di esistenze intrecciate come tele di ragno e fili che consegnano eredità inaspettate tra mani ignare di ciò che le attende. Cosa può accadere a chi osa dipanare il filo della Vita?
Solo chi adotterà le creazioni autunnali che accompagnano il racconto potrà conoscere la risposta…
Come sempre, il libro del racconto è stato stampato e rilegato a mano utilizzando un filo di lino.
Sono dodici tessiture di caldi colori e morbide trame naturali, che racchiudono l'essenza degli scenari boschivi autunnali, a me tanto cari. Oggi ti svelo le prime tre.
Come tutte le creazioni ArJànas, sono pezzi unici che non verranno riprodotti.
"Ghianda"
Ho realizzato la sciarpa "Ghianda" in due versioni: per la prima ho scelto un filato in alpaca e lana de "La Fattoria del Gelso"; per la seconda ho utilizzato della pura lana grossa a un capo. Il filato degli orditi è un mix di lana e alpaca in due tonalità differenti di giallo senape. Entrambe le sciarpe sono impreziosite da un bottone e da una ghianda in terracotta.
Ecco la prima...
... e la seconda.
Per acquistare clicca qui
"Lichene"
"Lichene" è un collo lavorato a maglia e all'uncinetto utilizzando un mix di filati: lana merino per la parte principale e alpaca e lana per il bordo. I bottoni sono stati creati a mano partendo da un ramo di quercia.
Per ricevere informazioni e per acquistare le mie creazioni, clicca QUI.
venerdì 24 aprile 2015
"Storie di bimbe, di fate e di telai" - Piccole gioie tessute a mano

Da oggi la raccolta dei racconti ArJànas "Storie di bimbe, di fate e di telai", sarà accompagnata da un nuovo tesoro: un piccolo telaio in terracotta ingobbiata che porta una tessitura in lino, il tutto realizzato interamente a mano. Quando indosserai la collana e leggerai le storie racchiuse nel libriccino, la tela di lino si colorerà magicamente con le emozioni che vivrai, per dar vita a un ricamo che solo il tuo cuore potrà scorgere. Il disegno, infatti, è un delicato segreto che rimarrà tra voi due.
Il libro contiene i racconti:
Un intreccio di ricordi;
Cenere e vino;
I fiori del mare;
La via delle rosse foglie;
Altea e l'olivastro;
Risveglio di primavera;
L'abbraccio del mare;
La casa delle trame luminose.
Ed ecco alcune immagini della collana che lo accompagna...
Il libro contiene i racconti:
Un intreccio di ricordi;
Cenere e vino;
I fiori del mare;
La via delle rosse foglie;
Altea e l'olivastro;
Risveglio di primavera;
L'abbraccio del mare;
La casa delle trame luminose.
Ed ecco alcune immagini della collana che lo accompagna...
Per acquistare questa creazione o per avere informazioni, contattami! :)
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giovedì 25 dicembre 2014
Tessendo la gioia per un Rosso Natale
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| La sciarpa "Fiocchi di neve" |
Sentite il profumino nell'aria?
Quale? Beh, non ve lo so descrivere con precisione. È un profumo di legna arsa in stufe e camini, di elettrizzante attesa, di sogni di bambini. Il tempo passa, gli usi cambiano, ma quel profumo rimane sempre uguale, almeno per me. Forse perché so che nonostante tutto c'é comunque qualcuno che il Natale lo festeggia con semplicità e tenerezza...
Nel mio piccolo tengo vivo quel dolce profumo preparando orditi di un bel rosso allegro: nelle trame ripongo il fuoco dei desideri; nei bianchi ricami un tocco di magia; tre vie di bruna Terra, per ricordarsi di lottare per far vivere i propri sogni nella realtà. Tre vie, per non abbattersi di fronte alle difficoltà e andare avanti nel cammino.
Nel mio piccolo tengo vivo quel dolce profumo preparando orditi di un bel rosso allegro: nelle trame ripongo il fuoco dei desideri; nei bianchi ricami un tocco di magia; tre vie di bruna Terra, per ricordarsi di lottare per far vivere i propri sogni nella realtà. Tre vie, per non abbattersi di fronte alle difficoltà e andare avanti nel cammino.
La prima sciarpa che voglio mostrarvi è "Fiocchi di neve".
Ho cominciato a tesserla lo scorso Natale, ma non le ho dato l'ultimo punto finché non ho trovato la magia adatta a lei...Ora che anche lei ha ricevuto il suo tocco magico posso mostrarvela :)
Sul bel manto tessuto risplendono candidi fiocchi di neve. Delicati, silenziosi, si posano... e si addormentano sognando la luce del mattino. Ciascun fiocco di neve che ho ricamato rappresenta un desiderio da esprimere. Ma non occorre essere avventati, i desideri non vanno sprecati: prima di chiudere gli occhi e affidare il proprio desiderio a ciascuno di essi occorrerà chiedere consiglio alla piccola Jana... ;)
La sciarpa è stata tessuta e ricamata a mano. Per lei ho usato trame di lana e un ordito che è un misto di lana merino e alpaca. Il bottone è stato creato a mano con un disco di quercia raccolto dalla legnaia: ho deciso che per un legno così bello non era ancora il momento di tramutarsi in cenere!
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| La sciarpa "Focolare" |
Pensando proprio a quel caldo manto rosso e bianco ho ideato e realizzato la sciarpa in lana e alpaca che potete ammirare nelle immagini. È tessuta a mano e ha il bordo realizzato all'uncinetto utilizzando un filato in lana color panna. Anche il suo bottone è fatto a mano tagliando a fettine un ramo di quercia destinato alla stufa. :)
Ovviamente, entrambe le storie accompagneranno le sciarpe in versione cartacea, per poter essere custodite e rilette con tranquillità...
Con queste due creazioni vi auguro un felice Natale, colmo di doni dell'Anima e di Luce.
I miei più dolci Auguri a tutti voi!
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| "Fiocchi di Neve" |
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| "Focolare" |
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| "Focolare": dettaglio della Jana danzante |
Per informazioni o per acquistare le mie creazioni, Contattami! :)
martedì 19 agosto 2014
"Gocce di Lavanda": profumo di fiori e di segreti
Lana
merino grigio/beige e mohair viola per la sciarpa ArJànas "Gocce di lavanda".
Tessuta e rifinita a mano, si chiude con un bellissimo bottone che ho
creato appositamente per lei.Tra le trame racconta il momento dell'alba in cui i fiori di lavanda cedono il loro profumo alle gocce di rugiada, che di lì a poco scintilleranno come gemme sotto i primi raggi del sole primaverile.
Una
graziosa fanciulla, al crepuscolo,
saltella di pianta in pianta con una piccola coppa tra le mani;
picchietta delicatamente sui fiori per cogliere il prezioso liquido,
prima che il sole lo rivendichi per sé. Si ferma e sorride guardando il
fondo della coppa e aspirandone l'impercettibile aroma. Serberà l'esigua
quantità di liquido raccolto come un tesoro, ma non le prime tre gocce:
queste andranno versate sulla pietra cava che spunta davanti alle Domus de Janas, come dono riservato alle sue piccole abitanti. La fanciulla
ha sentito raccontare che le Janas, di rientro dalle danze notturne, si
rinfrescano la candida pelle con la rugiada raccolta dai fiori. Si è
svegliata prestissimo per far loro una dolce sorpresa, prima che tornino
alle case di roccia. Chissà, forse se saranno dell'umore adatto un
segreto si alzerà dal loro telaio d'oro e volando sulle ali d'una
farfalla si poserà sul cuore della gentile fanciulla, come polvere
impalpabile che da esse discende.
domenica 29 giugno 2014
"Trigu" - dell'oro del grano e papaveri al sole
Un'altra Donna si unisce alle danze!"Trigu" in sardo significa grano, ed è a questa pianta sacra che dedico la mia tessitura.
Quale vista si può dire più poetica e rasserenante di un campo di grano baciato dal sole, dove fanno capolino, qua e là, dei rossi papaveri mossi dal vento?
Un mare dorato che ondeggia ritmicamente e danza seguendo le antiche note del ciclico mutare delle stagioni. Se l'ascolterai attentamente, ti verrà voglia di fare un tuffo e danzare insieme alle spighe, ai papaveri e perché no? alle fate!
Chissà quante persone, vedendo dal finestrino dell'auto un campo di grano punteggiato di rosso, avranno desiderato danzare spensierati nell'oro del grano, ma non l'hanno fatto pensando di apparire sciocche o di perdere del tempo prezioso...
Immagino che questa Donna si nasconda tra le spighe e chiami i cuori di coloro che hanno bisogno di un pizzico di spontaneità!
"Trigu" è stata tessuta a mano utilizzando fili
di lino naturale. Il cristallo rosso di pietra del sole richiama
l'attenzione sul pancino della Donna danzante, come un piccolo papavero
nascosto tra le spighe. I colori delle perle di vetro che ho scelto per
impreziosire la collana sono quelli del grano, della terra e del sole
che li aiuta a maturare. La perla ovale è stata impreziosita anch'essa con
una tessitura che ricorda un chicco di grano.
Insieme alla collana riceverai un sacchetto realizzato in tela di lino tessuta a mano. Questa conterrà i chicchi del grano e i semini di papavero che potrai seminare con le tue mani per far sì che la loro magia viva ancora...
Insieme alla collana riceverai un sacchetto realizzato in tela di lino tessuta a mano. Questa conterrà i chicchi del grano e i semini di papavero che potrai seminare con le tue mani per far sì che la loro magia viva ancora...
La collana "Trigu" fa parte delle mie "Donne danzanti ArJànas": un po' donne, un po' fate.
Ogni Donna danzante ondeggia sul tuo cuore per ricordarti di vivere con gioia. Se il cuore, stanco e confuso, si smarrisce lungo il cammino, la piccola Donna lo aiuta a ritrovare la Via. Danzando, gli indica la strada che conduce a casa.
Come darle "Vita"?
Immergi la donna nell'acqua per qualche istante, dopodiché legala al tuo collo all'altezza del cuore e poni le mani su di lei. Dovrai darle un nome... sarà lei a rivelartelo. Quando lo sentirai, soffia sulla piccola pietra. Ecco, ora la donna è tua alleata.
Puoi trovare la collana "Trigu" nel negozio Etsy "ArJànas", cliccando QUI
mercoledì 25 giugno 2014
"Elicriso": dei profumi e dei colori d'Estate
Ho tessuto la collana "Elicriso" durante il Solstizio d'Estate immergendomi tra le
piante della macchia mediterranea, assaporando la gioia che queste ci
donano quando il sole, nel suo momento di massimo splendore, ne riscalda
i rami e le foglie, diffondendo ovunque i loro aromi.Quei momenti, quei profumi e le loro energie rimarranno per sempre racchiusi tra i fili di lino, anche quando non si sentiranno più...
"Elicriso"
è un gioiello che racconta le danze, i profumi e i colori che
accompagnano il giorno più lungo dell'anno. È stata tessuta a
mano utilizzando fili di puro lino e impreziosita da un'aragonite
insieme a delle graziose perle di vetro che richiamano i colori del sole, dell'estate... del profumatissimo Elicriso!
Insieme alla collana ho confezionato un piccolo sacchetto in tela di
lino tessuto a mano, che contiene i fiori e le foglie di questa magica pianta. Quando i giorni saranno ormai grigi e brevi, e il sole cederà il suo posto alla luna sempre più presto, con l'aiuto del sacchettino profumato potrai ricordare il suo calore e la sua energia.
"Elicriso" fa parte delle mie "Donne danzanti": un po' donne, un po' fate.
Ogni Donna danzante ondeggia sul tuo cuore per
ricordarti di vivere con gioia. Se il cuore, stanco e confuso, si
smarrisce lungo il cammino, la piccola Donna lo aiuta a ritrovare la
Via. Danzando, gli indica la strada che
conduce a casa.
Come darle "Vita"?
Immergi la donna nell'acqua per qualche istante, dopodiché legala al tuo collo all'altezza del cuore e poni le mani su di lei. Dovrai darle un nome... sarà lei a rivelartelo. Quando lo sentirai, soffia sulla piccola pietra. Ecco, ora la donna è tua alleata.
Come darle "Vita"?
Immergi la donna nell'acqua per qualche istante, dopodiché legala al tuo collo all'altezza del cuore e poni le mani su di lei. Dovrai darle un nome... sarà lei a rivelartelo. Quando lo sentirai, soffia sulla piccola pietra. Ecco, ora la donna è tua alleata.
Puoi trovarla nel mio Negozio Etsy, cliccando qui!
A presto... :)
lunedì 10 marzo 2014
I fiori del mare
Il racconto che leggerete tra poco accompagna il premio che ho uncinettato in occasione del concorso creativo "I fiori del mare e la magia dell'acqua: fai scorrere la tua creatività!", che si è svolto a dicembre sulla pagina Facebook ArJànas.
Il nome che ho scelto per la sciarpa è
"I fiori del mare" proprio perché per crearla mi sono ispirata al mare
della Sardegna e alle acque della mia meravigliosa terra. È stata
realizzata a mano all'uncinetto in morbida lana merino 100%,
impreziosita da una piccola donna danzante "ArJànas" e da una campanella
dorata.
Ora vi lascio al racconto, spero possa emozionarvi!
"In una strana serata di fine autunno, il blu del cielo che si lasciava intravedere appena tra i lembi dischiusi di una lacera coltre di nubi, il vento incessante che sospingeva ogni cosa in direzione del suo destino, una ragazza vagava in lungo e in largo per la spiaggia deserta. Pareva cercare qualcosa tra la sabbia e le onde spumose; lo sguardo cristallino vagava senza posa, tanta era la meraviglia che provava ogni volta che si trovava dinanzi al mare.
Quel giorno la sabbia era particolarmente umida e fredda, anche nei punti della spiaggia più lontani dall'acqua; la ragazza la percepiva insinuarsi tra le dita dei piedi che attentamente carpivano i segreti racchiusi all'interno di ogni suo granello.
Brigida voleva sentirla, la sabbia, anche se al momento di indossare di nuovo le scarpe, di ritorno a casa, probabilmente non sarebbe riuscita a scacciarla dai piedi. Soprattutto per quest'ultimo motivo amava camminare scalza anche in inverno, perché – pensava – così facendo avrebbe conservato un po' di mare dentro le scarpe e gli avrebbe dato modo di guidare i suoi passi. Sentire la sabbia le permetteva di non andare troppo lontano senza pensare ai bellissimi momenti vissuti insieme; grattando contro le piante dei suoi piedi l'essenza dell'acqua reclamava tutte quelle attenzioni che le spettavano di diritto.
– Preferisco avere la sabbia dentro le scarpe, invece che futili pensieri per la testa, – sostenne con aria solenne una volta, quando la proprietaria della bottega presso cui era solita servirsi sua madre le fece notare che ne stava spargendo una gran quantità sui pavimenti altrui. La donna rimase sbigottita: non immaginava che una risposta tanto pungente potesse arrivare dalla bocca di una ragazza a malapena dodicenne.
Gli anni trascorsero e il suo temperamento non mutò eccessivamente; solo di tanto in tanto, quando le capitava di sentirsi malinconica, triste o arrabbiata, invece di scagliare le sue emozioni come un'onda addosso a chi la provocava, Brigida si avvolgeva in un velo che la proteggeva, permettendo al suo mondo interiore di sanare le ferite inflitte da persone e fatti che appartenevano all'altro mondo, quello che si estendeva intorno a lei. Allora arrivava al mare, aspirava profondamente il respiro delle onde e ne ascoltava la voce, e in questi pochi preziosi gesti trovava tutto il conforto di cui aveva bisogno.
Brigida, intanto, aveva trovato ciò che cercava: un cantuccio che poteva offrirle riparo dal vento di maestrale, scavato negli alti banchi di posidonia che la forza delle maree aveva condotto a riva. Euforica, si arrampicò sulla parete in cui si trovava questo nido speciale, e vi si rintanò alla svelta, traendo a sé le ginocchia in un gridolino di piacere per la sensazione di calore offerta da quel rifugio improvvisato. Sembrava fatto apposta per ospitarla: era come se qualcuno, senza farsi accorgere, avesse misurato il suo corpo per offrirle con cura questo dono inaspettato.
Un forte odore salmastro emanava dagli strati di foglie che la circondavano; eppure, a differenza di tante persone che disprezzavano tale pianta marina, come se la sua presenza sulla spiaggia denotasse sporcizia, Brigida sapeva bene che in realtà tra le sue foglie veniva custodita la vita. Quando qualcuno dimostrava avversione nei confronti della posidonia adagiata sulla battigia sentiva montare la rabbia dentro di sé. Certe volte le sembrava di avere qualcosa che non andasse, come se i sensi le giocassero degli scherzi.
– Com'è possibile che ciò che per alcuni puzza, per me abbia un odore tanto caro e familiare? – si poneva spesso domande simili, ma non riusciva proprio a trovare una risposta, tanto le sembravano assurde certe questioni.
Mentre rifletteva sul quesito con un'espressione grave dipinta sul volto, uno spruzzo d'acqua salata arrivò a distoglierla dai suoi pensieri, come una risposta saggia e schietta. La ragazza sorrise, godendosi quella sensazione di inattesa freschezza, di leggerezza.
Sentì, in lontananza, uno scampanellio. Lieve ma deciso, pareva venire nella sua direzione.
– Cosa sarà questo suono? – domandò in un sussurro, la curiosità che le accendeva gli occhi grandi e limpidi, e le guance. Abbassò dolcemente le palpebre, provando a immaginare cosa potesse essere quel suono misterioso; la sua fantasia si librò alta nel cielo screziato di ricordi e di vita.
Chiuse gli occhi per assaporare più a fondo quel momento e in un attimo si sentì trasportare altrove, lontano, lontano; al contempo, inspiegabilmente, il suono del campanello si fece sempre più vicino. Mentre Brigida si allontanava, vagando in una dimensione simile al sogno, ma ben più dolce e definita, provava la sensazione sempre più netta di avvicinarsi a una realtà differente, eppure non per questo meno reale di quella in cui aveva vissuto fino ad allora.
Senza che il suo corpo ne avesse il vago sentore, la posidonia sulla quale era posato delicatamente si schiuse per permettergli di passare. La discesa avvenne a un ritmo lento e impercettibile; ogni volta che il campanello suonava, le foglie parevano rispondergli scostandosi una dopo l'altra, dando vita a un'armoniosa danza di discesa.
Anche se in quel momento la ragazza non era cosciente di tutto ciò, nella sua mente e nel cuore vivevano ancora i pensieri luminosi che ella aveva sempre rivolto al mare e ai suoi abitanti; ora questi si muovevano verso l'esterno raggiungendo la pelle sfiorata dalle gentili foglioline, esortandole ad aver cura di lei.
Brigida si risvegliò senza un sussulto e, ancor prima di aprire gli occhi, istintivamente sorrise, quasi intuisse la meraviglia cui sarebbe stata testimone di lì a poco. E fu davvero immenso lo stupore quando, dopo il primo sguardo dato al luogo in cui si trovava, fu certa di non stare sognando: tutt'intorno a lei era un danzare di luce che ovunque si infrangeva e rimandava bagliori di mille vividi colori. Ai suoi piedi, posati sulla sabbia bianchissima, si estendeva uno specchio d'acqua che pareva risplendere di per se stesso, tanto che Brigida si voltò in tutte le direzioni per capire se, in qualche luogo, si trovasse un passaggio che permettesse alla luce di raggiungere quell'angolo d'incanto.
Non trovò alcuna fessura nelle lisce pareti di candida roccia ma, sollevando lo sguardo, le fu chiaro il modo in cui era arrivata nella grotta: in cima alla volta si trovava un'apertura che di tanto in tanto si lasciava sfuggire qualcosa che a Brigida risultava molto familiare: qualche foglia di posidonia calava dall'alto volteggiando come una bruna piuma d'uccello. La ragazza si rese ben presto conto di esserne ricoperta, e capì di essere giunta nella grotta attraverso quello scuro passaggio dopo aver chiuso gli occhi, al suono del campanello.
– Il campanello! – esclamò – Il suo tintinnio sembra essersi dissolto nel nulla. Sarà stato forse lui a condurmi qui? – Le sue parole non ebbero quasi il tempo di prendere forma nell'aria circostante, che già la ragazza sorrideva di se stessa per essersi posta quell'interrogativo del tutto superfluo. Per lei, in quel momento, la cosa importante era trovarsi là dentro; al come vi fosse approdata avrebbe pensato successivamente.
Non mi interessa sapere come sono giunta fin qui, – pensò – e sorridendo si sollevò sulle gambe, dirigendosi verso lo specchio d'acqua. Quando fu abbastanza vicina posò la punta del piede sulla superficie cristallina, quasi volesse saggiarne la consistenza, tanto pareva ferma e compatta allo sguardo. Quando il piede andò a fondo sentì la gioia crescerle dentro il petto, tanto era bella e semplice la sensazione che stava provando: nonostante l'acqua fosse limpida e talmente immobile da sembrare cristallo, era piacevolmente calda al tocco.
Brigida si liberò frettolosamente dei pesanti abiti invernali per concedersi un bagno in quelle acque misteriose. Quando vi si immerse ogni quesito residuo abbandonò la sua mente.
Stette immobile per un tempo indefinito, le palpebre socchiuse e le braccia aperte, ad accogliere quella realtà che l'aveva accolta senza porle alcuna domanda. Quando li riaprì la sua attenzione venne catturata dai piccoli segni incisi sulle pareti della grotta, perfino sul soffitto. Nuotò lentamente fino a raggiungere una delle pareti in parte sommerse, e la sfiorò con la mano: era calda e morbida, somigliava a un ventre materno. Le incisioni raffiguravano minuscoli fiori, tanto vicini tra loro da sovrapporsi, in certi punti; non vi era un solo angolo della grotta che non ne fosse ricoperto, ed erano tutti differenti. Brigida li percorreva con la punta delle dita, a ritroso, dall'esterno della corolla fino al loro centro, come se si trattasse di piccole spirali. Pensò che la mano che li aveva incisi dovesse essere mossa da una meravigliosa e fervida fantasia, tanto erano belli.
– I fiori del mare! – sussurrò, – Siete proprio voi!
Allora uno scenario meraviglioso si aprì davanti ai suoi occhi: uno dei fiori incisi si staccò dalla parete e scivolò sotto la superficie dell'acqua per poi tornare a galla con le sembianze di un'oliva. Brigida lo riconobbe subito ed ebbe un sussulto: era un seme di posidonia.
Le mani della ragazza, come una coppa, circondarono il seme per sorreggerlo; osservandolo da vicino Brigida notò una piccola crepa che ne percorreva la superficie mostrando timidamente l'interno. Il seme germogliò e crebbe tra le mani della ragazza a una velocità sorprendente, divenendo una piantina verde e rigogliosa che si allungava sempre più; quando fu abbastanza grande un piccolo fiore si schiuse tra le sue foglie. Le mani si aprirono lasciando andare la pianticella, che si posò sul fondo dove prosperò felice e serena.
Brigida, commossa, non capiva cosa avesse fatto per meritare un simile dono. Si tuffò, e in un istante capì di essere parte del dono stesso, perché da sempre ne aveva percepito l'importanza. Nuotò nelle calde acque della grotta incantata per chissà quanto tempo, giacché non si preoccupò di calcolarlo, ma solo di godere appieno di quel dono finché fosse durato.
Aprì gli occhi. Il vento di maestrale sfiorandole incessantemente il viso le diede il benvenuto in una nuova realtà. La sua mente le suggerì che tutto ciò che aveva vissuto era stato solo un sogno, ma il suo cuore rispose che, in fondo, questo particolare era privo di importanza.
Brigida rivolse un saluto silenzioso al mare e si allontanò per far ritorno a casa; nonostante ciò, dal giorno in cui entrò nella grotta in molti sostennero di non averla incontrata mai più."
Quel giorno la sabbia era particolarmente umida e fredda, anche nei punti della spiaggia più lontani dall'acqua; la ragazza la percepiva insinuarsi tra le dita dei piedi che attentamente carpivano i segreti racchiusi all'interno di ogni suo granello.
Brigida voleva sentirla, la sabbia, anche se al momento di indossare di nuovo le scarpe, di ritorno a casa, probabilmente non sarebbe riuscita a scacciarla dai piedi. Soprattutto per quest'ultimo motivo amava camminare scalza anche in inverno, perché – pensava – così facendo avrebbe conservato un po' di mare dentro le scarpe e gli avrebbe dato modo di guidare i suoi passi. Sentire la sabbia le permetteva di non andare troppo lontano senza pensare ai bellissimi momenti vissuti insieme; grattando contro le piante dei suoi piedi l'essenza dell'acqua reclamava tutte quelle attenzioni che le spettavano di diritto.
– Preferisco avere la sabbia dentro le scarpe, invece che futili pensieri per la testa, – sostenne con aria solenne una volta, quando la proprietaria della bottega presso cui era solita servirsi sua madre le fece notare che ne stava spargendo una gran quantità sui pavimenti altrui. La donna rimase sbigottita: non immaginava che una risposta tanto pungente potesse arrivare dalla bocca di una ragazza a malapena dodicenne.
Gli anni trascorsero e il suo temperamento non mutò eccessivamente; solo di tanto in tanto, quando le capitava di sentirsi malinconica, triste o arrabbiata, invece di scagliare le sue emozioni come un'onda addosso a chi la provocava, Brigida si avvolgeva in un velo che la proteggeva, permettendo al suo mondo interiore di sanare le ferite inflitte da persone e fatti che appartenevano all'altro mondo, quello che si estendeva intorno a lei. Allora arrivava al mare, aspirava profondamente il respiro delle onde e ne ascoltava la voce, e in questi pochi preziosi gesti trovava tutto il conforto di cui aveva bisogno.
Brigida, intanto, aveva trovato ciò che cercava: un cantuccio che poteva offrirle riparo dal vento di maestrale, scavato negli alti banchi di posidonia che la forza delle maree aveva condotto a riva. Euforica, si arrampicò sulla parete in cui si trovava questo nido speciale, e vi si rintanò alla svelta, traendo a sé le ginocchia in un gridolino di piacere per la sensazione di calore offerta da quel rifugio improvvisato. Sembrava fatto apposta per ospitarla: era come se qualcuno, senza farsi accorgere, avesse misurato il suo corpo per offrirle con cura questo dono inaspettato.
Un forte odore salmastro emanava dagli strati di foglie che la circondavano; eppure, a differenza di tante persone che disprezzavano tale pianta marina, come se la sua presenza sulla spiaggia denotasse sporcizia, Brigida sapeva bene che in realtà tra le sue foglie veniva custodita la vita. Quando qualcuno dimostrava avversione nei confronti della posidonia adagiata sulla battigia sentiva montare la rabbia dentro di sé. Certe volte le sembrava di avere qualcosa che non andasse, come se i sensi le giocassero degli scherzi.
– Com'è possibile che ciò che per alcuni puzza, per me abbia un odore tanto caro e familiare? – si poneva spesso domande simili, ma non riusciva proprio a trovare una risposta, tanto le sembravano assurde certe questioni.
Mentre rifletteva sul quesito con un'espressione grave dipinta sul volto, uno spruzzo d'acqua salata arrivò a distoglierla dai suoi pensieri, come una risposta saggia e schietta. La ragazza sorrise, godendosi quella sensazione di inattesa freschezza, di leggerezza.
Sentì, in lontananza, uno scampanellio. Lieve ma deciso, pareva venire nella sua direzione.
– Cosa sarà questo suono? – domandò in un sussurro, la curiosità che le accendeva gli occhi grandi e limpidi, e le guance. Abbassò dolcemente le palpebre, provando a immaginare cosa potesse essere quel suono misterioso; la sua fantasia si librò alta nel cielo screziato di ricordi e di vita.
Chiuse gli occhi per assaporare più a fondo quel momento e in un attimo si sentì trasportare altrove, lontano, lontano; al contempo, inspiegabilmente, il suono del campanello si fece sempre più vicino. Mentre Brigida si allontanava, vagando in una dimensione simile al sogno, ma ben più dolce e definita, provava la sensazione sempre più netta di avvicinarsi a una realtà differente, eppure non per questo meno reale di quella in cui aveva vissuto fino ad allora.
Senza che il suo corpo ne avesse il vago sentore, la posidonia sulla quale era posato delicatamente si schiuse per permettergli di passare. La discesa avvenne a un ritmo lento e impercettibile; ogni volta che il campanello suonava, le foglie parevano rispondergli scostandosi una dopo l'altra, dando vita a un'armoniosa danza di discesa.
Anche se in quel momento la ragazza non era cosciente di tutto ciò, nella sua mente e nel cuore vivevano ancora i pensieri luminosi che ella aveva sempre rivolto al mare e ai suoi abitanti; ora questi si muovevano verso l'esterno raggiungendo la pelle sfiorata dalle gentili foglioline, esortandole ad aver cura di lei.
Brigida si risvegliò senza un sussulto e, ancor prima di aprire gli occhi, istintivamente sorrise, quasi intuisse la meraviglia cui sarebbe stata testimone di lì a poco. E fu davvero immenso lo stupore quando, dopo il primo sguardo dato al luogo in cui si trovava, fu certa di non stare sognando: tutt'intorno a lei era un danzare di luce che ovunque si infrangeva e rimandava bagliori di mille vividi colori. Ai suoi piedi, posati sulla sabbia bianchissima, si estendeva uno specchio d'acqua che pareva risplendere di per se stesso, tanto che Brigida si voltò in tutte le direzioni per capire se, in qualche luogo, si trovasse un passaggio che permettesse alla luce di raggiungere quell'angolo d'incanto.
Non trovò alcuna fessura nelle lisce pareti di candida roccia ma, sollevando lo sguardo, le fu chiaro il modo in cui era arrivata nella grotta: in cima alla volta si trovava un'apertura che di tanto in tanto si lasciava sfuggire qualcosa che a Brigida risultava molto familiare: qualche foglia di posidonia calava dall'alto volteggiando come una bruna piuma d'uccello. La ragazza si rese ben presto conto di esserne ricoperta, e capì di essere giunta nella grotta attraverso quello scuro passaggio dopo aver chiuso gli occhi, al suono del campanello.
– Il campanello! – esclamò – Il suo tintinnio sembra essersi dissolto nel nulla. Sarà stato forse lui a condurmi qui? – Le sue parole non ebbero quasi il tempo di prendere forma nell'aria circostante, che già la ragazza sorrideva di se stessa per essersi posta quell'interrogativo del tutto superfluo. Per lei, in quel momento, la cosa importante era trovarsi là dentro; al come vi fosse approdata avrebbe pensato successivamente.
Non mi interessa sapere come sono giunta fin qui, – pensò – e sorridendo si sollevò sulle gambe, dirigendosi verso lo specchio d'acqua. Quando fu abbastanza vicina posò la punta del piede sulla superficie cristallina, quasi volesse saggiarne la consistenza, tanto pareva ferma e compatta allo sguardo. Quando il piede andò a fondo sentì la gioia crescerle dentro il petto, tanto era bella e semplice la sensazione che stava provando: nonostante l'acqua fosse limpida e talmente immobile da sembrare cristallo, era piacevolmente calda al tocco.
Brigida si liberò frettolosamente dei pesanti abiti invernali per concedersi un bagno in quelle acque misteriose. Quando vi si immerse ogni quesito residuo abbandonò la sua mente.
Stette immobile per un tempo indefinito, le palpebre socchiuse e le braccia aperte, ad accogliere quella realtà che l'aveva accolta senza porle alcuna domanda. Quando li riaprì la sua attenzione venne catturata dai piccoli segni incisi sulle pareti della grotta, perfino sul soffitto. Nuotò lentamente fino a raggiungere una delle pareti in parte sommerse, e la sfiorò con la mano: era calda e morbida, somigliava a un ventre materno. Le incisioni raffiguravano minuscoli fiori, tanto vicini tra loro da sovrapporsi, in certi punti; non vi era un solo angolo della grotta che non ne fosse ricoperto, ed erano tutti differenti. Brigida li percorreva con la punta delle dita, a ritroso, dall'esterno della corolla fino al loro centro, come se si trattasse di piccole spirali. Pensò che la mano che li aveva incisi dovesse essere mossa da una meravigliosa e fervida fantasia, tanto erano belli.
– I fiori del mare! – sussurrò, – Siete proprio voi!
Allora uno scenario meraviglioso si aprì davanti ai suoi occhi: uno dei fiori incisi si staccò dalla parete e scivolò sotto la superficie dell'acqua per poi tornare a galla con le sembianze di un'oliva. Brigida lo riconobbe subito ed ebbe un sussulto: era un seme di posidonia.
Le mani della ragazza, come una coppa, circondarono il seme per sorreggerlo; osservandolo da vicino Brigida notò una piccola crepa che ne percorreva la superficie mostrando timidamente l'interno. Il seme germogliò e crebbe tra le mani della ragazza a una velocità sorprendente, divenendo una piantina verde e rigogliosa che si allungava sempre più; quando fu abbastanza grande un piccolo fiore si schiuse tra le sue foglie. Le mani si aprirono lasciando andare la pianticella, che si posò sul fondo dove prosperò felice e serena.
Brigida, commossa, non capiva cosa avesse fatto per meritare un simile dono. Si tuffò, e in un istante capì di essere parte del dono stesso, perché da sempre ne aveva percepito l'importanza. Nuotò nelle calde acque della grotta incantata per chissà quanto tempo, giacché non si preoccupò di calcolarlo, ma solo di godere appieno di quel dono finché fosse durato.
Aprì gli occhi. Il vento di maestrale sfiorandole incessantemente il viso le diede il benvenuto in una nuova realtà. La sua mente le suggerì che tutto ciò che aveva vissuto era stato solo un sogno, ma il suo cuore rispose che, in fondo, questo particolare era privo di importanza.
Brigida rivolse un saluto silenzioso al mare e si allontanò per far ritorno a casa; nonostante ciò, dal giorno in cui entrò nella grotta in molti sostennero di non averla incontrata mai più."
mercoledì 5 marzo 2014
Orizzonti: una sciarpa tra il cielo e il mare
"Sai, dall'incontro tra il sole e il mare, al tramonto, qualche rara volta nasce un bel fiore che non appartiene al mare, alla spiaggia o al cielo, né tantomeno al sole. Sboccia nel cuore di chi è così fortunato da riuscire a scorgerlo, a coglierlo al momento opportuno; e nel cuore rimarrà, finché il calore del ricordo che l'ha visto nascere sarà vivo. Il fiore terrà compagnia al cuore nelle ore più buie e schiudendo leggermente i suoi petali insinuerà, tra un battito e l'altro, un lieve raggio di sole, un granello di sabbia, una goccia d'acqua. Per farsi ascoltare incurverà leggermente la sua corolla, protenderà i petali colorati, con il loro tocco solleticherà dolcemente il cuore. Un giorno potrebbe capitare che questo bel fiore, non udito, appassisca, ma senza sparire mai del tutto. Una polverina impalpabile, testimonianza della sua esistenza, svolazzerà ovunque impregnando di sé ogni tessuto; si infiltrerà pure nel cuore per scuoterlo ancora un'ultima volta.- Non dimenticarmi! - dirà senza parole, mutando nella forma, ma non nell'essenza. La bellezza vissuta non svanisce mai nel nulla, anche se non se non si ha la premura di conservarne intatto il ricordo. Oltre l'orizzonte ci sarà sempre nuova bellezza pronta a richiamare i nomi di ogni bellezza conosciuta e dimenticata.."
Da questa immagine è nata "Orizzonti", una meravigliosa sciarpa tessuta e rifinita a mano, arricchita da una piccola donna danzante ArJànas tessuta e da un fiore realizzato all'uncinetto, impreziosito da un bottone opalescente. È stata tessuta insieme alla sua storia che arriverà a casa tua insieme alla sciarpa, stampata su carta FSC (Fonti gestite in maniera responsabile), racchiusa in un piccolo libro rilegato a mano.
Spero vi piaccia!
Spero vi piaccia!
Potete trovarla nel mio negozio Etsy cliccando qui: Orizzonti
Al prossimo intreccio! :)
venerdì 3 gennaio 2014
L'abbraccio del mare
C'era una volta una piccola donna di lino intrecciato che desiderava incontrare il mare. Ne aveva sentito parlare tante volte, eppure la giovane amica che la teneva sul petto, proprio vicino al cuore, quando si trattava di far visita al mare era decisamente categorica:
- Tu, amica mia, rimani qui a casa, - diceva con uno sguardo assai preoccupato negli occhi, - non vorrei che ti sciupassi o ti perdessi.
E dopo poco se ne andava via saltellando con una grossa borsa in spalla. Questa borsa era piena di oggetti che, diceva, al mare le erano indispensabili.
Quando faceva ritorno la ragazza raccontava alla donnina di lino tutte le meraviglie vissute in compagnia del mare; ma per la donnina non sarebbe stato necessario sentire ogni piccolo particolare narrato, perché la pelle dorata della sua amica, ricoperta da piccoli cristalli brillanti, gli occhi verdi luminosi e languidi per il tanto ridere rivolti al sole, dicevano già tutto.
- In questo luogo meraviglioso ci dev'essere anche dell'altro, qualcosa che non si può raccontare perché tutte le parole del mondo non basterebbero a descriverlo! - rifletté tra sé, mentre osservava la vista che si schiudeva davanti ai suoi occhietti al di là della finestra, un giorno in cui rimase a casa. Dal suo posto d'onore, in alto sulla mensola, riuscì a vedere l'ultimo spicchio di sole che andava a nascondersi dietro le case.
- Anche lui starà per incontrare il mare? - chiese con lo sguardo, rivolgendosi alla cornice che racchiudeva un'immagine ripescata dall'infanzia della giovane amica. Poi, come se avesse improvvisamente ricordato qualcosa di importante, aggiunse: - Spero che non si sciupi o non si perda nell'acqua!
Prese a fantasticare, immaginando di poter arrivare fino al mare aggrappandosi all'ultimo raggio di sole, che pareva proprio tenderle la mano per accompagnarla. In quel momento accadde qualcosa di davvero insolito. Un gabbiano baldanzoso che veleggiava nell'aria, sorretto dalle sue ali esuberanti, intravedendo saettare un bagliore all'interno di una camera tra le tante, virò repentinamente per raggiungerlo e capire cosa fosse, perché era assai curioso. Sapeva bene di dover prestare molta attenzione quando si trattava di avvicinarsi ai luoghi frequentati dagli umani, ma in quel caso non si preoccupò troppo e si diresse spedito in direzione della finestra aperta; sembrava quasi un invito a entrare e a ficcanasare.
- Quando trova una finestra spalancata questo gabbiano non si fa pregare, no no! - esclamò, gonfiando il petto, mentre posava le zampe sul davanzale e ripiegava le grandi ali. Dalla finestra saltò sul letto con fare buffo, e rendendosi conto che il suo incedere a piedi non era regale e distinto quanto il suo volo, ne spiccò uno piccolissimo andando ad appollaiarsi sull'armadio.
- Vediamo un po' cosa abbiamo qui, - aggiunse con fare teatrale, come se si trovasse di fronte a un pubblico, e nel frattempo scrutò la stanza dall'alto. Dopo aver osservato tutto intorno a sé, infine guardò in basso e di nuovo vide il bagliore che poco prima saettava nei raggi del tramonto. La piccola donna di lino portava una pietra sul petto e questa rifulgeva di luce di quando in quando, anche se, in verità, non sempre lo faceva grazie ai raggi del sole.
- Oh, ma tu brilli! Sembri quasi viva, anche se a vederti non si direbbe proprio! - gracchiò il gabbiano con voce nasale.
La donnina non rispose perché non aveva il dono della parola, ma ripensò al modo in cui i minuscoli cristalli splendevano sul corpo della sua giovane amica e si emozionò, brillando ancora una volta. In verità non era il sole a farla brillare, ma il ricordo del mare mai visto. Che amore singolare, il suo!
Il gabbiano, vedendola brillare così vivacemente, non seppe trattenersi. Pensava che la pietra che la donnina portava sul petto fosse davvero prodigiosa, giacché brillava tanto pur risultando del tutto opaca alla vista. Preso dall'impeto della cupidigia si fiondò sulla mensola facendo un gran baccano e mettendo a soqquadro tutti gli oggetti che vi erano stati accuratamente riposti; afferrò la piccola donna con il becco e volò oltre la finestra aperta. Era deciso a mostrare a chiunque il prodigioso tesoro trafugato con il suo stesso becco da una autentica casa degli umani. Al mondo non poteva esistere un pennuto più impavido di lui, e il mondo intero doveva saperlo!
- Ti porterò in un luogo sicuro, nascosto tra le scogliere, e tutti si contenderanno l'onore, che dico l'onore, il privilegio! di poter ascoltare la vicenda della tua cattura narrata dal becco di questo gabbiano. Oh, sì che lo faranno! E questo gabbiano sarà felice di raccontare le sue prodezze, non prima di aver ricevuto un bel pesce, che sia proprio grasso e succulento!
La piccola donna non parlava ma sentiva tutto. Non poteva sopportare l'idea di vivere una vita simile, relegata in una prigione che non aveva scelto, sfruttata da uno sconosciuto che voleva perseguire un ideale di mera vanità; se abbinato alla sua evidente avidità lo scenario si tingeva di tinte assai sconfortanti.
Inoltre, seppur vicino al mare, un posto simile non poteva certo dirsi adatto a lei, che era nata per vivere accanto a un cuore sincero, ricolmo d'amore. La sua amica le voleva bene, e anche se non condivideva con lei ogni momento della sua vita, non era avara o priva di scrupoli come quel gabbiano. La donnina ebbe quasi la tentazione di rimpiangere la camera che tante volte aveva sognato di lasciare, eppure non si perse d'animo, non proprio ora che il mare era vicino; in realtà non sapeva che aspetto avesse, ma sentiva che l'avrebbe riconosciuto all'istante, così come lui avrebbe riconosciuto lei.
D'un tratto, oltre un palazzo, la donnina scorse qualcosa che era tutto un luminoso danzare di blu e d'oro, come una coperta vellutata animata da preziosi ricami e pizzi bianchi. Se osservato nell'insieme questo manto sconfinato sembrava immobile e pesante, eppure i suoi dettagli si rivelavano vivaci e mutevoli. Non volevano fermarsi in un sol luogo perché la loro vera essenza era racchiusa nel movimento.
- Sono queste le onde del mare? - domandò a se stessa la donnina, felice e commossa, - Siete voi, non è così? Portatemi nel luogo cui appartengo, ve ne prego!
E così fu che la donnina brillò ancora, e ancor più forte di quanto avesse mai fatto, perché il mare era così vicino da poterne udire il canto spumeggiante e sentire i suoi mille profumi sovrapporsi, vivificando i sensi.
Alla donnina parve di essere giunta finalmente a casa, non avrebbe voluto far altro se non tuffarsi tra le onde e vivere in quell'immenso regno azzurro.
- Non posso lasciarmi sfuggire questa occasione, - pensò. - Devo assolutamente trovare il modo di raggiungere l'acqua e dire addio al destino che mi attende se rimarrò nel becco di questo odioso pennuto! - aggiunse tra sé, con determinazione.
Nel frattempo il gabbiano pregustava i lauti banchetti che avrebbe potuto organizzare con tutto il pesce raccolto grazie alla prodigiosa donnina, ed ebbro di tali fantasie non si accorse di ciò che stava avvenendo all'interno del suo becco: la decisione e la fermezza che animavano la donnina accesero di luce la pietra, e questa volta l'intensità che raggiunse fu così potente da renderla incandescente. Immaginate dunque quanto fu lesto il gabbiano nel mollare la presa, lasciando cadere nel vuoto la nostra beniamina.
Dopo un volo che le parve interminabile, questa si tuffò nell'acqua, credendo di vivere un sogno; ma non era affatto un sogno, era reale! Il suo più grande desiderio, seguendo vie contorte, era divenuto finalmente realtà. Quante piccole bolle aveva intorno, e come era fresca e gioiosa la sensazione che provava stando immersa nell'acqua!
Prese ad agitare la sua gonna e si rese conto che riusciva perfino a nuotare come un pesce, e così si portò in superficie e scivolò sulle onde spumose, una cresta dopo l'altra, danzando. Lasciandosi trasportare vivacemente, giocando con i pesci che le solleticavano i piedi sfiorandoli con le loro pinne, sostenendo la danza che li animava con dei dolcissimi baci, avanzava felice come non era mai stata prima. La donnina non ebbe paura di ciò che poteva accaderle da quel momento in avanti, non pensò che i curiosi abitanti del mare potessero nuocerle, o almeno non più di tanto.
- Sono piedi forti, i miei. - diceva tra sé - Non smetterò di danzare per via dei pericoli che potrei incontrare. Ora che ho conosciuto il mare non potrà succedermi niente di brutto.
E così, passo dopo passo, affidò la gioia e la spensieratezza che scaturiva dalla sua danza alle bollicine che frizzavano tra i flutti, disperdendosi all'inseguimento di questa o quella corrente.
- Vorrei sapere dove andranno, e se un giorno torneranno qui, - rifletté. D'un tratto, notando che le bolle apparivano di continuo, instancabili, a ogni più delicato moto ondoso capì da sola che sì, sarebbero tornate, ma non sarebbero state più le stesse. Del resto anche lei era sempre la stessa donnina di mezzora prima; eppure, rispetto a quando se ne stava seduta sulla mensola, quante cose erano cambiate, nel suo cuore e nella sua vita!
A quel punto il mare si animò delle sue emozioni e dei suoi pensieri, e tutti coloro che, ovunque al mondo, ebbero la fortuna di bagnarsi nell'acqua poterono in qualche modo sperimentare la stessa gioia che provò la donnina di lino.
Non troppo lontana, la sua amica attendeva il tramonto seduta sul bagnasciuga; osservava le conchiglie e i sassolini disposti in file ondulate, il cui ordine veniva rimescolato di volta in volta dalla paziente risacca. Improvvisamente la ragazza avvertì al centro del petto una sensazione che la indusse a rivolgere i suoi pensieri alla donnina di lino; avvertiva la sua mancanza e desiderò tanto averla lì con sé. Pensò qualcosa che non aveva mai pensato prima di allora.
- Non avrei dovuto lasciarla sulla mensola per paura di perderla o rovinarla. In fondo non si può rovinare ciò che si ama davvero.
Volse per l'ultima volta il suo sguardo al tramonto, decisa a tornare a casa dopo un ultimo tuffo. Avrebbe raggiunto la sua amica e il giorno seguente avrebbero fatto visita al mare, insieme. Con questi propositi nella mente e nel cuore, mentre si allontanava a passi lenti dalla riva, le parve di scorgere un leggero bagliore che si muoveva tra le onde. Rimase ferma, in attesa, perché dentro di sé sapeva che questo era ciò che andava fatto.
La piccola donnina di lino intrecciato si avvicinava e sembrava che lo facesse danzando! La ragazza non se ne capacitava, eppure era proprio ciò che stava accadendo: non era necessario correre a casa, né attendere il domani, perché la donnina di lino stava arrivando da lei, ed era scortata da una nuvola di piccoli pesci di un blu che saettava d'argento; da un velo di microscopiche creature marine iridescenti che si dischiudeva leggermente e ondeggiava al suo passaggio; c'erano anche dei pesci appena più grandi, dal colorito diafano, con una vistosa macchia nera sui fianchi e sulla coda, che si davano un gran daffare per allontanare gli ospiti indesiderati dal pacifico corteo danzante. E poi ancora le lievi increspature del mare, i raggi del sole che si rispecchiavano su di esse in una scia infuocata che si protendeva da lì all'infinito, contribuirono a rendere quell'istante il più magico di sempre, per la ragazza incredula, ma soprattutto per la donnina.
La giovane, impaziente, si tuffò; le due amiche si incontrarono nell'abbraccio del mare, che unisce ciò che deve essere unito e ciò che non ha ragione di esserlo, separa.
Da quel giorno niente e nessuno poté dividerle.
sabato 9 novembre 2013
"La via delle rosse foglie" - una sciarpa per danzare
Creare questa calda sciarpa lavorata ai ferri e all'uncinetto è stata un'esperienza magica. L'ho realizzata in un filato color ruggine con degli spruzzi d'oro, proprio perché, indossandola, desse l'idea di una romantica via autunnale ricoperta dalle foglie di quei colori.
Un punto tira l'altro, nel vedere le foglie formarsi la mia fantasia ha danzato dando vita alla storia de "La via delle rosse foglie", spero vi faccia sognare come ha fatto con me!
"Nel pomeriggio del 4 novembre 1963 le lacrime bagnarono a lungo il
viso di Rosa. Il cielo, notando quella strana ragazza che singhiozzava davanti alla finestra, si rattristò e pianse con lei; non
sapeva perché stesse piangendo, eppure assistendo al suo struggimento
fece precipitare sulla terra tutte le emozioni represse. Nei mesi
precedenti, infatti, non poté azzardare la minima ipotesi di temporale,
dato che il sole aveva imperato a lungo sul mondo.
Pochi minuti prima che la
pioggia cominciasse a cadere, Rosa si avvicinò piano alla finestra. I
piedi, coperti solo dalle calze leggere, avvertirono il pavimento in
tutta la sua freddezza, e le lacrime, cadendo, disegnarono aloni
misteriosi sulla superficie rossastra e porosa delle piastrelle. Là,
proprio vicino al letto, ve ne era una particolare: questa presentava
un'impercettibile incrinatura che, di volta in volta, assumeva connotati assai mutevoli. In base alla prima immagine che sarebbe
apparsa sulla piastrella non appena apriva gli occhi al mattino, Rosa decideva quale impronta dare alla sua giornata, poiché la
piastrella le mostrava ciò di cui aveva più bisogno. Quel giorno però
vide un simbolo che non riuscì proprio a decifrare. Lo guardò a lungo,
ma non seppe dargli una forma concreta. Improvvisamente e senza alcun
perché, scoppiò in un pianto irrefrenabile. Pianse e pianse, trovandosi
presto ad annegare in una terribile malinconia. Nelle lacrime avvertì
assenza e abbandono, sconforto e lontananza.
- Cosa mi manca? - domandò a se stessa, ma non seppe rispondere, poiché apparentemente possedeva tutto. Pianse ancora.
Il
cielo, vedendola , mandò giù tutta l'acqua in suo possesso, e ne aveva
proprio tanta, dato che l'aveva conservata per mesi, seppur
forzatamente. Mentre le gocce si scagliavano sulla terra, un tuono
potentissimo fece traballare il vetro della finestra; ne arrivarono due,
poi tre, e la ragazza si allontanò intimorita andandosi a sedere
nuovamente sul letto. Le coperte conservavano ancora il calore del suo
corpo, tanto a lungo aveva indugiato in quella postazione.
Osservò
ancora la piastrella con un vago sentore di amarezza nella gola.
Pensandoci bene, il disegno le sembrava proprio una lacrima: in tal caso
piangere avrebbe avuto un significato diverso. Eppure no, decisamente,
non era una lacrima. Per lo meno questa effimera certezza bastò a
interrompere il pianto di Rosa, tanto più che non aveva voglia di
continuare oltre. Si guardò intorno, spaesata e straniera nella sua
stessa casa.
Il cielo, non riuscendo più a scorgerla dalla finestra,
si allarmò; pose fine alle lacrime e decise di intervenire nel suo
solito modo un po' precipitoso, temendo che la ragazza, presa dalla
disperazione, fosse intenzionata a compiere un gesto irreparabile. In un
soffio, un vortice di foglie prese a vorticare davanti alla finestra
della camera; non erano tantissime, eppure diedero vita a uno spettacolo
atto a catturare l'attenzione di Rosa che, sollevando gli occhi dalla
piastrella, si illuminò in un'intuizione fulminea.
- Ma certo! Come
ho fatto a non pensarci? - trillò, cercando di infilarsi maldestramente
le scarpe per correre fuori casa e compiere ciò che andava fatto.
Le
foglie, roteando, davano vita a bellissime forme che si muovevano
elegantemente nell'aria, in un tripudio di simboli da leggere e
interpretare. Osservandone la danza, Rosa dimenticò tutte le sue lacrime piante senza un perché, e capì che doveva assolutamente unirsi a
loro.
- Non era una lacrima, ma una foglia! - esclamò decisa,
piroettando verso la danza delle foglie che ad ogni suo passo si
scostava, allontanandosi, quasi volesse attirare la ragazza in un luogo
ben preciso. Oltrepassati i confini del cortile, superata la lunga
strada che conduceva fuori città, Rosa giunse danzando insieme alle
foglie in un bellissimo bosco.
Laggiù, alberi altissimi coloravano
gli occhi e il cuore senza dar modo alla volubilità umana di prendere il
sopravvento. Immersa tra le foglie arrugginite e nel fruscio
musicale prodotto dai rami che agitati dal vento si accarezzavano,
incitandolo a soffiare, Rosa poteva solo danzare. Le foglie vorticanti
del suo giardino invitarono le sorelle del bosco a unirsi a loro, così
la danza cambiò ritmo e divenne sempre più concitata. Il fiato della
ragazza si spezzò più volte, ancora e ancora; tuttavia non volle
fermarsi, trovandosi coinvolta inaspettatamente in quella festa di
elementi naturali.
- Vorrei continuare a danzare per l'eternità, se
solo potessi! - Rosa urlò con tutto il fiato rimastole in petto e le
parole, sospinte dal vento, si librarono alte nell'aria; giunte che
furono oltre le chiome degli alberi, si spansero ovunque, fino al
limitare del bosco. La ragazza, persa nell'estasi della danza, d'un
tratto vide una figura femminile che avanzava imperturbabile nel
vorticare delle foglie. Quando le fu vicino, protese la mano e afferrò
saldamente quella di Rosa, traendola a sé.
- Lei chi è? Dove vuol
portarmi? - domandò Rosa con un filo di voce. Non vi fu risposta, ma la
presa della mano della donna si fece ancora più salda. In quella presa,
la misteriosa donna condusse la giovane in un punto del bosco ove si
trovava una via di alte betulle dalle rosse foglie; le piante,
allineate, parevano vegliare sulla via, di modo che solo chi ne avesse
il diritto potesse giungere al termine della stessa.
Con un gesto
della mano la donna danzante mostrò a Rosa la via: "ecco," sembrò voler
dire il gesto, "questa strada ti porterà nel luogo in cui la danza non
ha fine."
Rosa cercò di scrutare tra le foglie, oltre il vortice, per
scoprire il reale volto della donna, ma non vi riuscì. Guardò davanti a
sé, indecisa sui passi da intraprendere. Accompagnandola con fare
gentile, la donna si mosse per prima. Danzò tra le foglie e gioiosamente
giocò insieme a loro, divenendo parte di esse, del bosco stesso.
-
Com'è bella! - pensò Rosa, nonostante potesse scorgere soltanto pochi
dettagli dell'aspetto della donna.
- Quanto mi piacerebbe starle sempre accanto, scordandomi di tutto!
- Quanto mi piacerebbe starle sempre accanto, scordandomi di tutto!
A quel pensiero, la Signora danzante
accelerò il passo e la fine della via delle rosse foglie si fece più
vicina. A Rosa non importava più di nulla, voleva solo continuare a
danzare senza esitazioni né ripensamenti, per l'eternità.
Quando le
due ebbero danzato sino alla fine della via, approdarono a
un'incantevole radura soffusa di nebbia e imperlata di brina, ove ogni
cosa era del colore del sole che declina all'orizzonte.
Il vento
cessò, ma non la danza. Le mille foglie dapprima parvero rimanere
sospese nell'aria per qualche istante, perfettamente immobili, quasi
fossero attaccate a dei rami non visibili all'occhio; poi ripresero a
fluttuare gentili, raggiungendo il suolo.
I piedi di rosa si fermarono, eppure in cuor suo la ragazza continuava a danzare, tanta fu la gioia che provò in quei momenti.
Vide la donna, finalmente, e il sole tornò a risplendere nella sua vita, e nella radura, dalla quale Rosa non fece più ritorno."
La sciarpa è impreziosita da una donna danzante "ArJànas" in lana tessuta a mano, che rappresenta proprio la signora del bosco che avete conosciuto grazie al racconto.
Arriverà a casa tua insieme alla sua storia, scritta a mano su carta FSC
(Fonti gestite in maniera responsabile).
Potete trovare la sciarpa nel mio negozio Etsy, cliccando sul link sottostante:
A presto!
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